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INTERVISTA 25 Febbraio Feb 2016 1622 25 febbraio 2016

Unioni civili, Rotelli: «Un rebus giuridico»

Dall'obbligo di fedeltà (rimosso) al sesso nella coppia: i pasticci del maxi-emendameno. L'avvocato fondatore di Rete Lenford: «I primi a stravolgere la legge sono stati i senatori del Pd».

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Per il ministro Maria Elena Boschi, il maxi-emendamento che punta a introdurre le unioni civili nel nostro ordinamento è un «regalo all'Italia», una legge che va «nella giusta direzione». Finalmente non ci saranno più «cittadini di serie B».
Per il collega di governo Angelino Alfano, invece, è stata impedita «una rivoluzione contro natura e antropologica». E il «bel regalo all'Italia» è «aver impedito che due persone dello stesso sesso potessero avere un figlio».
«MOLTI PROBLEMI PER I GIUDICI». Si fatica a credere a entrambe le versioni. Più che un regalo, infatti, il maxi-emendamento che il Senato si prepara a votare, a un esame attento del testo, si rivela essere un vero e proprio rebus giuridico.
A spiegare perché a Lettera43.it è Antonio Rotelli, fondatore ed ex presidente della Ong Rete Lenford - Avvocatura per i diritti Lgbti: «Ho esaminato il testo. La tecnica legislativa con cui è stato scritto porrà ai giudici, nel momento in cui dovesse sorgere un problema legale per la coppia che richieda il loro intervento, moltissimi problemi».
LE COLPE DEI SENATORI PD. Prima di vedere quali, però, occorre fare una premessa. Lo «stravolgimento del testo di legge originario», ricorda l'avvocato, «è cominciato ben prima del varo del maxi-emendamento. È stata opera del Partito democratico già in commissione Giustizia. Non fare rimandi diretti al Codice civile, ma riprodurli nel testo con omissioni e modifiche, è una scelta dei democratici per risolvere i problemi al loro interno».
Il rebus, quindi, sarebbe nato nella famosa stanza di cui ha parlato di recente la senatrice Monica Cirinnà, quando il testo, poi modificato dal maxi-emendamento, sarebbe stato scritto con i colleghi di partito «Luigi Zanda, Stefano Lepri e Giorgio Tonini».
Le successive richieste di modifica dei centristi, dopo il niet del M5s al 'canguro' Marcucci, «sono state accolte continuando ad applicare la stessa tecnica, fino a produrre il testo del maxi-emendamento».

Nel riquadro: Antonio Rotelli, fondatore della Ong Rete Lenford. 

