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INTERVISTA 5 Marzo Mar 2016 1200 05 marzo 2016

Malin Björk: «Madri surrogate? È sfruttamento»

L'eurodeputata Björk: «Altro che consenzienti, per la maggior parte sono povere. Non c'è libera scelta, è sfruttamento». Sul ddl Cirinnà: «In ritardo e incompleto».

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da Bruxelles

Malin Björk è lesbica e della lotta per i diritti delle persone Lgbti ha fatto la sua bandiera.
Per garantire quelli di tutti i cittadini europei si batte ogni giorno dentro la Commissione europarlamentare per le libertà civili (Libe).
Ma di maternità surrogata, la vicepresidente del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea (Gue), non vuole proprio sentire parlare.
«AVERE UN FIGLIO NON È UN DIRITTO». Prima di tutto perché «avere un figlio non è un diritto, ma un desiderio umano», dice Björk a Lettera43.it. E per quanto importante, spiega, non può essere soddisfatto calpestando «un diritto fondamentale e da tutelare», ovvero «il diritto delle donne a non essere sfruttate».
Per quanto si definisca una politica di sinistra, attivista Lgbti e cittadina di un Paese come la Svezia fiore all'occhiello per il riconoscimento dei diritti civili, Bjork è prima di tutto una donna e davanti al caso Vendola, il politico italiano diventato padre con maternità surrogata, ha le idee chiare: «Non siamo dei forni a microonde», dice l'eurodeputata, «i nostri corpi non possono essere sfruttati come una macchina che sforna servizi a clienti o anche solo ad amici».

Malin Björk.

DOMANDA. La maternità surrogata non deve essere quindi una libera scelta?
RISPOSTA. È una questione molto complessa, che ha a che fare con il potere, non con la libera scelta. Quando si parla di surrogata, parliamo di rapporti di forza e per la donna purtroppo non c'è niente di buono.
D. Vietarla non è una discriminazione?
R.
Non penso proprio. Sono una femminista e una attivista Lgbti, ma per me la commercializzazione dei corpi delle donne come se fossero delle macchine industriali riproduttive non è accettabile.
D. Rapporti di forza che molti negano perchè dicono che le mamme surrogate sono consenzienti e favorevoli...
R. Non mi pare proprio. Nella maggior parte dei casi vediamo soprattutto persone ricche che pagano donne povere per ricevere dei bambini come se fosse una consegna.
D. Le persone che non possono avere figli parlano di un gesto di amore, di una donazione nel senso più nobile.
R. So che è complesso, anche in Svezia c'è un dibattito sulla questione. Io non sono contro lo sviluppo della scienza, o l'uso della tecnologia da parte delle persone che non riescono ad avere bambini. E non sono nemmeno contro il desiderio di maternità o paternità in sè, che può essere davvero grande e nobile.
D. Che cosa critica allora?
R. Sono contro il fatto che per soddisfare il desiderio di paternità o maternità, che è legittimo, ripeto, si usi il corpo di qualcuno altro. Sono contro la maternità trasformata in un servizio che tu fornisci a qualcuno altro.
D. Detto da una donna di sinistra non suona proprio come una rivendicazione del principio di autodeterminazione.
R. Non è una questione di sinistra, anche nel mio partito il dibattito è aperto e ci sono diverse posizioni.
D. La sua è più conservatrice?
R. No, proprio in quanto persona di sinistra è molto difficile per me accettare la maternità surrogata, perchè ci sono diversi dimensioni da considerare, non solo quella del desiderio umano.
D. Quali sono le altre?
R.
Prima di tutto c'è la dimensione del bambino e poi quella etica e razziale, nel senso che sono principalmente donne che vengono da paesi poveri e sottosviluppati a fare la surrogata non può quindi essere considerata una vera e propria libera scelta.
D. C'è però chi sostiene che essendo ormai una realtà, sarebbe meglio avere una legge ad hoc.
R. È problematico riconoscere con una legge questo tipo di industria, lo sfruttamento dei nostri corpi non può essere normalizzato.
D. In molti Paesi infatti è illegale.
R. Ma anche nei Paesi in cui è vietato c'è gente che lo fa lo stesso, come in Svezia. Basta che la mamma surrogata rinunci ai propri diritti e li ceda all'altro genitore. Il problema è che non si può fare una legge per istituzionalizzare un rapporto di potere dove il corpo della donna diventa puro strumento.
D. Che cosa propone?
R. Dovremmo studiare e trovare altri modi per soddisfare il desiderio di genitorialità delle persone che non possono avere figli.
D. Per esempio?
R.
La possibilità di riconoscere la genitorialità a più di due figure. Il modello eterosessuale non corrisponde più alla società di oggi, madre e padre fanno un figlio e va bene, ma se poi queste persone si separano e si risposano, i loro partner devono poter riconoscere i loro figli come propri. È solo un'estensione di diritto all'affetto.
D. Basterebbe quindi rendere più semplici le adozioni?
R.
In Belgio per esempio per una coppia gay è molto difficile anche solo adottare un bambino. Molte associazioni che si occupano delle adozioni sono cattoliche e non prendono proprio in considerazione le domande da parte delle coppie omosessuali. C'è ancora una filiera cattolica che crea un muro davanti alla richieste di single o coppie gay.

