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TERRORISMO 27 Febbraio Feb 2016 1700 27 febbraio 2016

Libia, tutte le guerre segrete degli occidentali

Francesi e inglesi nell'Est, guidati dagli Usa. Italiani a Tripoli, dove operano pure gli americani. Con molte operazioni coperte. La mappa delle missioni straniere.

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Con il via libera dell'Italia ad autorizzazioni «volta per volta», le incursioni dei droni armati Usa verso la Libia sono attese a breve: 11 aerei con missili hellfire sono sulle piste della base siciliana di Sigonella, che gli americani chiedevano da mesi.
Già da marzo 2016 le missioni americane d’attacco («a scopo difensivo») sono destinate a intensificarsi, ma benché nell’ex colonia italiana ufficialmente finora agissero solo droni stranieri «a scopo di ricognizione», non sono certo le prime.
STRIKE PER PROCURA. Dal 2014 sono almeno cinque, tra raid e blitz, le operazioni mirate compiute dagli Usa nell’ex Jamahiriya, secondo le rivelazioni di Le Monde anche per interposti eserciti: per esempio lo strike del 13 novembre 2015, mentre Parigi era sconvolta dagli attacchi terroristici, contro l’emiro dell’Isis a Derna Abu Nabil al Anbari, sarebbe stato in realtà subappaltato dal Pentagono ai francesi.
OPERAZIONI COPERTE. Nulla di nuovo sotto il sole: nel marzo del 2011 i caccia francesi e inglesi si levarono a dar man forte ai ribelli una settimana prima che la Nato si mettesse d’accordo, coperti da un’ambigua risoluzione dell’Onu.
Da allora la presenza di stranieri in Libia - terroristi islamici, ma anche unità scelte occidentali per missioni coperte - è andata sempre crescendo.
Come in Iraq, vengono compiuti raid con aerei «ignoti», e il suolo libico si è man mano popolato di rinforzi segreti di varia provenienza, ça va sans dire nei punti di maggiore interesse strategico ed economico per le potenze occidentali.

Le indiscrezioni sulle unità d'élite occidentali

A Tobruk c'è la sede del parlamento libico riconosciuto a livello internazionale.

L’inchiesta del quotidiano francese sulle «operazioni clandestine» in Libia ha fatto infuriare il mistero della Difesa d’Oltralpe, che avrebbe chiesto di aprire un’inchiesta per «compromissione del segreto della difesa nazionale» - violazione di segreto di Stato cioè -, in modo da identificare e punire le gole profonde con fino a tre anni di prigione e una multa che può arrivare a 45 mila euro. Allora le missioni nascoste ci sono?
ITALIANI A OVEST. Da mesi si susseguono rumor su alcune centinaia tra unità, tra forze a terra e personale d’intelligence, di inglesi, francesi e americani, dislocati soprattutto in Cirenaia, nell’Est del Paese che è ricchissimo di idrocarburi.
La presenza italiana sarebbe aumentata invece a Tripoli e lungo la costa occidentale verso la frontiera con la Tunisia, tra Sabratha accerchiata dall’Isis (sede anche del terminal di gas e petrolio di Mellitah cogestito dall’Eni) e Zuara, dove salpa la maggioranza dei barconi di migranti verso Lampedusa.
I LIBICI DICONO NO. A livello ufficiale gli interlocutori dei governi e delle milizie libiche in guerra hanno sempre smentito l’arrivo di contingenti occidentali, anche piccoli, nel Paese: un’ammissione molto impopolare che innescherebbe ulteriori rivolte e faide tra gli oltre 6 milioni di libici che insistono nel rifiutare truppe e anche bombardamenti di stranieri.
Ma se, come sembra, le indiscrezioni dei media sono vere, certo gli sviluppi degli ultimi mesi in Libia assumono contorni più chiari.

La base a Bengasi dei francesi, consiglieri di Haftar

Un'esplosione a Bengasi.

