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INTERVISTA 12 Marzo Mar 2016 1200 12 marzo 2016

Turchia e migranti, l'analista Dede: «Erdogan bluffa»

Il piano di Ankara sui profughi è «generico». Erdogan «ha bisogno di Ue e Nato», dice l'esperto Orhan Dede. «L'Europa non sia debole. E si occupi della Siria».

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da Bruxelles


Manca meno di una settimana alla resa dei conti.
Il 17 marzo, al summit Ue, i leader dei 28 Stati membri devono dare una risposta al premier turco Ahmet Davutoglu su come risolvere la questione migranti: bloccare il flusso in cambio di una accelerazione del processo di adesione all'Unione europea è la proposta di Ankara.
Molti lo hanno letto come un ricatto, altri come la débâcle della credibilità dell'Ue, disposta a mercanteggiare la vita degli stessi rifugiati in cambio di una soluzione rapida alla crisi migratoria che sta dividendo i Paesi membri.
«Ma non è certo un piano sulla gestione dei migranti, che metterà fine ai problemi», spiega a Lettera43.it Orhan Dede, analista turco del think tank di Bruxelles European policy center.
«SIRIA QUESTIONE CENTRALE». «Qualsiasi soluzione che non sia capace di affrontare la questione centrale, ovvero la Siria, è destinato a fallire», ricorda Orhan, «e la volontà di risolvere la crisi migratoria deve essere la leva per far collaborare tutti, senza ricattarsi a vicenda mettendo sul piatto la vita dei rifugiati».
Eppure in questi giorni i politici europei stanno cercando di trovare una posizione comune proprio sulla proposta turca, secondo la quale per ogni richiedente asilo siriano riportato dalla Grecia in Turchia, l'Ue deve prendersi un rifugiato siriano dal territorio turco.
EUROPARLAMENTO SCETTICO. Per ora gli europarlamentari hanno espresso il loro scetticismo davanti a un accordo che per quanto necessario rischia di minare i valori fondanti dell'Ue e del diritto internazionale: «Quello che stiamo facendo è dare le chiavi di entrata in Europa al successore dell'Impero Ottomano, al sultano Erdogan», ha detto il leader dei liberali europei Guy Verhofstadt.
Nononstante le riserve dei deputati europei però, negli Stati membri il dibattito è molto più cauto: il ministro dell'Interno Angelino Alfano, al suo arrivo al consiglio Affari interni Ue il 10 marzo, ha detto che sull'intesa Ue-Turchia «noi diamo un giudizio concreto, e la concretezza ci fa dire che arginare il flusso dalla Turchia significa sgonfiare il rischio che la rotta balcanica possa creare ulteriori divisioni in Europa e possa creare anche una rotta dall'Albania verso l'Italia».
TURCHIA PARTNER AFFIDABILE? Il Consiglio Ue ha ribadito nelle conclusioni finali: «La Turchia è il partner principale dell'Ue nella gestione dei flussi migratori e nella lotta contro il traffico di migranti».
Una realpolitik che rispecchia la necessità di risolvere i problemi che affliggono i singoli governi e i rapporti con gli altri Stati membri, ma che non mira a una soluzione definitiva.
Quello che manca è infatti «una visione d'insieme, a lungo termine».

Orhan Dede, analista turco del think tank di Bruxelles European policy center.


