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ALTA TENSIONE 21 Febbraio Feb 2016 1500 21 febbraio 2016

Cina, cosa c'è dietro l'escalation sulle isole contese

Pechino schiera missili Hq-9 sulle Paracels. Rivendicate da Vietnam e Filippine. Obiettivo: mostrare i muscoli agli Stati Uniti. E rispondere ai test nordcoreani.

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da Hong Kong

Stando alle immagini scattate da ImageSat International e pubblicate il 16 febbraio da Fox News, la Cina ha appena piazzato almeno due batterie di missili Hq-9 (terra-aria impiegati come difesa antiaerea) su Woody Island, nel Mar Cinese Meridionale.
La notizia, poi confermata dai governi di Taiwan e Stati Uniti, ha fatto scalpore ed è facile capire perché: Woody Island fa parte dell'arcipelago delle Paracels, che insieme a quello delle Spratly è una delle zone politicamente più ‘calde' dell'Asia, sulla cui sovranità si arrovellano e si scontrano diversi Paesi - inclusi Cina, Vietnam, Filippine e Taiwan - tutti convinti di avere almeno in parte il diritto di controllare questa fetta di Pacifico.
UNA ESCALATION CHE SMENTISCE PECHINO. Negli ultimi anni la Repubblica Popolare è andata rafforzando la sua presenza a scapito dei concorrenti, creando una serie di isole artificiali ove in passato si trovavano solo secche e scogli.
Ma il dispiego di mezzi antiaerei rappresenta una escalation significativa e contraddice quanto affermato a settembre dal presidente Xi Jinping, quando assicurò che la Cina non aveva intenzione di militarizzare il Mar Cinese Meridionale.
UNA QUESTIONE DI ORGOGLIO NAZIONALE. Al di là delle spiegazioni fornite il 17 febbraio dal ministero degli Esteri - in termini non diplomatici: questa è casa nostra e ci facciamo quello che vogliamo - ci sono diverse interpretazioni che gettano luce sulle motivazioni del governo cinese.
La prima è anche la più ovvia. Pechino considera le isole come proprie, ne ha fatto una questione di orgoglio nazionale - suggerendo a più riprese che si tratta di un 'interesse centrale' del Paese - e continua a costruire infrastrutture nella zona, incluse tre piste aeree, una delle quali è stata testata a gennaio.
LE FRIZIONI CON IL GIAPPONE. Il dispiego di mezzi militari sarebbe quindi il naturale corollario di una politica di lungo periodo tesa a proiettare l'influenza cinese nella regione.
Né si può escludere che l'obiettivo finale sia stabilire una Air-Defence Identification Zone (zona di identificazione per la difesa aerea) per transitare nella quale eventuali velivoli dovrebbero richiedere l'autorizzazione delle autorità cinesi.
Nel 2013 Pechino ne istituì una per l'arcipelago delle Diaoyu/Senkaku nel Mar Cinese Orientale, conteso fra Cina e Giappone.
La Cina nega di avere piani simili, ma a maggio dell'anno scorso l'ammiraglio Sun Jiangguo, vicecomandante dell'Esercito di Liberazione Popolare, affermò che Pechino potrebbe dichiararne una se la sovranità territoriale cinese fosse a repentaglio - e almeno in teoria lo è sempre, dato che i Paesi vicini non riconoscono l'autorità di Pechino.

La risposta cinese alle 'provocazioni' degli Stati Uniti

Un'altra possibilità è che gli Hq-9 siano una risposta alle operazioni navali condotte dagli Stati Uniti il 26 ottobre, quando la Uss Lassen si avvicinò alle scogliere di Mischief e Subi Reef, e il 30 gennaio, giorno in cui la Uss Curtis Wilbur si portò nelle vicinanze di Triton Island, nell'arcipelago delle Paracel.
In entrambi i casi la marina militare americana penetrò nelle 12 miglia nautiche giudicate da Pechino territorio nazionale, un'azione che Washington considera necessaria a ribadire il diritto di transito ad altri Stati, ma che a Pechino è stata presa come una provocazione.
TEMPISMO NON CASUALE. Come osserva Euan Graham, direttore del programma sulla sicurezza internazionale presso il Lowy Institute, sul Guardian, «dati i rischi per la Cina, è improbabile che le forze cinesi si confrontino con una portaerei americana in tempo di pace. Ma il rischio aggiuntivo di doversela vedere con un sistema missilistico cinese potrebbe portare gli Stati Uniti a pensarci due volte [prima di intraprendere] operazioni nella zona».
Anche il tempismo non sembra casuale. In risposta a un test missilistico condotto dalla Corea del Nord, la Corea del Sud ha recentemente dichiarato di voler riaprire le discussioni per acquisire un Terminal High Altitude Area Defence System (sistema terminale di difesa per aree ad alta quota, o Thaad), un sofisticato dispositivo antimissilistico di produzione americana che intercetta e abbatte altri ordigni volanti.
UN MESSAGGIO ALLA COREA DEL NORD. Il governo cinese non ha gradito il test nordcoreano e ha usato parole dure contro il dispiego del Thaad.
È quindi così improbabile che i capi del Partito comunista avessero in mente anche la situazione coreana quando hanno deciso di inviare le batterie di Hq-9 su Woody Island?
Il dispiego di queste ultime lancia inoltre un minaccioso segnale ai leader dell'Association of South East Asian Nations (Asean), che a metà febbraio hanno incontrato Barack Obama per un summit il cui tema principale era proprio la sicurezza del Mar Cinese Meridionale.
Una cosa in ogni caso sembra certa: stanno suonando gli ultimi rintocchi per la linea di Deng Xiaoping, l'ex leader supremo della Repubblica Popolare che negli Anni 80 aveva caratterizzato la politica estera cinese con uno dei suoi celebri motti, «tenersi bassi, guadagnare tempo».
COLPO DI GRAZIA ALLA 'LINEA DENG'. Deng temeva che le avventure internazionali - e ce n'erano state molte durante gli anni di Mao, dal decennale supporto al Partito comunista birmano agli aiuti forniti ai Khmer rossi in Cambogia, passando per la breve guerra con l'Unione Sovietica del 1969 - avrebbero danneggiato una Cina povera e bisognosa di investimenti dall'estero.
Oltretutto, avrebbero fornito ai ‘falchi' americani una ragione per concentrare le loro attenzioni su un potenziale rivale.
Le cose sono ormai cambiate. La crescita dell'economia e delle forze armate cinesi, la dichiarazione della Air-Defence Identification Zone nel Mar Cinese Orientale e i preparativi per la creazione di una flotta militare d'alto mare avevano creato dubbi sulla politica estera di Pechino.
La decisione di piazzare missili antiaerei li ha spazzati via: è colpo di grazia alla prudente linea di Deng.

Twitter @Mick887

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