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DESAPARECIDOS 22 Febbraio Feb 2016 0800 22 febbraio 2016

Coalizione sociale e gli altri: il flop dei movimenti civici

Entusiasmo, manifestazioni, poi più nulla. Come Nanni Moretti e il Popolo viola.

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Maurizio Landini, leader della Fiom.

Tanti buoni propositi, un forte entusiasmo iniziale con molto attivismo e poi più nulla.
È il destino comune delle iniziative che nascono dalla cosìdetta società civile.
Dal girontondismo di Nanni Moretti al Popolo viola anti-berlusconiano, gli esempi non mancano.
L'ultimo caso? Quello della Coalizione sociale promossa da Maurizio Landini e animata dalla forte esigenza di riaffermazione di diritti cancellati e di superamento di ogni forma di ingiustizia.
Un progetto ce sembra subire la sorte di tanti altri esperimenti poi dissoltisi come neve al sole.
Nessuna iniziativa in programma. Almeno per ora.
SILENZIO ORMAI DA MESI. E il sito ufficiale di quello che sarebbe dovuto essere un nuovo soggetto civico, tenuto a battesimo al Centro congressi Frentani di Roma solo il 6 giugno 2015, è fermo all'assemblea costituente di settembre.
Poi più niente.
Insomma, sono lontani i tempi della prima riunione a porte chiuse organizzata dal leader delle tute blu nella Capitale il 14 marzo 2015, raccogliendo adesioni di importanti realtà associative, da Emergency ad Articolo 21, dall'Arci a Giustizia e libertà.
MANIFESTAZIONE LONTANA. Così come sono lontani i tempi della grande manifestazione promossa dalla Fiom alla fine dello stesso mese, che mobilitò circa 15 mila persone.
«In una società fondata sull'individualismo e sulla competizione tra le persone è necessario unirsi, fare rete, coalizzarsi»: oggi, a rileggere il manifesto programmatico della nuova creatura - non un nuovo soggetto politico, come ha sempre ribadito Landini - il dubbio che qualcosa non stia funzionando è forte.

La sensazione è quella dell'ennesima battuta d'arresto

Dall'entourage della Fiom fanno sapere che «la segreteria nazionale ha votato tre persone, Francesca Re David, Valentina Orazzini e Michele De Palma, proprio col compito di occuparsi dell'organizzazione del progetto.
Dal momento che il segretario Landini non può portarlo avanti personalmente, visti i grossi impegni sindacali, soprattutto in questa fase di rinnovo del contratto».
LEGAMI COI TERRITORI. Ma chiariscono anche la natura dell'iniziativa «che deve saper camminare sulle proprie gambe e prendere sempre più forma sui territori. Come del resto, anche se ancora a macchia di leopardo, sta avvenendo».
Per esempio «in città come Torino e in Regioni come l'Emilia e parte della Lombardia, l'organizzazione è molto avanti grazie a un tessuto industriale più grande e, quindi, anche alla maggiore presenza della Fiom che può fare da collante».
Sta di fatto che in molte associazioni vicine all'iniziativa prevale la sensazione di una battuta d'arresto.
CONTATTI INTENSI, POI IL NULLA. Elisa Marincola, portavoce di Articolo 21, dice a Lettera43.it: «C'è stata una fase di contatti intensi, ma poi non abbiamo saputo più nulla. Non siamo stati più interpellati».
Come mai? «Forse perché non abbiamo una rappresentanza formale all'interno della Coalizione, ma in realtà non ci è stato raccontato niente neppure dai membri della nostra associazione che ne hanno seguito più da vicino il percorso a titolo personale».
MOBILITAZIONE DIFFICILE. Secondo Marincola comunque «è un po' una sorte comune a tutte le iniziative di carattere sociale. Si registra una difficoltà di mobilitazione. E di certo la fase di forte disillusione che vivono i cittadini non aiuta».