Le unioni civili in Italia: una legge in ritardo e fatta a metà

D. In Italia una breccia è stata aperta, forse riusciremo ad avere una legge almeno sulle unioni civili: cosa ne pensa?
R. Sarebbe bello dare finalmente all'Italia il nostro benvenuto nel 2016. Era ora che nel 21esimo secolo si facesse una legge per garantire il diritto delle coppie dello stesso sesso di amarsi senza essere discriminate, parliamo di diritti basilari.
D. Tranne quello di poter adottare i figli del proprio compagno.
R.
Che senso ha allora questa legge? A cosa serve? È solo per avere diritti di proprietà? Già non è un vero matrimonio e non possono nemmeno adottare i figli dei loro compagni?
D. Era previsto, ma poi ci sono stati dei cambiamenti...
R.
Sono molto sorpresa e amareggiata, perché facendo così i diritti dei bambini non vengono rispettati. Parlo di quei figli che esistono già, sono lì, indifesi. Bisognerebbe solo fare in modo che la loro vita sia più giusta, più serena e sicura.
D. Nel Nord Europa è diverso?
R. È chiaro che il ruolo della Chiesa cattolica, non dei cattolici che hanno una fede religiosa, ha giocato un ruolo molto forte nel condizionare le scelte dei governi e soprattutto convincere le persone a lottare contro questo diritto. Parliamo di persone che si amano, che crescono dei figli insieme e che chiedono solo di poterlo fare nel rispetto della legge, che deve tutelarli.
D. Quindi quella italiana è una vittoria di Pirro?
R. Scusate, ma siete davvero in ritardo e per di più avete fatto il lavoro a metà.
D. E a farlo è stato un governo di sinistra, anzi di coalizione con la destra. È questo il prezzo della governabilità?
R. Sì, quando si fanno compromessi con la destra. E come sempre a pagarlo sono le fasce meno tutelate, le minoranze, le persone Lgbt, per non parlare delle donne, che vengono sempre messe in secondo piano, è una vera e propria strategia.
D. Strategia maschilista?
R.
Siamo nel 2016, le politiche sociali dovrebbero essere diverse, dovrebbero soddisfare e interpretare la realtà, venire incontro alle esigenze dei cittadini di oggi, alle loro vite.
D. Invece le limitano?
R. Le mortificano. Oggi i bambini dovrebbero avere diritto a essere riconosciuti da più di due genitori, se uno di questi si rifà un'altra vita, magari anche con una persona dello stesso sesso, i figli devono potere fare parte anche di quel nucleo familiare. è una questione di dare e riconoscere una ricchezza in più anzichè negarla.
D. La legge dovrebbe supportare questi nuovi modelli sociali?
R.
Sono modelli familiari. Chi potrei mai ferire o danneggiare riconoscendo il figlio della mia partner?

Twitter @antodem

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