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INTERVISTA 20 Febbraio Feb 2016 1200 20 febbraio 2016

Bedori (M5s) su Milano, islam, rom e ddl Cirinnà

I musulmani? «Non uno, tanti luoghi di culto». Parisi e Sala «lontani dalla città». Unioni civili? «La Casta le ha già». Bedori, candidata M5s a Milano, parla a L43.

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Aria più pulita, mobilità sostenibile, piste ciclabili sì, ma a basso costo.
E parola ai cittadini che «si devono prendere ciò che la politica ha loro tolto».
Patrizia Bedori è la candidata del Movimento 5 stelle per Milano. Una cittadina come tutti, «prestata alla politica», precisa a Lettera43.it.
Concorrente «debole», è stata definita.
Tanto che si è vociferato di un certo malumore da parte del guru Gianroberto Casaleggio.
Gossip smentito a più riprese dalla diretta interessata.
NEL MOVIMENTO DAL 2009. Vero però è che la cittadina Bedori, consigliere della Zona 3, risulta ai più una perfetta sconosciuta.
È pentastellata dal 2009, anno di fondazione del Movimento: «Ho iniziato a seguire il Blog di Beppe Grillo nel 2007 e due anni dopo ero allo Smeraldo», ricorda, «una luce in fondo al tunnel».
Nella sfida per Palazzo Marino se la deve vedere contro personaggi come Mister Expo Beppe Sala e Stefano Parisi.
Mediatici, conosciuti, professionisti della macchina amministrativa.
«PURE DI MAIO ERA SCONOSCIUTO...». «Siamo tutti sconosciuti», commenta lei sorridendo avvolta nella pashmina d'ordinanza.
«Pure Di Maio e Di Battista all'inizio lo erano».
Tutto sta nell'abituarsi alle interviste e alle telecamere.
E Sala e Parisi? «Sono manager lontani dai cittadini e dalle loro esigenze, che frequentano i consigli di amministrazione delle aziende più che i quartieri», mette in chiaro con la voce ferma.
Per poi affondare: «Il fatto che il centrosinistra non sia riuscito a esprimere un nome politico la dice lunga sulla crisi che sta attraversando».

Patrizia Bedori, candidata sindaco di Milano per il M5s.


