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SCENARIO 3 Marzo Mar 2016 1514 03 marzo 2016

Adinolfi come Ferrara: quando nasce il partito-crociata

Mario crea un partito teocon. Come l'Elefantino nel 2008. Che però non ebbe molta fortuna. Né elettori.

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Ogni tanto c'è chi riprova a trasformare una manifestazione, una battaglia, una crociata in un partito politico.
In principio fu Giuliano Ferrara con la sua crociata anti-aborto. E ora è la volta di Mario Adinolfi che con il suo Popolo della famiglia dice di voler rispondere «al grido che da tutta Italia si leva per provare a fermare un Paese avviato verso il baratro».
CONTRO IL DDL CIRINNÀ. Ci vorrà pur qualcuno - che sia fuori dalle Aule della politica, perché al loro interno i senatori hanno già dato - pronto a combattere ancora contro le unioni civili tra omosessuali, per scongiurare la minaccia di un ddl adozioni ed esorcizzare il male assoluto: l'utero in affitto?
E pazienza che tecnicamente si chiami gravidanza per altri. Utero in affitto è sicuramente più splatter e quindi mediaticamente molto più funzionale. Almeno presso la platea familydaysta.
LA SFIDA ALLE AMMINISTRATIVE. Con il nuovo partito, Adinolfi e Gianfranco Amato dei Giuristi per la Vita, si presenteranno alle prossime Amministrative in tutta Italia, «chiedendo un miracolo al Signore», scrive l'ex piddino su Facebook. Perché senza «non abbiamo alcuna possibilità».
E qui qualche ragione ce l'ha.
Pare infatti che nessuna divinità, compreso Berlusconi, abbia aiutato chi in passato ha avuto una idea simile. Come Giuliano Ferrara.

Il precedente di Ferrara e il naufragio della sua lista anti-abortista

Il giornalista, nel 2008, sposò la battaglia anti-abortista lanciandosi in politica. Era l'8 marzo, festa della donna, quando presentò la sua lista pro-life in Piazza Farese sulle note di Giovanni Lindo Ferretti.
Il programma si basava su tre pilastri: «Nessuna donna può essere obbligata ad abortire; nessuna donna può essere punita perché rifiuta la maternità; tutte le donne devono essere libere di non abortire».
Con un assunto: l'aborto è un omicidio. Anzi, come chiarì Ferrara a Panorama: un «omicidio perfetto».
INNO ALLA GRAVIDANZA. Tradotto: lotta contro la Ru486, appoggio ai neonatologi per la tutela sanitaria del neonato malato anche in assenza del consenso genitoriale, tutela della maternità e garanzie alle donne che lavorano, protezione degli embrioni, considerati già vita e difesa della legge 40.
Idee forti che però non convinsero la Cei, che lo scaricò, e nemmeno Berlusconi che rifiutò l'apparentamento con le liste del Pdl.
Fu così che la lista Aborto? No, grazie, presentata solo alla Camera, raccolse un deludente 0,37%.
«LO 0,37%? UNA CATASTROFE». «Più che una sconfitta, una catastrofe», commentò Ferrara. «Ho lanciato un grido di dolore per un dramma e gli elettori mi hanno risposto con un pernacchio».
Tre anni dopo, nel 2011, abbracciò una causa del tutto diversa: brandì le mutande per dire no ai «falsi puritani e i falsi benpensanti» che attaccavano Silvio, travolto dagli scandali sessuali.
Ma questa è tutta un'altra crociata.
L'AGO DEI VESCOVI. Vero, Adinolfi può contare sull'appoggio dei vescovi di Bagnasco. Anche se il suo Family Day non è stato accolto con entusiasmo da Francesco e dall'ala riformatrice del Vaticano. Ma anche su una buona fetta di politica: dal Nuovo centrodestra di Alfano e alleati, ringalluzziti per la 'vittoria' strappata sul ddl Cirinnà, ai cosiddetti teocon.
Insomma, a parte la Madonna e il Signore, potrebbe trovare sul suo cammino alleati forse meno titolati ma pur sempre portatori di una dote. Del 2%, ma sempre meglio di niente.

Quella candidatura a sindaco da 0,1%

Mario Adinolfi.

Non è però la prima volta che Adinolfi tenta di creare una realtà a sua immagine e somiglianza.
Dopo essere transitato dalla Democrazia cristiana al Ppi, nel 2001 fondò il movimento Democrazia Diretta con cui si candidò a sindaco di Roma, riuscendo a conquistare bel 1.587 voti, lo 0,1%.
L'IDEA DI GENERAZIONE U. Da sempre convinto che il futuro fosse scritto nella Rete, il blogger Adinolfi aveva sembianze da proto-grillino. E da proto-rottamatore: sua l'idea nel 2006 di Generazione U, gruppo che riuniva alcuni blogger under 40 dell'area di centrosinistra, «per segnare la richiesta di un’inversione chiara di marcia nella oligarchica politica italiana», spiegava, «da innescare tramite la nascita del Partito democratico».
Ma perché U? «U come Uno. Uno solo, un unico partito per rappresentare il motore riformista del centrosinistra. E poi U come il gruppo irlandese di Bono Vox e The Edge. U come Unione europea. Infine U come Ulivo, ma anche U come Unione. Per un Pd che non perda di vista l’impegno per il governo del Paese, assunto con la figura di Romano Prodi».
OUTSIDER PER IL NAZARENO. U o non U, un anno dopo Adinolfi provò pure a correre per la guida del Pd. «Mi candido da outsider», dichiarò. «Da outsider vero: non sono né ministro, né sindaco, né senatore, né sottosegretario. Non posso contare sui denari del finanziamento pubblico ai partiti, né sul potere derivante da posizioni politiche di rilievo. Mi metto nudo davanti alla carroarmato».
La sua battaglia generazionale non andò a buon fine, anche se i 5.906 consensi ottenuti gli permisero di enrare nella costituente del partito.
Nel 2009, invece, fece un passo indietro appoggiando per il Nazareno Dario Franceschini.
L'INGRESSO IN PARLAMENTO. Tre anni più tardi riuscì anche a entrare in parlamento, ma con un colpo di fortuna. Primo dei non eletti del 2008, subentrò a Pietro Tidei eletto sindaco di Civitavecchia.
Detto questo, tracciando un bilancio elettoral-politico, non si può dire che Adinolfi finora sia stato proprio baciato dalla dea bendata.
Almeno non come sui tavoli da poker dove, ha ammesso lui stesso nel 2012, in tre anni è riuscito a guadagnare 250 mila euro.
Ma la ruota può sempre girare.

Twitter: @franzic76

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