Blogger specializzati avrebbero riportato di «forze speciali» francesi almeno dalla «metà di febbraio nella Libia orientale».
«Diverse fonti» avrebbero inoltre riferito di possibili «operazioni segrete» a scopo anti-terrorismo nel Paese del «servizio d’azione» dell’intelligence esterna della République (Dgse), inviate di supporto alle missioni «invisibili» degli 007.
FRANCESI PRECURSORI. Forze nascoste che agirebbero come «precursori», in mancanza di possibilità di una guerra diretta: la dottrina Hollande punterebbe anzi a «evitare qualsiasi impegno militare diretto e agire con discrezione», in azioni «congiunte tra Washington, Londra e Parigi».
Nelle ultime settimane, nell’Est si è in effetti sbloccata l’offensiva in stallo da un anno e mezzo del generale Khalifa Haftar su Bengasi, l’ex comandante di Gheddafi che tentò un golpe contro il rais e che dal 2014 controlla il parlamento del governo esiliato a Tobruk.
CONSIGLIERI DI HAFTAR. Stando a fonti di milizie libiche, Haftar avrebbe ricevuto di recente nuove armi dall’Egitto e dagli Emirati arabi (principali sponsor) e anche sostegno di «forze speciali francesi» che «agirebbero come consiglieri in un coordinamento nella base aerea Benina di Bengasi».
In «oltre due mesi», le forze francesi avrebbero condotto «almeno quattro operazioni», affiancate da «team Usa e britannici», anche a Misurata.

I raid di ignoti su Sirte e Derna: aerei francesi?

Il generale libico Khalifa Haftar.

Poi sono ricominciati in Libia i raid «non identificati» che avevano fatto la loro comparsa nel 2014, quando esplose la guerra civile tra le milizie di Tobruk e gli islamisti di Tripoli e Misurata.
Allora i bombardamenti su Bengasi furono ricondotti a caccia degli Emirati a basi egiziane in sostegno al generale Haftar.
Stavolta però la paternità dei raid del 2016 non viene attribuita ai due Paesi arabi i cui mezzi sarebbero ormai riconoscibili.
RAID SU DERBA E SIRTE. Gli ultimi ordigni sganciati su Derna (roccaforte libica di al Qaeda) hanno fatto almeno tre morti: il nuovo governo nuovo di unità nazionale che tenta di insediarsi a Tripoli li ha duramente condannati come «un’azione illegale» delle forze di Haftar, le precedenti segnalazioni dei raid su Sirte (roccaforte libica dell'Isis) chiamavano invece in causa i «francesi».
C'È UN CAMPO SEGRETO USA. Negli Anni 80 Haftar tentò un colpo di Stato contro Gheddafi equipaggiato dalla Cia, poi riparò per quasi 20 anni negli Usa e dalle rivolte del 2011 gli Stati Uniti sono indicati dai libici come una «presenza molto forte».
Per quanto costretti ad abbandonare l’ambasciata e il consolato dopo l’attentato «tirerebbero ancora le fila di tutte le forze occidentali» e da informazioni di Lettera43.it «nel 2012 avrebbero anche avuto un campo d’addestramento nel Paese».

Gli Usa nella cabina di regia, ma anche gli italiani ci sono

Miliziani dell'Isis.

La dottrina di Obama è «muoversi da dietro».
Dal 2016 la sua politica è però diventata più diretta, come dimostra l’accelerazione su Sigonella.
Dalle indiscrezioni del Wall Street Journal, gli Usa trattano anche con diversi Stati nord-africani per impiantare basi di droni.
Dopo il blitz dei Navy Seals del 2014 su una petroliera dei ribelli che tentava di contrabbandare greggio, a giugno 2015 hanno cercato invano di uccidere in Libia il super terrorista islamico e criminale algerino Mokhtar Belmokhtar con due jet F-15 da combattimento.
BLITZ DEGLI USA. Poi, nell'autunno, il raid andato a segno, contro uno dei capi dell’Isis in Libia, l'iracheno ed ex comandante di Saddam Hussein al Anbari.
Infine questo febbraio gli Usa hanno bombardato uno dei campi d’addestramento del sedicente Stato islamico a Sabratha.
Su Facebook alla fine del 2015 erano anche apparse foto di un mini-commando di una ventina di unità speciali statunitensi, confermate dal Pentagono, in una base militare a Sud-Ovest di Tripoli, per una non meglio precisata missione nella zona d’interesse degli italiani.
GLI ITALIANI CORRONO DA SOLI. Anche in questo caso, nulla di inedito: forze d’élite americane erano sbarcate in Libia già a giugno 2014 per prelevare uno dei sospettati dell’assalto al Consolato americano del 2012.
Missione compiuta, e chissà quante altre sono top secret.
Gli italiani sembrano in questo quadro correre da soli, alleati ma in competizione con le potenze europee che vogliono penetrare nella sua ex colonia.
Ci sono anche loro però: Lettera43.it ha riportato in esclusiva dei 700 milioni di euro inseriti in sordina nella Legge di stabilità per operazioni in Libia di un contingente ombra, a difesa dei siti strategici.

Twitter @BarbaraCiolli

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