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ELEZIONI 4 Marzo Mar 2016 1722 04 marzo 2016

Slovacchia, Fico studia l'alleanza con l'estrema destra

Urne aperte sabato 5 marzo. Il centrosinistra al governo attacca i migranti. Allineandosi a Orbán. E flirta con i populisti.

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Sabato 5 marzo 4,4 milioni di slovacchi sono attesi alle urne.
Si vota per le elezioni parlamentari in un momento delicato per il Paese.
Nelle ultime settimane, infatti, Bratislava è stata colpita da un'ondata di scioperi con insegnanti e infermieri che hanno manifestato per chiedere salari più dignitosi.
QUESTIONE MIGRANTI AL CENTRO. Proteste che si aggiungono a una situazione politica resa instabile da recenti scandali fiscali e nel settore della sanità pubblica oltre che dalle tensioni esistenti con le minoranze di lingua ungherese e rom nel Paese.
Senza contare il tema dei rifugiati, percepiti con ostilità dall'attuale governo, che non ha esitato a cavalcare l'onda del non passi lo straniero sin dall'autunno 2015 per incrementare i propri consensi, poi lievemente erosi negli ultimi mesi.
CONSENSI IN CALO PER IL PREMIER. Quattro anni fa il voto sancì il trionfo di Direzione-Socialdemocrazia (Smer-Sd), partito dell'attuale premier Robert Fico, capace di aggiudicarsi il 44,4% dei consensi e la maggioranza assoluta in parlamento.
Oggi, tuttavia, le prospettive per il partito del primo ministro sono meno rosee. Stando agli ultimi sondaggi, godrebbe di una percentuale di consensi fra il 32 e il 38%, non abbastanza per governare da solo.
I principali antagonisti di sono i centristi di #SIEŤ (Rete), partito con l'hashtag fondato nel giugno 2014 dall'avvocato Radoslav Procházka e che i sondaggisti stimano fra il 10 e il 14%.
Ma è con la destra nazionalista che Fico potrebbe allearsi per rimanere alla guida del Paese.

L'ascesa dei socialdemocratici anomali di Robert Fico

Il premier slovacco Robert Fico.

Fondato nel '99 dall'ex parlamentare socialista Fico e presentato come alternativa capace di suggerire una 'terza via' e una 'nuova direzione' al Paese, l'attuale partito di governo ha ottenuto da subito numerosi consensi.
Nelle parlamentari del 2006 Direzione-Socialdemocrazia ha sconfitto i cristiano-democratici di Skdu-Ds del premier uscente Mikuláš Dzurinda. Una vittoria che ha portato alla formazione di un primo governo Fico sostenuto da una Grosse Koalition fra Smer-Sd, i conservatori populisti di Hzds e la destra del Partito nazionale slovacco (Sns).
IL GRANDE SALTO MANCATO. Nel 2010 i consensi per Smer-Sd sono passati dal 29,1% al 34,8%. Questa volta, però, nel formare il nuovo esecutivo assieme agli ex avversari di Skdu-Ds, Fico ha anche ceduto l'incarico di premier alla leader cristiano-democratica, Iveta Radičová. Questa alleanza fra centrosinistra e centrodestra è durata poco più di un anno. Già nell'ottobre 2011, infatti, il governo Radičová è caduto dopo non essere riuscito ad approvare il fondo europeo salva-stati e portando così alle elezioni anticipate nel marzo 2012.
Un voto rivelatosi trionfale per Smer-Sd che ha permesso al partito di governare in solitaria decretando il crollo degli ex colleghi di governo di Skdu-Ds scesi ad appena il 6,1% dei consensi. È a questo punto che Fico ha tentato il grande salto da primo ministro a presidente della Repubblica venendo però sconfitto – a sorpresa – dall'indipendente Andrej Kiska nel 2014.

Chiusura ai migranti per ottenere consensi

Il premier ungherese Viktor Orban.

