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OPINIONI 1 Marzo Mar 2016 1444 01 marzo 2016

Utero in affitto, Gramsci e quelle critiche ante litteram

In uno scritto sull'Avanti nel 1918: «Figli nati dall'innesto? Mostri biologici»

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Antonio Gramsci.

Madri surrogate, utero in affitto e figli «comprati».
Nello schizofrenico dibattito generato dall'opportunità di concedere adozioni a coppie omosessuali e rinfocolato dalla nascita del figlio di Nichi Vendola e del compagno Ed Testa, spunta persino il parere di Anonio Gramsci.
È uno scritto pubblicato sull'Avanti del 6 giugno 1918 a testimoniare una presa di posizione che, dati i toni e gli argomenti, sembre difficile appartenere a quasi un secolo fa.
Molte delle critiche espresse da Gramsci riecheggiano, infatti, le accuse mosse dai detrattori dell'utero in affito in queste concitate giornate.
«DOTE PER POVERE FANCIULLE». «Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie», scriveva il fondatore dell'Unità in un brano dal titolo Merce. «Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote».
«FECONDITÀ ALLE VECCHE SIGNORE». «A che serve loro l’organo della maternità?», si chiede ancora Gramsci. «Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto.
«FIGLI MOSTRI BIOLIGICI». I toni si fanno, se possibile, ancor più netti: «I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce».

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