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EMERGENZA 29 Febbraio Feb 2016 1530 29 febbraio 2016

Migranti, il braccio di ferro in Europa sui rimpatri

Sgomberi a Calais e scontri in Macedonia. E intanto l'Ue litiga sulle espulsioni: ogni Stato ha accordi propri. Senza un testo unico gli irregolari si accumulano.

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Quasi sgomberata la «giungla di Calais», resta la giungla dell’Ue che non legifera né agisce sui profughi.
E lascia campo alle tensioni di frontiera, come quelle esplose il 29 febbraio al confine tra Grecia e Macedonia, quando centinaia di migranti hanno sfondato le barriere di protezione: la polizia macedone ha lanciato lacrimogeni e il governo ha inviato l'esercito per erigere una nuova recinzione.
LA BLACK LIST DI BERLINO. Ma la vera cartina di tornasole del ping pong che a breve interesserà tutti i governi europei, e anche la Commissione a Bruxelles, è la Germania.
Berlino ha inviato una lettera a «17 Stati problematici» per pressarli a riprendersi le centinaia - e in prospettiva migliaia - di cosiddetti migranti economici non accettati come richiedenti asilo.
Nel novero, anche Paesi con un grande interscambio commerciale e rapporti politici frequenti con l’Ue quali l’Egitto, il Marocco, il Pakistan e il Libano.
Si badi bene, l’elenco dei governi stranieri reclutanti non coincide quasi mai tra gli Stati membri dell’Ue: l’Italia per esempio ha buoni accordi bilaterali sui rimpatri con l’Egitto, la Tunisia e il Marocco e non altrettanto con gli Stati dell’Africa centrale (dai quali arriva la maggioranza degli irregolari che si imbarcano per Lampedusa), nel Nord Europa invece avviene esattamente l’opposto.
L'UE NON HA UNA LEGGE. Servirebbe un protocollo unico dell'Ue sul quale naturalmente i 28 Paesi membri si accapigliano, perché all’estero coltivano interessi economici e strategici diversi e gli attuali «accordi di riammissione» tra l’Ue e 17 Paesi stranieri sono pressoché inutili: non coprono le aeree sensibili per l’emergenza perché firmati con Stati dei Balcani e dell’Est Europa, o comunque fuori dal raggio dei migranti come Hong Kong e Macao.
A esclusione del Pakistan e dello Sri Lanka, che eludono egualmente gran parte delle richieste di rimpatrio europee.

Rimpatri solo sulla carta, mancano accordi internazionali

Impossibili le espulsioni di massa minacciate dalla Svezia come deterrente.
Lo ha ammesso anche il governo di Stoccolma: «Ci vorrà del tempo, forse anni», per caricare sui voli charter annunciati gli 80 mila stranieri non riconosciuti come profughi o richiedenti asilo.
Bruxelles ha difeso i toni roboanti degli svedesi («chi non ha diritto deve essere rimpatriato»). A ruota l’Olanda, presidente di turno dell’Ue, ha proposto di rispedire indietro in treno i migranti che arrivano in Grecia dalla Turchia, una volta dati i 3 miliardi euro ad Ankara per gestire l’emergenza. E anche la Finlandia, oltre a blindare la frontiera con la Russia della rotta artica dei siriani, ha promesso 20 mila espulsioni.
ESPULSIONI E RIMPATRI. Sulla carta, perché intanto la parola «espulsione» non significa nulla: per aggirare lo stop dei Paesi d’origine ai rientri dei propri migranti si dà loro un cosiddetto «foglio di via» che - nel caso dell’Italia - si traduce nell’accompagnamento coatto dell’irregolare alla frontiera o più spesso nella sola intimidazione scritta a lasciare il Paese entro 15 giorni.
Le vere espulsioni sono i rimpatri, ma per quelli mancano accordi internazionali difficili da stringere, persino l’efficiente Germania è in grande difficoltà.
La lista dei destinatari della missiva del governo Merkel è trapelata per le solite indiscrezioni dei media, ma non era destinata alla diffusione.
L'IMPASSE DIPLOMATICA. Primo perché Berlino non vuole rovinare le relazioni economiche e diplomatiche con Stati che sui migranti non collaborano quanto dovrebbero, secondo perché non si vuole far sapere all’opinione pubblica tedesca sempre più spaccata di essere finiti in un pantano.
«I rimpatri si rivelano perdite di tempo, così si procede con le espulsioni creando una massa di persone che poi non se ne vanno. L’inefficienza è dovuta al fatto che i paesi di origine non se li riprendono», ha ammesso anche il capo italiano della Polizia Alessandro Pansa, reduce dal recente tour in Africa del premier Matteo Renzi, durante il quale è stato firmato un memorandum d’intesa con la Nigeria per la lotta traffico di esseri umani.

Gli Stati del Maghreb non rivogliono profughi dal Nord Europa

I negoziati sono delicati e individuali.
Per tentare di aiutare i migranti «a casa loro», l’Europa ha dovuto riaprire i canali diplomatici anche con Stati con regimi impresentabili come il Sudan di Omar Bashir, ricercato dal Tribunale penale internazionale dell’Aja, o come l’Eritrea trasformata da Isaias Afewerki nella Corea del Nord africana.
I «diversi accordi di riammissione in via di negoziazione a Bruxelles» con nuovi Paesi terzi, annunciati dal super commissario Ue alle Migrazioni Dimitris Avramopoulos, consistono spesso nel trattare finanziamenti allo sviluppo con i dittatori, in cambio di maxi commesse o dello sfruttamento dei pozzi di petrolio.
IL LIMBO DEI MIGRANTI ECONOMICI. Senza forti incentivi i Paesi d’origine non danno il via libera: oltre il 60% dei richiedenti asilo nell'Ue si rivela non averne diritto e, tra questi, «meno del 40% a cui viene ingiunto di lasciare l'Unione risulta effettivamente partito» dalle stime del 2015 della Commissione di Bruxelles.
I migranti economici sono gli esodati dell'emergenza umanitaria, un sottobosco di centinaia di migliaia (in prospettiva oltre 1 milione) di irregolari che nei prossimi anni stazionerà nell’Ue in condizioni di marginalità: in Germania l’anno scorso sono stati effettivamente rimpatriati circa 21 mila stranieri a fronte di oltre 200 mila dichiarati da espellere, in Italia poco meno di 16 mila.
Per i tedeschi il problema sta montando soprattutto con il Maghreb, da dove arrivano anche alcuni autori delle molestie a Colonia: solo lo 0,2% delle richieste d’asilo di tunisini è stato accolto e sui 700 da espellere Tunisi punta i piedi.
IL PROBLEMA AFGHANO. Non si sa neanche chi siano, per non venire identificati e scacciati molti buttano via i documenti, figuriamoci chi è finito in galera accumulando reati nella clandestinità in Europa.
Dove metterli? Che succederà in Italia con i «fogli di via» degli accompagnamenti alle frontiere, se per esempio salta Schengen e l’Austria - che si sta coalizzando con i suoi ex satelliti per bloccare i flussi - chiude il Brennero? Nuove risse nell’Ue?
A breve il problema esploderà, la giungla di Calais non svanirà nel nulla. Nel 2015 il Pakistan si è ripreso solo cinque cittadini tra le migliaia in Germania, che è piena di poverissimi pakistani finti afghani, che come in un teatro dell'assurdo rischiano davvero di essere caricati su un aereo e rispediti in Afghanistan.
Un Paese ad altissimo rischio ma ufficialmente non in guerra e senza la forza del Marocco o dell’Algeria a opporsi ai rimpatri di massa dell’Ue.

Twitter @BarbaraCiolli

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