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ESTERI 23 Febbraio Feb 2016 1828 23 febbraio 2016

Guantanamo, la chiusura resta un miraggio

Congresso in mano ai repubblicani. Cittadini contrari. Il piano di Obama rischia il flop.

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Una manifestazione per la chiusura di Guantanamo davanti alla Casa Bianca.

Nel suo ultimo anno da presidente, Barack Obama ha annunciato il piano della Casa Bianca e del Pentagono per la chiusura di Guantanamo, il campo di prigionia sull'isola di Cuba voluto nel 2002 dall'amministrazione Bush per 'ospitare' detenuti considerati legati ad attività terroristiche e passato alla storia per le torture e le violenze nei confronti dei prigionieri.
«Se qualcosa non funziona, dobbiamo cambiare corso. Da tempo è evidente che Guantanamo mina i valori americani e non aiuta la nostra sicurezza nazionale, è controproducente nella lotta al terrorismo», ha detto il presidente americano. Chiudere Guantanamo significa «chiudere un capitolo della nostra storia e imparare la lezione dell'11 settembre».
IL CONGRESSO BLOCCA I TRASFERIMENTI. Obama ha annunciato che saranno trasferiti in altri Paesi 35 detenuti di Guantanamo che hanno già ottenuto la relativa approvazione. Il piano prende in considerazione anche 13 differenti luoghi detentivi negli Usa, comprese sette carceri già esistenti in Colorado, South Carolina e Kansas, oltre ad altre sei in basi militari. Nella prigione si trovano ancora 91 detenuti e personale formato da circa 2 mila tra civili e militari.
Ma il Congresso Usa (in mano ai repubblicani) in passato ha già posto restrizioni ai trasferimenti, negando anche quelli sul territorio nazionale.
COSTI DELLA PRIGIONE ELEVATI. La chiusura viene motivata con gli elevatissimi costi della struttura e con il fatto che viene utilizzata dalla propaganda dell'estremismo islamico per reclutare adepti.
Il mantenimento di Guantanamo costa attualmente 445 milioni di dollari e l'amministrazione Obama stima che il trasferimento dei detenuti ad altre prigioni americane consentirà di risparmiare 65-85 milioni di dollari all'anno.
Ma quella di Guantanamo, oltre a essere una macchia indelebile per gli Stati Uniti dal punto di vista dell'immagine, rischia di rimanere una problematica irrisolta, destinata a ricadere sulle spalle del successore di Obama alla Casa Bianca.
CONGRESSO IN MANO AI REPUBBLICANI. L'esame del piano al Congresso a maggioranza repubblicana potrebbe decretare lo stop alla chiusura già annunciata da Obama nel 2008. Il Grand Old Party intende infatti mantenere aperto il campo di prigionia e ha i numeri per raggiungere questo obiettivo, anche perché nel partito democratico di Obama circa metà degli esponenti sono contrari alla chiusura di Guantanamo.
AMERICANI CONTRARI ALLA CHIUSURA. Si tratta inoltre di una sfida all'opinione pubblica, visto che un sondaggio di Gallup del 2014 dimostra che circa due americani su tre (66%) si oppongono alla chiusura del carcere sull'isola di Cuba, contro il 29% di favorevoli e il 5% di indecisi.

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