Dopo l'entusiasmo iniziale, ecco il sentimento di rassegnazione

Anche Paolo Corsetti del Forum italiano movimenti per l'acqua ammette: «È evidente che siamo in una fase di stallo. Un problema che non riguarda solo la Coalizione sociale, ma in generale tutti i movimenti nati dal basso. Nella società è troppo forte il sentimento di rassegnazione».
UNA FASE DI STANCA. L'attivista del Forum poi ribadisce: «L'interlocuzione non si è interrotta, siamo rimasti in contatto fino a dopo Natale. Adesso, di fronte a questa fase di stanca, rimane da capire come poter rilanciare».
Corsetti, pur chiarendo che «allo stato attuale non è stato ancora individuato un percorso in questa direzione», scommette sui referendum: «Sono sicuro che le battaglie referendarie daranno nuova linfa all'iniziativa» .
SI PUNTA SUI REFERENDUM. È dello stesso avviso Riccardo La Terza, portavoce nazionale della Rete della conoscenza (che raggruppa anche l'Unione degli studenti e Link-coordinamento universitario): «I percorsi referendari saranno un input significativo. E poi non è vero che l'attività è ferma. È una fase di lavoro interno, oltre che di ricognizione delle esperienze positive che si stanno registrando a livello territoriale».
PROBLEMI PREVEDIBILI. Di una cosa sono sicuri Corsetti e La Terza: «Sin dall'inizio sapevamo che le difficoltà di attuazione della Coalizione sarebbero state tante, ma eravamo e siamo convinti che l'attuazione di una grande alleanza sociale rimanga un'esigenza intatta».
Anche perché, rincara Corsetti, «per tutte le realtà coinvolte una prospettiva di unità rende più forti».

La macchina organizzativa si è inceppata

Che la macchina si sia in qualche modo inceppata, tuttavia, lo riconosce con Lettera43.it anche Luca Zoboli, delegato rsu Fiom Lamborghini: «È da un po' che non ci incontriamo. Negli ultimi quattro mesi c'è stato in effetti un rallentamento. Prima tavoli di lavoro e contatti diretti avvenivano con una frequenza di una volta al mese. Anche di una volta ogni due settimane. Ma le responsabilità sono di tutti noi».
«SERVONO ALTRI SOGGETTI». Zoboli, infatti, è convinto che «non si può pensare di delegare tutto sul fronte organizzativo e logistico alla Fiom e al segretario Landini. Occorre che altri soggetti della società civile diano una mano».
Il delegato sindacale non si sbilancia circa l'eventualità di un ripensamento dell'intero progetto: «Non mi risulta. Ciò che so è che si tratta di un percorso importante e complesso che avrebbe bisogno di dotarsi di una struttura. Nel senso di referenti e non di dirigenti. Anche perché non è facile condividere sugli stessi temi percorsi condivisi. E al tempo stesso tenere sempre alta l'attenzione».

Da Moretti al No Berlusconi day: i movimenti dissolti

Il blogger del Popolo viola Gianfranco Mascia in piazza Colonna a Roma, il 12 novembre.

In effetti, la storia italiana recente è costellata di iniziative da parte della società civile.
Solo che il sacro fuoco a un certo punto si è spento.
A cominciare dal girotondismo, animato, tra gli altri, dal regista Nanni Moretti.
PROTESTE SVANITE. Questo movimento di protesta, nato nel 2002 contro gli attacchi del secondo governo Berlusconi alla giustizia ma che non ha lesinato critiche neppure a sinistra, nel giro di un anno ha allentato sempre più il suo simbolico 'abbraccio' intorno alle istituzioni.
E infine si è dileguato.
Pur lasciando traccia di sé persino nell'enciclopedia online Treccani.
POPOLO VIOLA SBIADITO. Non che il più recente Popolo viola abbia avuto una sorte diversa.
Dopo il successo del No Berlusconi day del 2009, non sono mancati altri sit-in e proteste autoconvocate.
Tuttavia, divisioni interne a parte (che comunque non hanno aiutato gli attivisti), forse proprio la forte carica anti-berlusconiana che animava questo movimento fluido ha accelerato la sua sparizione.
E così il 12 novembre 2011, con le dimissioni del Cav dal governo, il Popolo viola ha cominciato a perdere la sua ragion d'essere.
Non a caso uno dei suoi leader storici, Gianfranco Mascia, è diventato portavoce romano dei Verdi.
Non solo: partecipa anche alle Primarie del centrosinistra nella Capitale.
RISCHIO SCORAMENTO. La Coalizione sociale ideata da Landini avrà una sorte diversa? È presto per dirlo.
Il rischio che dopo l'entusiasmo iniziale prevalga lo scoramento, però, va messo in conto.
Anche se il delegato sindacale Zoboli esclude «che intorno all'iniziativa si stia cementando un sentimento di delusione».
La ragione? «La maggior parte degli uomini, delle donne e delle realtà associative che si sono avvicinate a questo progetto civico sono per lo più di sinistra. E, quindi, abituate alle delusioni. Ma anche», conclude, «abbastanza testarde per non arrendersi e riprovarci sempre».


Twitter @vermeer_

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