DOMANDA. Come valuta il testo del maxi-emendamento sulle unioni civili?
RISPOSTA.
Ho molti dubbi. Gli aspetti da controllare e da verificare sono molteplici. Si tratta di un lavoro lungo che ho appena cominciato a fare.
D. Cominciamo dall'obbligo di fedeltà. Quali effetti avrà la sua cancellazione per la coppia unita civilmente?
R.
Eliminare l'obbligo di fedeltà come elemento caratterizzante l'unione civile, di per sé, potrebbe non voler dire nulla. Ma questa omissione, letta insieme a tutte le altre, rischia di avere un peso non indifferente.
D. In che senso?
R.
Il peccato originale del maxi-emendamento risiede nella tecnica legislativa con cui è stato scritto, la stessa con cui è stato scritto il disegno di legge 2081, quello che è andato in Aula al Senato.
D. Di che tecnica si tratta?
R. Gli estensori hanno riscritto per intero i contenuti di alcuni articoli del Codice civile, con modifiche e omissioni. Il testo che è andato in Aula, rispetto al precedente, presentava già l'eliminazione di rimandi diretti al Codice. Ad esempio, non a caso, ovunque ricorresse l'espressione «famiglia» o «vita familiare». La parola era rimasta in un solo passaggio, con il maxi-emendamento è stato cancellato anche quello.
D. Con quali risultati?
R.
Gli articoli del maxi-emendamento non citano più direttamente il Codice civile. Ci sono ancora dei rimandi, eliminarli tutti non sarebbe stato possibile. Ma fare oggi una ricostruzione per capire cosa sia rimasto, e soprattutto quali effetti giuridici potrà avere ciò che è stato tolto, è un rebus al momento senza soluzione.
D. Perché il legislatore ha scelto questa tecnica, se tutto è diventato così complicato?
R.
Richiamare articoli di legge già esistenti, anziché riscriverli da capo, è la strada che si segue quando si vuole che gli effetti della nuova norma siano simili al modello di riferimento. Riprodurre il testo con modifiche e omissioni è una tecnica lecita, che si segue però quando si vuole che la nuova norma produca effetti diversi ai soggetti cui si applica.
D. Insomma, una tecnica che va letta in chiave politica?
R.
Esclusivamente in chiave politica e culturale. Ma i nodi verranno presto al pettine.
D. Quali sono le sue previsioni?
R.
Gli effetti del maxi-emendamento, in teoria, possono essere desunti studiando il testo in maniera approfondita. Ma nella pratica le criticità sorgeranno quando le prime coppie unite civilmente si ritroveranno ad avere un problema legale, a rivendicare un diritto che qualcuno vorrà loro negare, oppure a litigare fra di loro per qualche motivo.
D. Cosa succederà a quel punto?
R.
Arriverà il momento di rivolgersi a un giudice. Il quale, per applicare le disposizioni di legge sulle unioni civili, dovrà districarsi tra tutte le parti mancanti della norma. E lì verrà il bello, per così dire.
D. Può fare degli esempi?
R. Un comma del maxi-emendamento, già presente anche nella versione precedente del ddl, stabilisce che le disposizioni del Codice civile sul matrimonio, o che fanno riferimento ai coniugi, non si possono applicare alle unioni civili se non sono espressamente richiamate nel testo della legge. Ciò significa che il giudice sarà costretto a trattare situazioni di coppia identiche in modo differenziato, a seconda che i protagonisti siano marito e moglie oppure partner di un'unione civile.
D. Aumenta quindi la discrezionalità del giudice?
R. No, semmai dal mio punto di vista vale il contrario. Il giudice avrà le mani legate. Nel nostro ordinamento ci sono norme che regolano l'interpretazione giuridica: c'è quella letterale e quella analogica. Se però il giudice si troverà di fronte a una questione già risolta per una coppia sposata, rispetto alla quale c'è una giurisprudenza consolidata, la stessa regola non si potrà applicare alla coppia unita civilmente, perché la legge che istituisce le unioni civili lo vieta.
D. Cosa potrà fare allora?
R. Il giudice si troverà davanti a un bivio. La mancata applicazione alle unioni civili della regola consolidata dalla giurisprudenza, rispetta la Costituzione oppure no? Se il giudice riterrà di sì, dovrà inventare una nuova soluzione. Se riterrà di no, dovrà rivolgersi alla Corte Costituzionale, per verificare se la differenza di trattamento sia legittima, proporzionale, coerente con la legge fondamentale dello Stato. In altre parole, dovrà verificare che la mancata applicazione non sia discriminatoria. Come vede, la realtà supera sempre la fantasia.
D. Queste storture sono dovute allo stravolgimento del testo originario ad opera dei centristi?
R.
No, attenzione: lo stravolgimento è cominciato ben prima del varo del maxi-emendamento. È stata opera del Partito democratico già in commissione Giustizia. Non fare rimandi diretti al Codice civile, ma riprodurli nel testo con omissioni e modifiche, è una scelta dei democratici per risolvere i problemi al loro interno. Con le richeste dei centristi, non si è fatto altro che continuare ad applicare la stessa tecnica.
D. La legge era fallace anche prima?
R. A mio parere sì, e l'ho anche scritto in diverse occasioni. Erano già stati tolti quasi tutti i riferimenti diretti alla famiglia. Con il maxi-emendamento tale intento politico è stato radicalizzato, cercando di togliere dappertutto ogni riferimento alla vita familiare.
D. Una sorta di sabotaggio?
R. L'operazione politico-culturale che è stata realizzata ha portato a una legge che di fatto si limita a regolare la convivenza fra due persone. Le quali fanno un contratto che non è assimilabile per nulla al matrimonio. Non lo è per la fedeltà e forse non lo è nemmeno per il sesso. Anche questo è un aspetto da verificare: in che modo la relazione affettiva e sessuale venga disciplinata dal maxi-emendamento. Anche qui, a mio avviso, sono state introdotte modifiche problematiche.
D. Ha vinto il blocco della «rivoluzione antropologica» rivendicato dal ministro Alfano?
R.
La dichiarazione del ministro si riferiva alla filiazione, ma in realtà ha una portata molto più ampia. Il tema dei figli è sempre stato uno specchietto per le allodole. I centristi volevano che la famiglia omosessuale non venisse considerata una famiglia. Ci sono riusciti, anche grazie al Partito democratico.
D. Le responsabilità stanno a monte?
R. Il rebus giuridico è nato nella famosa stanza di cui ha parlato di recente la senatrice Monica Cirinnà, quando il testo, poi modificato dal maxi-emendamento, sarebbe stato scritto con i colleghi di partito Luigi Zanda, Stefano Lepri e Giorgio Tonini. Da allora abbiamo assistito a un'esasperazione della stessa tecnica legislativa, della stessa politica. Non si tratta di un diritto in più o di un diritto in meno. Il problema è più ampio e colpisce la dignità delle persone omosessuali.

Twitter @davidegangale

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