DOMANDA. Lei dice: «Vogliamo restituire la politica ai cittadini». Come?
RISPOSTA. Finora i cittadini sono stati allontanati dalla politica. Ma la politica è semplice. E va restituita al popolo sovrano. Siamo per una democrazia partecipata.
D. Cioè?
R. Per esempio vogliamo aprire il Comune a question time, sul modello francese. E ci siamo baattuti per i referendum deliberativi che obbligano Giunta e Consiglio ad ascoltare il parere dei cittadini.
D. Uno vale ancora uno?
R. Il fatto è che non ha importanza quello che penso io o quello che pensa il M5s, ma solo ciò che pensano i cittadini.
D. Eppure il regolamento imposto dallo staff ai candidati romani sottrae loro l'indipendenza su decisioni cruciali. Cosa ne pensa?
R. Posso dire ciò che accade a Milano. Ogni sei mesi per cinque anni abbiamo rimesso il mandato nelle mani del MeetUp a cui abbiamo regolarmente presentato un resoconto delle attività svolte nelle diverse zone.
D. Perché la stretta su Roma?
R. Roma ha grossissimi problemi, da Mafia Capitale alle infiltrazioni. Per candidarsi con il M5s poi basta avere la fedina penale pulita e i controlli sono difficili. Per questo hanno pensato di introdurre un codice molto più restrittivo. Roma ha problemi. Un vincolo è necessario.
D. Di mandato...
R. La sua assenza ha rovinato la nostra democrazia, tra cambi casacca e compravendite...
D. A Milano invece?
R. Il codice etico c'è. Prima di essere stata eletta l'ho firmato insieme con le dimissioni in bianco. Se mi fossi allontanata dal programma...
D. Sarebbe scattata l'espulsione.
R. Se ci si scontra con i fondamenti del Movimento, allora non puoi più essere del Movimento. A Milano finché si resta nel dibattito democratico non ci sono certo espulsioni. Si discute, si litiga anche con consiglieri e attivisti. E per fortuna: senza dibattito non c'è democrazia.
D. E se una volta sindaco un consigliere le votasse contro?
R. È libero di farlo.
D. Eppure in altre amministrazioni grilline come Livorno e Parma dove ci sono due M5s, uno d'opposizione e uno di maggioranza, non è sempre andata così.
R. Penso che la politica sia fatta di coerenza: se assumi un impegno con i cittadini allora devi portarlo avanti. Siamo portavoce proprio per questo.
D. A proposito di coerenza, il ddl Cirinnà sulle unioni civili?
R. Non potevamo votare il canguro. Se salta il principio una volta allora può saltare sempre. La democrazia deve passare dal dibattito. E poi 500 emendamenti si potevano votare, saremmo rimasti anche sabato e domenica se necessario.
D. Dalle nozze gay al voto di coscienza come il Pd. Non crede che il M5s abbia fatto qualche passo indietro?
R. Siamo all'opposizione. È chi governa che deve garantire la maggioranza. Non può chiederci un aiuto e obbligarci a derogare ai nostri principi che sono una garanzia per il cittadino.
D. Ma così si rischia di affossare la legge.
R. Noi voteremo compatti per il Cirinnà, siamo disposti anche al voto palese come abbiamo detto. Ci metto la mano sul fuoco (ride, ndr). E questo perché i diritti non devono essere negati. Sa che in parlamento il Cirinnà lo hanno già? Reversibilità della pensione anche al non coniuge e così via? Per la Casta sì, per i cittadini no.
D. Grillo col post sulla libertà di coscienza però ha deluso una larga fetta di attivisti. Così facendo gli eletti non sono più semplici portavoce.
R. Credo che Beppe si sia posto delle domande su questioni molto delicate e si sarà sentito di scrivere quel post. E comunque sulla stepchild adoption ci sono già ampie garanzie e controlli da parte dei giudici.
D. Lei è stata eletta candidata passando da comunarie cartacee. A Torino Chiara Appendino è stata eletta per acclamazione. A Bologna Bugani è stato calato dall'alto, salvo poi aprire ad altre candidature.
R. Le città sono libere di decidere e di organizzarsi. A Milano avevamo già votato con le comunarie cartacee nel 2011 ed era naturale continuare in questo modo. Forse prossimamente ci saranno per tutti votazioni online, ormai per questa tornata di Amministrative è andata così.
D. Non si sente schiacciata da candidature forti come quelle di Sala e Parisi?
R. Siamo gente comune prestata alla politica. E siamo tutti sconosciuti all'inizio, come lo erano Di Battista e Di Maio. Sicuramente Sala e Parisi hanno ben altre risorse alle spalle...
D. Hanno anche dimestichezza con la macchina comunale.
R. Abbiamo visto come hanno controllato le Affittopoli e gestito l'Expo. Se Sala amministrerà il Comune come Expo, avrei un po' di dubbi sulla trasparenza.
D. Sala ha scritto la fine della cosiddetta ''Rivoluzione arancione'' di Pisapia.
R. Se il centrosinistra non è riuscito a tirare fuori un nome politico, ma quello di un manager, vuol dire che è in grossa difficoltà.
D. Perché è contro ai manager prestati alla politica?
R. Sono lontani dai cittadini e dalle loro esigenze. Frequentano più i consigli di amministrazione che i quartieri, ma la città non è un'azienda privata. E poi se non fossero eletti, siederebbero nei banchi dell'opposizione?
D. Non so, lo dica lei...
R. Ho i miei dubbi. Però so che io mi ci siederei anche per 1.000 euro al mese, visto che l'ho fatto per 600 in questi 5 anni. E questo perché faccio un servizio ai cittadini.
D. Ambiente, democrazia partecipativa, attenzione al sociale. È questa la Milano a 5 stelle?
R. La priorità è avere aria più pulita. Un impegno che deve essere portato avanti dalla città metropolitana e dai Comuni limitrofi.
D. Questo significa potenziare i mezzi pubblici. Cosa ne pensa della gratuità proposta da Francesca Balzani?
R. Balzani appena entrata in Giunta ha aumentato l'abbonamento per gli anziani. Questa la chiamiamo coerenza? Da parte mia avevo proposto la gratuità per i ragazzi fino ai 14 anni, un bel risparmio per le famiglie.
D. Corrado Passera, altro candidato, insiste sulla sicurezza. Che dice?
R. Il nostro obiettivo sono le sperimentazioni sulla sicurezza. Sicuramente i cittadini devono farsi parte attiva. Pensiamo a numeri verdi con Polizia locale e forze dell'ordine per esempio. Ma una cosa va detta.
D. Dica.
R. Finché ci sarà il blocco delle assunzioni dobbiamo fare il conto con l'organico che abbiamo, riorganizzandolo, per esempio spostando decine di vigili dislocati in uffici dove non dovrebbero esserci. Bisogna fare i conti con la realtà e non promettere in campagna elettorale l'impossibile.
D. Insomma, no a promesse irrealizzabili.
R. La città ha bisogno di più socialità, aree di coworking per esempio. Non ci sono i soldi per resalizzare questi progetti? Facciamo un passo alla volta. Appena ci sono i fondi procediamo. La rivoluzione non si fa dall'oggi al domani.
D. Un tema caldo per la prossima Giunta sarà la moschea.
R. Ci siamo incontrati con le associazioni islamiche. Costruire un'unica grande moschea in un quartiere potrebbe fare sentire i cittadini assediati. Perché si ha paura di ciò che non conosciamo. Perché allora non realizzare piccole moschee e centri culturali in ogni quartiere? Così si favorisce l'integrazione. E lo stesso vale per i rom.
D. Cioè?
R. Si mettono universitari a fare progetti pilota sperimentali. A cosa serve? Occorrono dei mediatori loro, devono fare sentire la loro voce per uscire dallo schema noi e loro.
D. Come pensate di fare?
R. Siamo una civilità multietnica. Non dico che sarà tutto semplice, ma con intelligenza possiamo risolvere i problemi. Mi piace ricordare un pezzo di Gaber. Nel monologo, lui nella notte vaga terrorizzato perché ha intravisto uno sconosciuto. Poi quando lo incrocia ammette: «Era come me...».
D. Patrizia Bedori invece di cosa ha paura?
R. Mi fa paura che un city manager guadagni 250 mila euro l'anno. Che nelle partecipate che sono il nostro patrimonio valga il criterio dello spoil system e che il Comune assuma su chiamata diretta personaggi pescandoli dal partito senza considerare i tantissimi precari.


Twitter @franzic76

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