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VERTICE 7 Marzo Mar 2016 1730 07 marzo 2016

Migranti, la Turchia chiede altri 3 miliardi all'Ue

Ankara aumenta il conto per fermare i flussi. E pretende un percorso accelerato per la sua adesione all'Ue.

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Altri 3 miliardi. Tanto chiede la Turchia all'Unione europea per gestire la crisi dei migranti. E non è tutto. Perché oltre all'aumento dei fondi, Ankara ha avanzato anche richieste politiche e di ulteriori finanziamenti, chiedendo in particolare un accesso più veloce ai visti Schengen per i cittadini turchi ed un processo accelerato per la sua richiesta di adesione.
Il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz, in una conferenza stampa a margine del vertice sui migranti in corso a Bruxelles, ha spiegato che il finanziamento supplementare a favore della Turchia dovrebbe essere versato nel 2018, sottolineando che nel caso del primo fondo il parlamento europeo ha «accelerato le procedure, ma sono stati gli stati membri a rallentare».
Poche ore prima era stato Recep Tayyip Erdogan ad avanzare le sue rivendicazioni.
ERDOGAN: «NE ABBIAMO SALVATI 100 MILA». «Abbiamo salvato quasi 100 mila rifugiati nel Mediterraneo orientale», aveva detto il presidente turco, «l'Ue deve ancora darci i 3 miliardi di euro promessi quattro mesi fa».
Secondo quanto spiegato da fonti diplomatiche, Ankara si è inoltre offerta di riprendere tutti i migranti che illegalmente hanno raggiunto l'Ue da una certa data in poi (e non in modo retroattivo) - sia gli economici che i richiedenti asilo - ma ha proposto un meccanismo secondo il quale, per ogni profugo siriano riammesso, l'Ue ne accolga uno in modo legale dalla Turchia.
Ma le richieste turche rischiano di inasprire ulteriormente i toni del vertice in corso a Bruxelles tra Ue e Turchia, tra veti incrociati e posizioni apparentemente inconciliabili.
Anche perché Schulz ha rispedito al mittente il «tentativo di legare la crisi dei migranti al processo di adesione della Turchia alla Ue», ed è tornato all'attacco sulla «preoccupazione per gli sviluppi per la libertà dei media», facendo riferimento al caso Zaman. «Il processo dura da 10 anni e non può essere la precondizione per trovare soluzioni rapide nella crisi dei rifugiati», ha commentato Schulz.
ORBAN: «NESSUN REINSEDIAMENTO IN EUROPA». «Non ci possono essere discussioni su reinsediamenti diretti dalla Turchia all'Europa, sicuramente non in Ungheria, perché non c'è possibilità che il governo ungherese faccia alcun tipo di concessione», ha sbottato il premier ungherese Viktor Orban. «Consideriamo che il reinsediamento in Europa sia un errore, se prendiamo i migranti direttamente da Grecia o Turchia è un invito alle danze. Si getta benzina sul fuoco. Poi ne verranno anche di più».
Gli ha fatto eco il cancelliere austriaco Werner Faymann: «Sono favorevole a dire parole chiare: chiuderemo tutte le rotte, anche quella Balcanica. I trafficanti non devono avere alcuna opportunità».
Secondo Faymann, è stato finora troppo semplice «lasciar passare le persone». Una politica contro cui Vienna rimane ferma: «Più chiaramente saremo contro, tanto meglio», ha ribadito il cancelliere.
A gettare acqua sul fuoco ci ha provato Christiane Wirtz, la portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo cui l'idea di chiudere la rotta dei Balcani è solo una «speculazione».
Ma la situazione è complessa, e secondo il premier belga Charles Michel, «l'unica soluzione per proteggere Schengen e il progetto europeo è la chiusura ermetica delle frontiere esterne Ue ai flussi irregolari e non controllati di migranti». E per farlo c'è bisogno della Turchia.

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