Missile Dotazione Iran 160309170214
ANALISI 9 Marzo Mar 2016 1551 09 marzo 2016

Teheran è fuori controllo: ora non si torna indietro

L'Iran simula la distruzione di Israele. Obama, che ha creato il mostro, è impotente. 

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Un missile in dotazione all'Iran.

Ennesimo risultato scandaloso dell’accordo sul nucleare con l’Iran voluto da Barack Obama: i Pasdaran iraniani hanno effettuato un'esercitazione lanciando missili continentali assolutamente proibiti dal trattato.
Ma questo è nulla. «La ragione per cui abbiamo progettato i nostri missili con un raggio di 2 mila chilometri è che siano in grado di colpire il nostro nemico, il regime sionista di Israele, da una distanza di sicurezza»: queste sono le parole di Ali Hajizadeh Amir, comandante dei Guardiani della rivoluzione iraniani, citato dall'agenzia di Stato Isna che ha precisato: «Sull’ogiva dei missili balistici lanciati era scritta la frase in lingua ebraica 'Bisogna distruggere Israele'».
UN MESSAGGIO A ISRAELE. Un messaggio politico chiarissimo, di massima aggressività, supportato da un successo tecnologico inquietante: i missili a media portata necessitano di una tecnologia e di una struttura industriale non indifferenti, di cui evidentemente oggi l’Iran dispone, e soprattutto hanno senso militare solo se armati di bomba atomica.
Con innesco esplosivo tradizionale, a fronte di un enorme costo per vettore, l’effetto dirompente sull’obiettivo è infatti assolutamente sproporzionato, in negativo. In particolare, i test hanno riguardato due tipologie di missili: i Qadr-H e il Qadr-F, a medio raggio con sistema di puntamento di precisione, e i Shahab, balistici a lungo raggio, nelle versioni 1 e 2.
E ALL'ARABIA SAUDITA. Un messaggio implicito anche per l’Arabia Saudita.
La gittata è perfettamente commisurata sui più importanti target sauditi, a iniziare da una Riad che è ben più vicina all’Iran di quanto non sia Israele.
I test, va notato, sono stati palesemente effettuati con l’assenso della Guida della Rivoluzone Ali Khamenei, da cui i Pasdaran dipendono direttamente, sfuggendo completamente al comando e al controllo del presidente della Repubblica Hassan Rohani, che ha giurisdizione solo sulle Forze Armate, peraltro dotate di sistemi d’arma e massa d’urto assolutamente secondari rispetto a quelli in dotazione ai Pasdaran.

La minaccia di Biden non è credibile

Il vicepresidente degli Usa, Joe Biden.

A fronte di questa palese, voluta, provocazione contro Tel Aviv e Riad, debolissima è stata la reazione del vicepresidente americano, Joe Biden, in visita in Israele e nei Territori: «Se questa notizia venisse confermata, gli Stati Uniti prenderanno delle iniziative».
Quali iniziative? Non si vede quali possano essere se non proteste verbali. Di certo, Obama non può permettersi oggi di mettere in crisi il meccanismo di abolizione delle sanzioni contro l’Iran innescato dall’accordo sul nucleare. Il partito democratico è in piena campagna elettorale ed è terremotato dalla nuova cometa Bernie Sanders.
OBAMA NON PUÒ FARE NULLA. Obama, peraltro, sommerso ormai dalle critiche per la sua suicida linea non interventista sulla Siria, ha solo una possibilità: chiudere la sua presidenza e uscire di scena forte dei suoi due successi sul piano internazionale.
Il primo, indubitabile, conseguito con l’effettivamente “storico” disgelo con Cuba. Il secondo, che è stato il suo baricentro di politica mediorientale, è appunto la road map di pacificazione con l’Iran. Per il resto, soprattutto sul punto nodale dei rapporti con la Cina, i suoi risultati sono disastrosi.
KHAMENEI NE APPROFITTA. Questo quadro è chiarissimo a Teheran. Khamenei, i Pasdaran e l’ala oltranzista del regime - che ne controlla la golden share - sanno perfettamente di poter fare quello che vogliono, di poter organizzare qualsiasi provocazione, senza che Obama possa mettere in crisi l’implementazione dell’accordo sul nucleare.
In questo contesto si inserisce la provocazione gravissima, la messa in scena macabra della “distruzione virtuale di Israele”.
Sigillo drammatico al fallimento della strategia obamiana.

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