DOMANDA. Davanti alla crisi dei rifugiati si guarda il dito e non la luna?
RISPOSTA. La comunità internazionale deve capire che se il problema non viene risolto alla base, ovvero in Siria, il flusso di profughi continuerà. E non importa quante e quali misure verranno prese. Parliamo di milioni di profughi.
D. L'intesa Ue-Turchia quindi non risolverà nulla?
R. Il piano proposto da Ankara è troppo generico. Non è concreto, mancano i dettagli. E soprattutto non spiega come è possibile riportare in Turchia i richiedenti asilo arrivati in Grecia senza violare il diritto internazionale sui rifugiati.
D. Proprio su questo punto l’Alto commissario dell’agenzia Onu ha già espresso «profonda preoccupazione» e forti criticità giuridiche.
R.
Nessun Paese al mondo, e quindi nemmeno la Turchia, ha il diritto di ripulire la sua cattiva reputazione per non avere rispettato i diritti civili, né rifarsi l'immagine politica, usando i rifugiati.
D. Per ora però dall'Ue sono arrivati solo ringraziamenti alla Turchia e l'ok per un primo finanziamento di 3 miliardi...
R.
È vero che la Turchia ha aiutato i rifugiati più di qualsiasi altro Paese e noi tutti, per il bene dell'umanità, dovremmo ringraziarla per questo. Ma l'Europa deve fare di più.
D. Che cosa?
R.
Elaborare una soluzione politica vera. Impedire a qualsiasi Paese di usare rifugiati come strumento per migliorare le proprie relazioni interne o esterne. L'Ue deve smettere di mostrarsi debole, senza una leadership, altrimenti tutti la tratteranno come tale.
D. E la ricatteranno come sta facendo il governo di Erdogan ora?
R.
Più che parlare di minaccia, direi che la Turchia sta sfruttando ad arte ogni occasione per ottenere il silenzio dell'Ue sulle questioni dei diritti civili che la riguardano e davanti alle quali Bruxelles dovrebbe alzare la voce.
D. Chi la spunterà?
R.
Se si continua così non ci saranno vincitori. Il gioco è molto pericoloso non solo per i profughi, ma anche per le relazioni tra Ue e Turchia: credo che i rapporti tra i due non siano abbastanza forti per superare un tale scontro.
D. Per ora a fare il gioco duro è la Turchia.
R.
Ma il suo è solo un bluff. La Turchia ha bisogno dell'Ue, della Nato e del mondo occidentale, oggi più che mai. Serve però una controparte politica abile e capace di ricordare a Erdogan i suoi limiti.
D. Quali sono?
R.
In questo momento la Turchia è un Paese alienato, spinto ai margini del Medio Oriente, in procinto di una guerra totale con la Russia. Solo un anno fa avevamo un Paese differente, che aveva buone relazioni con Putin e con la Cina. Erdogan aveva persino detto che «l'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione era meglio dell'Ue».
D. Ora ha cambiato idea?
R.
Tutto è cambiato: una serie di politiche sbagliate intraprese negli ultimi anni hanno lasciato Ankara senza amici. Erdogan è completamente isolato e non si può permettere nessun braccio di ferro. Purtroppo oggi la Turchia non ha alcun posto dove andare.
D. Di sicuro vuole entrare nell'Ue.
R.
Sì, ma Erdogan non sa condurre bene il gioco, sta lasciando tutto in balia degli eventi. E questo livello di improvvisazione è peggio di qualsiasi altra strategia, perché imprevedibile e inaffidabile per tutti.
D. Ma per i leader dei 28 non sembra esserci altra scelta.
R.
L'Ue non si nasconda dietro la Turchia o i migranti, deve difendere i propri diritti e valori anche davanti ad Ankara. Quello dei rifugiati è un problema comune e per questo devono lavorare insieme, ma prima di farlo Bruxelles deve chiedere a Erdogan più democrazia.
D. A convincere gli altri Stati membri potrebbe essere la Grecia: «Chiediamo l'attivazione immediata del piano congiunto Ue-Turchia», ha detto il ministro greco Mouzalas. Da nemici storici a partner strategici?
R.
Dal 1999 le relazioni tra i due Paesi sono migliorate. Ma il problema è che sono entrambi mediterranei, emozionali, irrazionali, istintivi e i problemi sono rimasti lì, irrisolti.
D. L'emergenza profughi potrebbe unirli?
R.
Sicuramente sì, la Grecia è stata lasciata sola a risolvere tutti i problemi, così ha iniziato a collaborare con la Turchia, ma non penso che insieme possano ottenere molto. Sono pessimista. Il vero problema è in Siria.


Twitter @antodem

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