Oggi in Europa non manca chi paragona Fico a Viktor Orbán. Una similutidine che può stare in piedi pensando al populismo nazionalista di entrambi nonostante il premier slovacco, al contrario del suo collega magiaro, si proclami socialdemocratico. E in effetti anche se a Bratislava governa il centrosinistra, in materia di politica estera la Slovacchia ha posizioni simili a quelle di Budapest e Varsavia, dove gli esecutivi sono di centrodestra.
Non a caso, il 29 febbraio il presidente polacco Andrzej Duda incontrando il suo omologo slovacco Andrej Kiska, ha ribadito: «Siamo d'accordo sulle nostre necessità e sul modo in cui guardiamo al nostro futuro e alla situazione europea».
IL NO ALLE QUOTE RIFUGIATI. Una unione d'intenti particolarmente evidente sul tema dei migranti. Nel settembre 2015, Bratislava, al pari di Varsavia, Budapest e Praga, aveva votato contro la decisione di Bruxelles di assegnare quote di rifugiati a ogni Stato membro. Un rifiuto appoggiato dall'opinione pubblica del Paese per l'89% contraria alla politica europea di accoglienza. E tutto questo nonostante la quota assegnata alla Slovacchia fosse di soli 803 rifugiati, pari allo 0,015% della popolazione.
Posizioni che non sono mutate. Nei giorni successivi agli attacchi terroristici di Parigi del novembre scorso, Fico aveva lanciato l'eloquente slogan «Proteggeremo la Slovacchia». E nel gennaio di quest'anno ha ribadito che «l'idea di un'Europa multiculturale è fallita» aggiungendo che «la sicurezza degli slovacchi viene prima dei diritti dei migranti».
Ed è per garantirla che il governo slovacco «monitora ogni singolo musulmano nel Paese».
IN SINTONIA CON ORBÁN. Moniti e fobie che il presidente Kiska ha tentato di smorzare sulle colonne del settimanale Politico Europe: «Non abbiamo migranti in Slovacchia e non siamo toccati dall'emergenza. Dovremmo piuttosto concentrarci sui nostri reali problemi». Un appello caduto nel vuoto visto che il tema dei rifugiati è stato al centro della campagna elettorale di tutti i principali partiti, in un Paese che, secondo dati Eurostat, nel 2014 poteva contare su appena l'1,1% di residenti stranieri.
Di fatto, in materia di migranti oggi Bratislava è in perfetta sintonia con la linea di Orbán, approvata tanto dalla Polonia quanto dalla Repubblica Ceca.
Una posizione resa inequivocabile dalle recenti dichiarazioni alla stampa tedesca del ministro degli Esteri, Miroslav Lajcak: «Fino a che mancherà una coerente strategia europea, è legittimo per i Paesi dei Balcani proteggere i proprio confini. Noi li aiuteremo a farlo».
E il 15 febbraio a Praga, nel corso di un incontro straordinario dei quattro di Visegrad, non a caso esteso a due Stati balcanici come Bulgaria e Macedonia, il no ai rifugiati è stato confermato.

Verso un'alleanza di governo con la destra nazionalista

Migranti, controlli ai confini della Slovacchia.

Dal punto di vista economico la Slovacchia non se la passa male. E uno dei motivi del successo ottenuto da Smer-Sd è stata proprio la crescita registratasi nel Paese anche nei recenti anni di crisi per l'Europa iniziati poco dopo l'ingresso di Bratislava nell'Ue, avvenuto nel 2009.
Nel 2015 il Pil slovacco è cresciuto del 3,6%, lontano dall'exploit del +10,7% registrato nel 2007, ma comunque superiore alla crescita di appena lo 0,3% registratasi nell'Eurozona.
Certo, l'economia slovacca non è più la 'tigre dei Tatra' di 10 anni fa, ma visto quanto è accaduto nella vicina Ungheria, la situazione per i suoi 5,5 milioni di abitanti resta tutto sommato positiva.
La disoccupazione, vero tallone d'Achille di Bratislava, è in lieve calo e promette di scendere sotto il 10% nel 2016 per la prima volta in assoluto dall'ingresso della Slovacchia nell'Ue.
UN ASSE NON TROPPO INEDITO. Quanto questa tendenza dipenda dall'operato di Fico e quanto invece da fattori esterni e fondi europei è difficile da dire.
Di sicuro il partito di governo del premier slovacco rappresenta un centrosinistra anomalo. Direzione-Socialdemocrazia fa sì parte del Pse al pari del Pd renziano, ma esprime posizioni conservatrici in un mix di moderato nazionalismo, corporativismo e crescenti simpatie per Polonia e Ungheria, due Stati le cui recenti riforme costituzionali e dei media sono viste con sospetto da Bruxelles.
Se i sondaggi della vigilia dovessero essere confermati sabato 5 marzo, si profila una possibile e non inedita alleanza di governo fra il centrosinistra di Fico e l'estrema destra populista del Partito nazionale slovacco (Sns), stimata dai sondaggisti attorno al 7-8%.
E visto che nella seconda metà del 2016 Bratislava assumerà la presidenza del Consiglio dell'Ue, l'esito del voto è guardato con particolare attenzione nei palazzi di Bruxelles.

Twitter @LorenzoBerardi

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