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EUROPA 10 Marzo Mar 2016 2002 10 marzo 2016

Brexit, Hawking e 150 scienziati contro l'uscita dall'Ue

L'appello degli accademici della Royal Society: «Sarebbe un disastro per la scienza». L'Ocse: «Impatto negativo sull'economia».

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L'astrofisico britannico Stephen Hawking.

«La Gran Bretagna fuori dall'Ue? Sarebbe una catastrofe». Il messaggio è di Stephen Hawking, fisico britannico di fama mondiale e cervello lucidissimo a dispetto della malattia paralizzante, che prende oggi posizione in veste di primo firmatario d'una lettera sottoscritta da 150 illustri scienziati della Royal Society per dire 'no' alla Brexit al referendum del 23 giugno: appuntamento cruciale per il regno e per tutta l'Europa.
«UN DISASTRO PER LA SCIENZA». L'appello, indirizzato al Times, va dritto all'obiettivo, senza incertezze. Il divorzio di Londra da Bruxelles, argomentano gli accademici, sarebbe innanzi tutto «un disastro per la scienza» e per la ricerca in Gran Bretagna: territori nei quali l'integrazione, la circolazione delle persone e lo scambio d'idee sono vitali non meno dell'aria che si respira. «Oggi - scrivono i 150 professori - noi reclutiamo molti dei nostri migliori ricercatori in Europa continentale, inclusi i più giovani che hanno potuto godere di borse di studio Ue e hanno scelto di trasferirsi qui. Se il Regno Unito se ne andasse e vi fossero restrizioni alla libertà di movimento degli scienziati fra Gran Bretagna ed Europa, per la scienza e le università britanniche sarebbe il disastro».
NON FARE LA FINE DELLA SVIZZERA. In particolare, a preoccupare alcune fra le menti più brillanti dell'isola è l'idea di fare un po' la fine della Svizzera, che pare stia andando incontro a crescenti difficoltà nell'attirare talenti in erba dopo aver introdotto limitazioni all'ingresso di lavoratori stranieri. Dietro il testo pubblicato dal Times c'è l'attivismo di sir Alan Fersht, luminare e pioniere nello studio delle proteine che ha saputo convincere ben il 70% di tutti gli onorevoli membri della Royal Society che insegnano a Cambridge. La Royal Society è un'istituzione pubblica di grande tradizione che annovera centinaia di scienziati e ricercatori, compresa un'ottantina di premi Nobel.
ENDORSEMENT IMPORTANTE. Hawking - astrofisico e matematico celebrato pure dal grande cinema con il film biografico 'La teoria del tutto' - ne rappresenta senz'altro una figura simbolo. Per questo il suo endorsement europeo, condiviso da molti nel mondo universitario e della cultura del regno fin dall'inizio del dibattito sulla Brexit, non è destinato a passare inosservato.
Anche se non scalfisce le certezze del variegato fronte euroscettico, che per ora evita una polemica troppo diretta verso la lettera dei 150 e continua semmai a concentrarsi sulle presunte frasi anti-Ue attribuite nel 2011 alla regina: frasi di cui Buckingham Palace si è affrettato ieri a ridimensionare il senso, in una nota carica d'irritazione verso la stampa, ma che secondo alcuni sarebbero state fatte filtrare niente meno che da uno dei ministri 'ribelli' del governo Cameron, il titolare della Giustizia, Michael Gove, nemico dichiarato di Bruxelles.
LA FINANZA NON VUOLE LA BREXIT. Sulla trincea del sì all'Europa, nuove adesioni arrivano intanto dalla City e dall'establishment economico-finanziario. L'abbandono della nave europea sarebbe «negativo per la Gran Bretagna, il continente e l'economia globale», ha avvertito oggi stesso Catherine Mann, capo economista dell'Ocse, che incrociando il fioretto col sindaco della capitale britannica, Boris Johnson, ha aggiunto di non essere convinta dalle sue argomentazioni sulle magnifiche e progressive sorti di un Paese «libero» dalla «galera» comunitaria. Per Mann, al contrario, la sola rinegoziazione di accordi doganali fra Londra e Bruxelles durerebbe almeno 2 anni: dominati a suo parere dall'incertezza, tanto sui mercati quanto per le tasche della gente.

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