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GUERRA 1 Marzo Mar 2016 1145 01 marzo 2016

Libia, occidentali pronti allo sbarco: ecco il piano

Forze speciali egiziane e francesi su navi militari di rotta su Tripoli. Assalto congiunto con l'Italia entro maggio. Con l'ok e sotto la guida degli Usa.

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L’Isis rafforza la presa sulla Libia e le potenze occidentali sono tutte lì.
Italia e Francia in testa, dietro la regia degli americani, pronte a un intervento militare entro tre mesi.
L’accelerazione monta, i movimenti delle potenze straniere nell’ex jamahiriya di Gheddafi diventano sempre più visibili, come riportato qualche giorno fa anche da Lettera43.it.
L'ASSE EGITTO-ITALIA-FRANCIA. In avvicinamento c’è la portaerei nucleare francese Charles De Gaulle, dal Golfo di Suez verso le coste libiche: l’esercitazione congiunta dell’ammiraglia d'Oltralpe, in programma con una fregata egiziana, è intanto un mostrare i muscoli tattico, in stile russo così vicino a quello dei generali del Cairo.
Ma dietro, per il sito israeliano d’intelligence Debka file, c’è molto di più: in coordinamento con l’Egitto, Francia e Italia - i primi due Paesi europei visitati dal presidente egiziano al Sisi - preparano un «assalto per sradicare le basi dell’Isis in Libia».
PIANI DA INIZIO 2016. L’offensiva sarebbe stata concordata scattare «nel tardo aprile o maggio», entro cinque mesi dagli accordi in fieri dalla fine dell’anno: una triplice alleanza che, se confermata, allontana la possibilità di fare piena luce sulla morte del giovane italiano al Cairo Giulio Regeni, per la quale è gravemente indiziato il regime militare egiziano.
L’indiscrezione sui piani di guerra con la sponda araba del Cairo, che si aggiunge alle molte che si susseguono in Libia e sui media occidentali, arriva da fonti militari e del controterrorismo israeliano.

Dal Sinai e dal Golfo Persico verso la Libia

Abdel Fattah al Sisi e Matteo Renzi, leader di Egitto e Italia.

Mossad e Shin Bet dovrebbero essere bene informati.
La fregata egiziana missilistica Tahya Misr era originariamente schierata nel Canale di Suez in difesa di potenziali attacchi terroristici nella penisola del Sinai, prima di essere dirottata dal Mar Rosso al Mediterraneo per l’esibizione di forza, in vista della «preparazione di un attacco ridotto di coalizione» in Libia.
Sulla Charles De Gaulle, che ha lasciato il Golfo persico il 22 febbraio ed è previsto che arrivi nell’Est del Mediterraneo questo inizio marzo, stazionerebbero «gruppi di combattenti a disposizione dell'esercito».
FRANCESI IN AVANSCOPERTA. Si tratta di parte delle unità speciali a terra francesi che le fonti di Le Monde dicono essere già presenti nell’ex colonia italiana da almeno alcune settimane, soprattutto nell’Est: tra Bengasi e i bastioni del governo (in teoria) dimissionario dei cosiddetti “laici” di Tobruk, capeggiato dal generale Haftar, non a caso stretto alleato degli egiziani.
Ceduta di recente dai francesi al regime del Cairo insieme a 24 cacciabombardieri Rafale, la Tahya Misr è equipaggiata anche di un sistema missilistico antiaereo, siluri e cannoni, e può abbattere anche missili balistici e target navali o di terra.
DISCO VERDE DAL PENTAGONO. Il pacchetto della commessa di oltre 5 miliardi di euro prevede 15 mesi di addestramento dei marinai egiziani della fregata dall’agosto 2015 (dunque ancora in corso) da parte di tecnici navali e dei colossi francesi della Difesa.
Ma le manovre tra Egitto e Francia, come trapela anche gli Usa, non si esauriscono in training ed esercitazioni congiunte di routine.
Dal Pentagono è arrivato il via libera «all’Italia che, essendo così vicina, si è offerta di prendere la guida in Libia».
«L’appoggeremo con forza», ha dichiarato il segretario alla Difesa Usa Ashton Carter, anticipando la formazione di una coalizione internazionale che entrerà in campo quando il nuovo governo libico sarà operativo, «speriamo al più presto».

Navi pronte per lo sbarco a terra e attacchi aerei

La portaerei francese Charles De Gaulle.

Manca la fiducia degli esecutivi uscenti (Tobruk e gli islamisti di Tripoli e Misurata) al governo di unità nazionale partorito dall’Onu.
Ma il piano militare sarebbe pronto, dopo alcuni cambiamenti in corso d’opera, secondo la versione verosimile degli analisti israeliani.
Nelle ultime settimane, il «piano d’assalto trilaterale» sarebbe stato ripetutamente rivisto dal presidente americano Barack Obama, che avrebbe frenato il Pentagono sullo schema iniziale di un «consistente sbarco di marine sulle coste libiche, coperti dalla contraerea», per scaricare l’onere principale delle incursioni agli eserciti europei e arabi.
L’esercitazione della Charles De Gaulle e della Tahya Misr (l'ex Normandie) punta a rafforzare il coordinamento tra le forze aeree e navali dei due Paesi, saranno anche testati il decollo di cacciabombardieri dall’ammiraglia francese verso gli scali egiziani al confine occidentale con la Libia, e lo sbarco congiunto di forze da navi da guerra.
ADVISOR FRANCESI E INGLESI. Fonti militari libiche hanno riferito di 15 esperti per operazioni speciali francesi in assistenza alle forze del generale Haftar (riparato negli Usa negli Anni 90 grazie alla Cia) a Bengasi da «alcuni mesi»: una presenza che spiega i recenti raid «ignoti» di ricognizione e anche bombardamento a Sirte e Derna.
Da altri report confidenziali un «piccolo gruppo di advisor inglesi si sarebbe unito ad addestratori americani» per un training tattico alle milizie di Misurata.
Si prefigura dunque un sì al governo di Grande coalizione dei due principali esecutivi in conflitto (Haftar contro gli islamisti), in cambio di un deciso sostegno militare occidentale contro l’Isis a entrambi i blocchi di milizie, anche con raid mirati e un appoggio soft di terra.
SERRA GUIDA LA MISSIONE. E l’Italia? Miliziani libici vengono da mesi addestrati e anche curati nel Paese, come emerso in occasione del trasporto in un ospedale militare italiano dei feriti nell’ultimo attacco jihadista al centro di training della polizia di Zliten.
Dopo le prove generali di inizio 2016, l'intervento della coalizione occidentale sarebbe coordinato dal generale Paolo Serra, già capo della missione Unifil in Libano e comandante in Kosovo e Afghanistan, ora consigliere militare dell'inviato delle Nazioni Unite in Libia, Martin Kobler.
Forze a terra italiane, probabilmente, nella Libyan international assistance mission in via di definizione, non ce ne saranno. A parte qualche unità speciale d’intelligence nel triangolo dell’Eni e dei porti dei migranti tra Tripoli, Sabratha e Zuara, a Tripoli e nell’Est ricco di petrolio stanno arrivando francesi, inglesi e americani.



Twitter @BarbaraCiolli

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