Massimo Alema 140828170235
MAMBO 11 Marzo Mar 2016 0944 11 marzo 2016

D'Alema ha ragione: o il Pd torna unito o muore

Le divisioni interne sono arrivate al limite. Adesso il partito deve pensare ai cittadini.

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Massimo D'Alema.

Ho ricordato alcune volte un aneddoto che mi raccontarono a Foggia alcuni esponenti del Pci di Capitanata per calmare i miei bollori giovanili.
Il protagonista era Ruggiero Grieco, foggiano, dirigente comunista dell'emigrazione e persino segretario del Pcd'I in esilio, ricordato per quella famosa lettera in cui si rivolgeva a Gramsci come al «capo dei comunisti». Il fondatore del Pci pensò che proprio quella lettera lo avesse danneggiato nel processo davanti al Tribunale speciale del fascismo.
Di qui tanti sospetti, talmente tanti che dopo la Liberazione Grieci ebbe un ruolo non di primissimo piano nel Pci, malgrado le sue capacità.
Era foggiano è più volte al mese in città riceveva i 'compagni' che si lamentavano ora di questo ora di quel dirigente, finché non gli sentirono dire a uno dei questuanti e con riferimento agli accusati: «Porta pazienza, questi presi uno per uno sono tutti fetienti, tu pensa alla classe».
IL PD RISCHIA UN FLOP ALLE AMMINISTRATIVE. Sapete tutti che il termine 'classe' non e più spendibile, molti sociologi fanno altre analisi delle divisioni sociali, tuttavia siamo in tempi di grandi e crescenti disuguaglianze e il concetto espresso da Grieco resiste e oggi potrebbero adottarlo gli esponenti della sinistra Pd.
Non c'è dubbio che Renzi sia nato politicamente perché il Partito democratico era gravemente malato, non c'è altrettanto dubbio che la sua carica vitale è sembrata la medicina giusta. A me pare che il medico ora sia andato in confusione.
L'ipotesi di una débâcle alle amministrative è sempre più concreta. La sconfitta del premier non innescherebbe però nessun circuito virtuoso. Chi rimarrà a casa ci rimarrà definitivamente, il campo della sinistra si auto-ghettizzerà, destra e Grillo domineranno la scena politica.
Il segretario dem è logorabile, e il suo nervosismo rivela quanto lui avverta il pericolo, ma un Renzi abbattuto sarebbe l'ennesima ferita auto-inferta dalla sinistra nel suo insieme.
Certo alcuni suoi pasdaran sono francamente insopportabili. Orfini e Serracchiani, per tacere di alcune firme sull'house organ, sono i principali nemici dell'ex sindaco di Firenze.
Stupidamente arroganti. Su Facebook cresce una piccola corte di sfegatati ammiratori del premier, nonché censori di tutto ciò che assomigli alla sinistra, che è formata da ex comunisti, anzi, per essere più precisi, da ex dalemiani.
Qui D'Alema dovrebbe fare una riflessione, perché l'idea che il leader rappresenti con la propria persona il 'campo politico' viene da lui e dai Lothar che poi lo hanno tradito e oggi, in modo indecente, lo insultano.
I DEM LAVORINO ALLA PACIFICAZIONE INTERNA. Servirebbe a questo punto, e spero che il convegno della sinistra Pd vada in questa direzione, una specie di protocollo di pacificazione che potrebbe prevedere: a) il rispetto assoluto delle minoranze, anche con l'allontanamento di dirigenti con ruoli apicali non in grado di rappresentare l'unità del partito; b) il sostegno ai candidati eletti nelle primarie dopo aver dato vera soddisfazione ai ricorsi, penso a Bassolino; c) l'urgenza di un congresso che separi la carica di segretario da quella di premier.
Ci sono poi altri problemi e alcuni di essi sono descritti magnificamente dal mio vecchio direttore Alfredo Reichlin sul giornale che porta un nome bellissimo, contraddetto dalle scelte editoriali quotidiane.
Cari amici della sinistra, le parole di D'Alema su questa classe dirigente del Pd sono una descrizione forte ma veritiera di ciò che sta diventando il partito, ma anche a voi direi, con Ruggiero Grieco: presi uno per uno sono tutti fetienti, ma voi pensate alla classe.
Pensate a quell'Italia delle diseguaglianze che le statistiche non rilevano, pensate a quel mondo di poveri o di ceti medi impoveriti o che hanno il terrore di diventarlo, pensate a chi dopo anni di battaglie se ne sta a casa incazzato nero o a quei giovani che sanno che la storia non è iniziata con Renzi né finirà con lui.

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