M5s: Bedori, candidatura a disposizione
IL PUNTO 15 Marzo Mar 2016 1424 15 marzo 2016

Di Maio e la carica fantasma di responsabile enti locali M5s

Fan di Appendino e Raggi, a Milano non si è mai speso. Ma qual è il suo ruolo nel M5s?

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Cosa significa realmente la carica di 'responsabile enti locali' del Movimento 5 stelle? Quali sono i suoi compiti, quali gli interlocutori?
Osservando l'attività di Luigi Di Maio, e soprattutto i risultati ottenuti, non è che sia molto chiaro.
Livorno, Bagheria e Quarto, la Stalingrado a cinque stelle.
Situazioni gestite maldestramente o non gestite affatto nonostante il mantra «noi non siamo un Pd qualsiasi, noi cacciamo gli indagati» ripetuto ai quattro venti. O, meglio, ai quattro social.
Lo stesso si può dire di Bologna, dove il Blog ha cercato di mettere una pezza via l'altra alla candidatura dall'alto di Massimo Bugani. E dove, per tagliare la testa al toro, la si è tagliata all'attivista rompiscatole: Lorenzo Andraghetti.
IL DISASTRO DI MILANO. L'ultima tappa del cursus dis-honorum di Di Maio è stata Milano. Dove, fino a una manciata di giorni fa, tutto era filato da Non Statuto. Primarie cartacee, una candidata scelta dalla Base ma attaccata e mai sostenuta.
Già, perché mentre Di Maio sulla sua pagina Facebook presenta ai suoi con entusiasmo e video Chiara Appendino, in corsa a Torino, e la telegenica Virginia Raggi proiettata al Campidoglio, si è dimenticato di Patrizia Bedori. Per lei solo un post, in dicembre.
Mai una parola di sostegno, prima del suo ritiro - pardon, 'passo di lato' - mai un like ai post dove spiegava il programma per la città.
Non che Di Maio sia stato l'unico assente sotto la Madunina.
LATITANZA DEI BIG. Anche gli altri big hanno disertato la piazza. Reale e virtuale.
Insomma se Paola Taverna gridava ironicamente al «complotto» della Casta per far vincere a Roma il Movimento, nella capitale morale il 'gombloddo', se mai c'è stato, può essere considerato tutta farina del sacco grillino.
Disoccupata, grassa, poco mediatica.
I DUBBI DI FO. A scriverlo nella bacheca di Bedori erano proprio gli elettori pentastellati. Persino Dario Fo, ormai Nobel di riferimento del M5s, aveva espresso seri dubbi sulla sua candidatura: «La ragazza scelta mi preoccupa molto», aveva dichiarato lo socrso gennaio. Non proprio un endorsement.
Ma Fo è pur sempre un esponente di loivello della cosiddetta società civile. Molto più pesante la battuta di Beppe Grillo, ormai disimpegnato almeno ufficialmente dalla politica, durante il suo spettacolo Grillo vs Grillo.
«BRAVA MAMMA ROBUSTELLA». «Non vinceremo perché i milanesi preferiscono il manager in giacca e cravatta», postulava al teatro Ciak poco più di un mese fa.
Aggiungendo: «Sappiamo che qui non vinceremo perché i milanesi preferiscono il banchiere o il manager in giacca e cravatta, anche se non ha ancora fatto chiarezza sui conti di Expo. A proposito, qualcuno ha scritto che io ho parlato bene di Expo, ma aspettiamo di vedere i bilanci. Noi abbiamo candidato Patrizia Bedori, una persona pulita e onesta, una brava mamma e un po’ robustella».
Brava mamma e robustella.
Quando si dice la comunicazione politica.
INVERSIONE DI TENDENZA. La tendenza si è invertita quando Bedori ha annunciato il suo 'passo di lato'. I suoi ultimi post sono stati apprezzati dalla Rete. Dai 100 like di media incassati quando affrontava le tematiche legate alla città, siamo passati alle migliaia.
E tra quei mi piace ci sono anche quelli di Alberto Airola e Carlo Sibilia, finora silenti sui fatti ambrosiani.
Dalla latitanza è uscito anche il portavoce eletto a Milano Manlio Di Stefano. Che mentre sporadicamente postava qualche intervista di Bedori sulle sue pagine, all'ex pentastellata Serenella Fucksia confidava: «Il marito è benestante, si stressava a fare la responsabile di vendita di un negozio, decise di stare a casa a godersi la crescita del figlio…».
Come dire: crediamoci.
«AVANTI COME TRENI». Con il ritiro invece è tornato scoppiettante: «A Milano più forti di prima», titola uno dei suoi ultimi post. «Il passo di lato di Patrizia Bedori non significa certamente che a Milano il M5s non farà di tutto per ottenere un magnifico risultato alle amministrative. Tutt'altro. Da oggi siamo già in ballo per ufficializzare il nuovo candidato sindaco e ripartire con più grinta di prima».
Per terminare con un incoraggiante: «Avanti come treni».
Sì, su Patrizia Bedori certamente.

Di Maio: chi lo ha visto?

Di Maio e, sullo sfondo, Grillo.

E in tutto questo Di Maio? A Milano nessuno lo ha visto, almeno da gennaio. E dire che la partita era aperta e difficile.
Nemmeno a Torino, anche prima della candidatura per acclamazione di Appendino, si era fatto vivo con i suoi.
A Quarto, invece, sì.
Effettivamente in quel caso era stato costretto con Roberto Fico a intervenire, sebbene in ritardo. E i risultati si sono visti: Rosa Capuozzo dopo l'annuncio delle dimissioni e la espulsione è tornata in sella.
GRANA PADANA. E poi resta aperta la grande battaglia in seno al M5s: Parma.
Dove Federico Pizzarotti ha invitato pubblicamente e a più riprese l'interessato a un confronto. Soprattutto dopo la moltiplicazione dei Movimenti: uno all'opposizione e uno al governo della città.
Una situazione ancora aperta. Solo l'8 marzo il capogruppo M5s in Consiglio comunale Marco Bosi postava: «In Consiglio si discute di piano regionale dei rifiuti ma i nuovi 5 stelle all'opposizione se ne vanno. Questo il loro interesse. ‪#‎Coerenza».‬
E Di Maio che fa? Nulla per il momento.
L'AVVERTIMENTO DEL PIZZA. Nonostante il Pizza lo avesse messo in guardia: «A breve andremo a elezioni in Comuni molto importanti quali Roma, Milano, Torino e Bologna ed è il momento di dimostrare che siamo in grado di governare». E ancora: «È importante che i responsabili territoriali prendano una posizione chiara e netta. Il silenzio fa il gioco dei partiti. Non si chiede altro che applicare le stesse identiche regole che si sono dati a Roma e che si sono applicate a Livorno. Cosa si aspetta a intervenire? Luigi cosa state aspettando? Pensate alle conseguenze di questo silenzio».
E allora, Di Maio che fa esattamente?
Denuncia censure in tivù, anche se lui in tivù a frequenza di comparsate se la gioca con Matteo Salvini; denuncia la vendita di poltrone da parte del Pd; e dice che no, «un bambino non può diventare una merce».
Posta i video dei suoi interventi alla Camera o nei talk show. Ricorda quando 24enne raccoglieva le firme per il referendum sull'acqua pubblica e critica la gestione dei flussi immigratori dell'Ue.
Tutto lecito, ovviamente.
Ma che c'entra con la carica di responsabile Enti locali?



Twitter: @franzic76

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