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ESTERI 24 Febbraio Feb 2016 1821 24 febbraio 2016

Libia: l'intesa sui droni e lo spettro della guerra

Raid Usa solo dopo il via libera italiano? Il generale Tricarico: «Difficile dire no». Monta la protesta per l'uso di Sigonella. Mentre Roma spera nel governo unitario.

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Droni schierati a Sigonella, in attesa che gli Stati Uniti decidano quando librarli in volo alla volta della Libia.
L'accordo raggiunto tra Usa e Italia per autorizzare raid «a scopo difensivo» contro le milizie dello Stato islamico ha riacceso il dibattito sull'effettivo ruolo del nostro Paese nel contrasto all'avanzata dell'Isis, a poco più di mille chilometri da casa nostra.
IL TIMORE DI UN INTERVENTO. Se il premier Matteo Renzi e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si sono affannati a dire che «l'ok ai droni americani avverrà di volta in volta» e solo «a fronte di situazioni di pericolo imminente», a molti il coinvolgimento dell'Italia pare accresciuto dal cruciale utilizzo della base siciliana.
E fa sorgere il timore che la concessione ai mezzi americani possa essere il preludio a un intervento più consistente, che potrebbe trascinarci nel pantano di una guerra dalle conseguenze imprevedibili.
«Difficile ipotizzarlo ora», spiega a Lettera43.it il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, tra i più autorevoli think tank strategici italiani. «La linea adottata da Palazzo Chigi è chiara e univoca: se ci sarà un'operazione militare, sarà soltanto perché a chiederla sarà stato un governo di unità nazionale libico». Viceversa, «l'Italia starà a guardare».
Se, tuttavia, al tanto agognato esecutivo non si riuscisse ad arrivare sarà inevitabile riaprire la discussione con gli alleati e le attuali condizioni di «attacco solo a scopi difensivi» potrebbero mutare.
IL 'PIANO B' NON TROVA RISCONTRI. È per questo che Roma continua a fare il tifo per un accordo, di modo che sia la stessa Libia a chiedere l’aiuto internazionale e a scongiurare il rischio che i bombardamenti della coalizione anti-Isis vengano considerati dalla popolazione locale come una sorta di nuovo colonialismo.
Non trova al momento riscontri, invece, lo scenario fantapolitico che prevederebbe un piano B per dividere la Libia in tre aree di 'protettorato' straniero se fallisse l'accordo su un nuovo governo. «Sarebbe come separare di nuovo la Germania con un muro. Nessuno lo accetterebbe», ha dichiarato l'ambasciatore libico Ahmed Safar. «La tripartizione della Libia appartiene al nostro passato, è un'idea antica. Solo i libici decideranno il proprio futuro».
«QUASI IMPOSSIBILE DIRE NO AGLI USA». Difficile sarà in ogni caso contenere, secondo Tricarico, l'ingombrante presenza a stelle e strisce nella base siciliana, malgrado le rassicurazioni alla Camera del ministro della Difesa Roberta Pinotti: «Il via libera riguarda solo profili difensivi del personale e sarà di volta in volta discusso e autorizzato in coerenza con la strategia italiana che punta al coinvolgimento della popolazione locale nella lotta al terrorismo».
«Formalmente», spiega Tricarico, «l'autorizzazione concessa dal governo italiano è inoppugnabile. La realtà, però, è decisamente più complessa. Non vorrei essere nei panni del povero comandante italiano che dovrà sorvegliare sulle scelte degli Usa. Non sarà semplice svolgere attività di controllo: sappiamo bene come gli americani esercitano certi rapporti. Serviranno polso e savoir faire».

Le opposizioni contro il mancato dibattito parlamentare

C'è già, tuttavia, chi grida all'ingerenza dell'alleato statunitense, nel timore di dover avere a che fare con un conflitto potenzialmente esplosivo alle porte di casa.
L'opposizione ha fatto sentire la propria voce, insistendo sull'assenza di un dibattito parlamentare precedente la decisione della maggioranza.
«Le limitazioni che l'esecutivo avrebbe imposto sull'utilizzo della base aerea di Sigonella ci sembrano fittizie», hanno protestato i senatori del Movimento 5 stelle in un'interrogazione a prima firma Vincenzo Santangelo.
M5S: «AUTORIZZAZIONE INCOSTITUZIONALE». «Non fanno altro che nascondere, a nostro parere, l'intento di assecondare la richiesta fattaci dagli Stati Uniti di assumere un ruolo più attivo, anche militare, in Libia. Riteniamo», è l'accusa, «che l'autorizzazione al volo sul nostro spazio territoriale non sia conforme all'articolo 11 della Costituzione, data la natura offensiva. Vista la delicata situazione in Libia e la posizione di non intervento bellico, sino a oggi assunta dal nostro Paese, riteniamo però sia necessario attendere la stabilizzazione dell'accordo tra le due principali fazioni libiche e attendere ufficiale richiesta di intervento da parte del legittimo governo prima di agire».
ZANOTELLI: «SIAMO GIÀ IN GUERRA». Crescono, di pari passo, i malumori della società civile. È alle viste un nuovo appello per chiedere che l'Italia non venga coinvolta nel conflitto, dopo quello promosso giusto un anno fa dallo storico Angelo Del Boca, tra i maggiori esperti di Libia nel nostro Paese, e da padre Alex Zanotelli, missionario comboniano e fondatore della rete Lilliput, da sempre impegnato per le cause pacifiste.
È lui stesso, a Lettera43.it, a gridare senza mezzi termini «che in guerra ci siamo già». «Inutile che Renzi continui a prenderci in giro», l'Italia ancora una volta si è dimostrata «subalterna all'America».
«FINIREMO PER ATTACCARE VIA TERRA». Inaccettabile, pure per Zanotelli, la mancata discussione in parlamento dell'autorizzazione ai droni americani: «Per la quinta volta andiamo in Libia a fare la guerra a un popolo che già ci odia per le sofferenze che gli abbiamo inferto in passato».
A farsi sentire «dovrebbero essere i movimenti e la politica», ma nessuno pare più interessato a «scendere in piazza per fermare una guerra. Dovremmo starcene fuori dai piedi e invece, ne sono certo, finiremo per attaccare anche via terra».
ALFANO: «NESSUN INTERVENTO MILITARE». Difficile «immaginare un intervento militare ora che si può chiudere il negoziato su un governo unitario a Tripoli», ha provato a spegnere le polemiche il ministro dell'Interno Angelino Alfano. «Solo quando ci sarà un governo riconosciuto da tutti a chiedere un intervento della comunità internazionale cambierà lo scenario».
E mentre in Italia si discute, in Libia le milizie filo-Isis hanno preso il controllo del quartier generale della sicurezza a Sabrata, uccidendo 19 guardie e decapitandone 12 guardie.
Con i commando francesi schierati a Bengasi per sostenere le operazioni militari in corso lanciate dall'esercito guidato da Khalifa Haftar.

Twitter @LorenzoMantell

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