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VIDEO 7 Marzo Mar 2016 1614 07 marzo 2016

Russia, il canto dissidente di Gorbaciov

L'ex leader sovietico intona una canzone al suo compleanno. Accompagnato dalla rock star anti Putin Andrei Makarevich.

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Venticinque anni fa, in un giorno di Natale del 1991, Michail Gorbaciov si dimetteva da presidente dell'Unione Sovietica, anticipando di 24 ore lo scioglimento dello Stato che con le sue riforme aveva portato fuori dalla Guerra Fredda contro gli Stati Uniti.
A 85 anni, e con un Nobel per la Pace alle spalle, Gorbaciov non ha smesso di fare politica. È successo, in un certo senso, anche alla festa per il suo ultimo compleanno. Con una canzone.

  • Michail Gorbaciov canta durante il suo 85esimo compleanno.


L'ex presidente ha dimostrato ai suoi ospiti (e al mondo intero) di saper cantare molto bene, ma è andato oltre. Perché l'uomo che lo accompagnava alla chitarra, seduto alla sua destra, è Andrei Makarevich, rock star bandita da Putin perché dissidente con le politiche del governo e simpatizzante ucraino. Un fatto che gli è costato la cancellazione di tutti i concerti in programma in Russia negli ultimi due anni.
«LA PAURA È PERICOLOSA». Secondo quanto riportato dal Daily Beast, potrebbe esserci anche un album in arrivo. Il sito ha anche realizzato un'intervista esclusiva con Gorbaciov, che si è espresso in modo molto critico nei confronti di Putin e ha parlato del rischio del ritorno dello stalinismo per un Paese in cui gli atti nostalgici si sono recentemente moltiplicati: «La paura è molto pericolosa», ha detto l'ex presidente sovietico, «Quando le persone sono spaventate dal potere politico, gli eventi possono precipitare nel modo peggiore. Abbiamo bisogno di libertà di parola, di dialogo tra la società e chi è al potere, soprattutto sulle tematiche di maggiore attualità. Continuo a sostenere che non dovremmo mai avere paura della nostra gente. Per comprendere perché non dobbiamo permettere il ritorno dello stalinismo dobbiamo guardare indietro al 20esimo Congresso del Partito comunista». Il riferimeto è all'assemblea del 1956, quattro anni dopo la morte di Stalin, quando Nikita Kruschev, all'epoca primo segretario del partito, denunciò il culto della personalità del suo predecessore.
«IL CREMLIN NON LO PRENDE SUL SERIO». Quelle di Gorbaciov sono parole forti e coraggiose, ma secondo l'autore e attivista per i diritti umani Zoya Svetova, sentito anche lui dal Daily Beast, «nessuno al Cremlino le prende seriamente, dal momento che non ha la forza di portare migliaia di persone in strada».

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