CENSURA 5 Marzo Mar 2016 1050 05 marzo 2016

Turchia, la polizia nella sede del quotidiano Zaman

Lacrimogeni e cannoni ad acqua in redazione. Il maggior giornale del Paese zittito dal governo.

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Cannoni ad acqua e gas lacrimogeni. Quella che si è vissuta la notte del 4 marzo nella redazione di Zaman, a Istanbul, è una scena di guerriglia urbana. Il quotidiano più diffuso del Paese chiuso, commissariato per decisione di un tribunale turco.
Recep Tayyip Erdogan non può permettersi il lusso di avere contro un organo di stampa, a maggior ragione se si tratta di un giornale che sfiora il milione di copie di diffusione, è stampato in 11 Paesi, distribuito in 35 e pubblicato in 10 lingue diverse.
SCONTRI COI MANIFESTANTI. Così ha scatenato la magistratura e la polizia, intervenuta per disperdere i manifestanti radunatisi fuori dalla redazione, scortare all’interno i manager nominati per commissariare Zaman e accompagnare all'uscita i dipendenti del giornale. Il direttore Abulhamit Bilici e altri giornalisti sono stati licenziati.
Le forze dell'ordine hanno poi alzato delle barricate per impedire ai lettori di entrare nella sede, proseguendo nel lancio di lacrimogeni anche durante la giornata del 5 marzo.
Un colpo letale quello inferto al quotidiano vicino all’imam Fethullah Gülen, fondatore e leader del movimento islamista Hizmet, accusato dal governo di Ankara di propaganda terroristica.
E pensare che, una volta, Erdogan e Gülen erano alleati, e Zaman era una delle voci più autorevoli a supporto dell’Akp. Ma quando il partito del presidente è salito al potere, Gülen si è allontanato dalle sue decisioni, e il quotidiano si è fatto critico.
ACCUSATO DI AVER MONTATO LO SCANDALO CORRUZIONE. Da quel momento Erdogan ha provato in tutti i modi a frenare uno dei suoi avversari più forti. Nel 2013 l’ha accusato di aver esercitato pressioni sugli organi di giustizia montando lo scandalo corruzione contro ministri e burocrati dell’Akp. Il punto di rottura definitivo delle loro relazioni.
Il 14 dicembre 2014 due dozzine di giornalisti vicini a Gülen sono stati arrestati, causando la veemente reazione occidentale. Tra questi c’era anche l’ex direttore di Zaman, Ekrem Dumanli. Cinque giorni più tardi, Dumanli e altri sette reporter sono stati scarcerati per assenza di prove.
LA FUGA DEGLI EDITORIALISTI PRO-ERDOGAN. Negli ultimi anni Zaman ha visto diversi editorialisti filo governativi lasciare le sue fila, completando il suo passaggio da giornale pro Erdogan a organo d’opposizione. Il 9 ottobre 2015, a finire in manette a causa di alcuni tweet critici nei confronti del presidente, era stato Bülent Kenes, direttore del Today Zeman, propaggine in lingua inglese del quotidiano posto sotto sequestro il 4 marzo 2016.
Zaman non è certo l’unico organo di stampa colpito dalla furia repressiva dell’Akp. Nel settembre 2015, tre giornalisti di Vice News furono arrestati con l’accusa di terrorismo per aver utilizzato sistemi di crittografia atti a proteggere le loro comunicazioni. Un destino del tutto analogo a quello toccato alla reporter olandese Frederike Geerdink. Il 5 dicembre 2015 era stato il turno della chiusura del blog satirico del fumettista Carlos Latuff.
TURCHIA 149ESIMA PER LIBERTÀ DI STAMPA. Secondo le statistiche di Reporters without borders, la Turchia è al 149esimo posto per libertà di stampa su 180 Stati censiti. Nel 2013 il Paese ha realizzato il record di giornalisti incarcerati: 40, cinque in più dell’Iran. Durante le manifestazioni di Gezi Park, furono contati 150 attacchi violenti contro inviati di vari giornali.
«Il governo turco ha sequestrato una delle ultime voci critiche della Turchia... È la fine della democrazia», ha commentato il giornalista Emre Soncan su Twitter, mentre l'hashtag #ZamanDaily scalava la classifica dei trending topic. Ma forse, in Turchia, la democrazia è finita da tempo.

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Twitter @GabrieleLippi1

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