Enda Kenny Commissione 140527183804
ESTERI 25 Febbraio Feb 2016 0900 25 febbraio 2016

Irlanda, le elezioni sono un esame all'austerity

Il Paese va al voto anticipato. Dopo il salvataggio lacrime e sangue dell'Ue. Forte rischio di ingovernabilità.

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Enda Kenny, capo del governo della Repubblica d'Irlanda.

L'Irlanda scommette sulla ripresa e va al voto anticipato venerdì 26 febbraio. All'inizio del mese il premier Enda Kenny aveva chiesto lo scioglimento del parlamento per dare «un governo stabile» al Paese e per «proteggerne l'economia».
Le elezioni sono un test cruciale per la sopravvivenza dell'attuale coalizione, formata dal Fine Gael (centrodestra) e dai laburisti, che verrà giudicata dagli elettori dopo i sacrifici imposti con l'austerità, da un lato, e gli importanti segnali di ripresa dall'altro.
L'ECONOMIA TORNA A CRESCERE. «Cinque anni fa l’Irlanda era sull’orlo del collasso e la sua reputazione in pezzi», ha detto Kenny. «Cinque anni dopo abbiamo ancora molte sfide, ma i nostri conti pubblici sono stati risanati, l’economia cresce di nuovo, più di tutti gli altri Paesi Ue, e non siamo più sotto programma di salvataggio. Questo voto dirà chi deve portare avanti la ripresa».
NUMERI DALLA PARTE DEL GOVERNO. I numeri, in effetti, sono dalla parte del governo di Dublino. Alla fine del 2013 l'Irlanda è uscita da un bailout internazionale da 67,5 miliardi, seguito allo scoppio della bolla immobiliare e alla conseguente crisi finanziaria. Oggi cresce a ritmi che sfiorano il 7% e il deficit è appena sopra il 2% del Pil. Il debito rimane alto (97% del Pil) ma è comunque calato di 23 punti rispetto al 2012. La disoccupazione a gennaio è scesa all’8,6%, dopo che nel 2012 aveva superato il 15%. Inoltre il Paese ha recuperato pieno accesso ai mercati, con i bond decennali che viaggiano a un rendimento dello 0,95% dopo aver toccato il 14,2% all’apice della crisi.

La popolazione paga ancora le conseguenze dell'austerity

Gerry Adams, leader del Sinn Fein.

La ripresa però non è uniforme, soprattutto tra città e campagna, e una parte consistente della popolazione paga ancora le conseguenze dell'austerity imposta dall'Ue.
La sfida che ha di fronte Kenny, come sottolineano i media irlandesi, è cruciale: se rieletto sarebbe l'unico premier dell'Eurozona a venir confermato nonostante il regime di tagli imposti al suo Paese.
FORTE RISCHIO DI INGOVERNABILITÀ. Ma stando ai sondaggi è molto forte il rischio di ingovernabilità. Appare molto lontano, per i due partiti di governo, il traguardo del 45% dei voti che permetterebbe loro, nel sistema proporzionale della Repubblica, di restare al potere. In base alle ultime rilevazioni non superano insieme il 37%. Il premier potrebbe allora cercare di far entrare nella coalizione i piccoli partiti e gli indipendenti, ma questo rischia di rendere l'esecutivo molto instabile.
RUOLO IMPORTANTE DI GERRY ADAMS. Secondo i media irlandesi potrebbe avere un ruolo molto importante, se non determinante, nel panorama politico del dopo elezioni il leader del Sinn Fein (erede del braccio politico dell'Ira) Gerry Adams, diventato in queste poche settimane di campagna elettorale il 'paladino' dell'anti-austerità. Il suo partito potrebbe emergere come gruppo d'opposizione più importante nel parlamento di Dublino, ma c'è anche la possibilità che possa tentare lui stesso di formare un governo.
IRLANDA COME LA SPAGNA? Il rischio è quello di uno scenario di difficile governabilità simile alla Spagna e di un altro terremoto elettorale (dopo l'ascesa dei partiti anti-Ue in Francia e Gran Bretagna) nella già pericolante struttura politica dell'Europa.

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