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INTERVISTA 15 Marzo Mar 2016 1150 15 marzo 2016

Siria, Cockburn: «Fu rivoluzione? Dirlo è da ingenui»

Il conflitto compie 5 anni. L'analista Cockburn a L43: «Mai esistita una seria opposizione armata. Solo una guerra per procura. Assad-Isis alleati? Infantile»

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Più che una rivoluzione, fu un’insurrezione popolare di studenti, agricoltori e lavoratori.
Che il 15 marzo 2011 in Siria diedero inizio al conflitto che ora compie cinque anni e ha lasciato sul campo 250 mila morti.
Patrick Cockburn, analista di fama internazionale, attuale corrispondente dal Medio Oriente per The Indipendent e in precedenza per il Financial Times, è uno dei massimi esperti sul tema.
Secondo le sue tesi, non c’è mai stata un’efficiente opposizione siriana armata.
E credere che i protagonisti di quelle sommosse potessero formare nell’immediato un esercito efficace è «da ingenui».
DECISIVE AL QAEDA E AL NUSRA. Quella che molti chiamano opposizione siriana è in realtà diventata una forza militare efficace solo con l’arrivo di al Qaeda in Iraq e più tardi con la fondazione di al Nusra, tra il 2011 e il 2012.
La presunta rivoluzione in realtà si è rivelata quasi da subito una guerra per procura delle potenze mediorientali - Turchia, Arabia saudita, Qatar - e del loro principale alleato occidentale, gli Stati Uniti d’America.
Con tutte le inevitabili conseguenze che si sono abbattute, cariche di drammaticità, anche sull’Europa: dal ritorno degli attacchi terroristici al fenomeno dei foreign fighter (combrattenti europei che partono per la Siria e sposano la causa dell'Isis) passando per la crisi dei profughi.
UN FALLIMENTO OCCIDENTALE. Nel suo libro, L’ascesa dello Stato islamico, Cockburn ricostruisce le ragioni della débâcle della politica estera Usa e dell’Occidente.
La sua riflessione appare più che mai attuale, nei giorni in cui a Ginevra riprendono i negoziati per la pace in Siria e proprio quando il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di ritirare gran parte delle truppe dal territorio siriano.
Lo zar spera che questa decisione possa facilitare i negoziati. Ma troppo tempo è passato da quel 15 marzo 2011: e il destino della Siria non è ancora chiaro.


Una foto della città di Kobane e, nel riquadro, l'analista Patrick Cockburn.

DOMANDA. Si parla di una divisione della Siria in tre parti. Secondo lei questa spartizione è destinata a durare o dobbiamo attenderci nuovi sviluppi della situazione?
RISPOSTA. Non penso sia stabile. Oltretutto, osservando le tre parti, non sono uguali: possono sembrare simili su una mappa, ma in realtà quasi la metà della Siria è desertico o semi-desertico.
D. L'espansione dell'Isis dovrebbe essere dunque ridimensionata?
R. Può sembrare che possieda vaste aree, ma buona parte di esse non sono abitate. Mentre le zone sotto il controllo del governo sono fortemente popolate.
D. Quanto è cambiato il Paese a livello demografico?
R. La popolazione dovrebbe essere al momento pari a circa 22 milioni: a causa della guerra ci sono circa 4 o 5 milioni di persone rifugiate fuori dalla Siria; circa due milioni sono entrate nell’Isis; altri due milioni vivono nei territori controllati dai curdi siriani; due milioni nelle aree controllate da gruppi diversi dall’Isis, come al Nusra o Ahrar al Sham, soprattutto nell’area intorno a Idlib e nel Nord di Aleppo.
D. E la zona controllata dal governo?
R. Lì i cittadini dovrebbero essere 10 o 11 milioni. Quindi la maggior parte della popolazione. Potrebbe essere divisa in tre parti la Siria? Forse, ma per il momento ci sono una serie di difficoltà e la tregua non è stata firmata dai due principali gruppi d’opposizione armati, cioè lo Stato islamico e al Nusra. E anche la posizione di Ahrar al Sham è incerta.
D. C’è chi dice addirittura che l'Isis sia stato creato (alcuni sostengono da Assad, altri dagli Usa). C’è chi propone altre versioni. Lei che è stato a lungo sul terreno in Iraq, ci spiega com’è nato?
R. Una volta messe da parte queste teorie cospiratorie, secondo le quali l’Isis sarebbe stato organizzato da Assad in Sira o da ex membri del regime di Saddam Hussein, possiamo affermare che l’Isis è un’organizzazione prettamente irachena fin dalle sue origini: nasce dalla comunità sunnita in Iraq e la sua ideologia è vicina al wahabismo, la variante dell’islam dominante in Arabia saudita.
D. Ma perché ha assunto la forma attuale ed è così efficiente?
R. La ragione è l’esperienza: non è perché sono ex ufficiali dell’esercito iracheno, dopotutto l’esercito iracheno era piuttosto inefficace. L'Isis ha combattuto gli americani, l’esercito iracheno, poi quello siriano e altri per 12 anni (le origini del gruppo risalgono al 2004, con la fondazione di al Qaeda in Iraq, Aqi, ndr). Se puoi fare una cosa simile e sopravvivere, significa che sei molto bravo nel tuo lavoro.
D. Alcuni analisti sostengono che se gli Usa avessero armato meglio l’opposizione siriana laica la situazione non sarebbe degenerata. Nel suo libro lei riporta la testimonianza di un ufficiale dell’intelligence di un Paese mediorientale che racconta come queste armi finiscano regolarmente nelle mani dell’Isis. Dov'è la verità?
R. Non c’è mai stata realmente un’efficace opposizione siriana armata. C’è stata un’insurrezione popolare nel 2011, ma inizialmente non si è trattato di una rivolta militare. È ingenuo credere che studenti, agricoltori e lavoratori in protesta potessero formare nell’immediato un esercito efficace. E questo anche se gli Stati Uniti avessero fornito armi.
D. Eppure i repubblicani in America insistono con questa storia.
R. Ma non è vera e realistica sul terreno. Non c’è mai stato un gruppo armato moderato che, se fosse stato sostenuto dagli americani, avrebbe potuto deporre Assad. Obama continua a sostenere questo punto e penso che sia nel giusto.
D. Che ruolo hanno giocato le potenze mediorientali nella nascita dell’Isis?
R. Non c’è alcun dubbio sul fatto che, sin dall’inizio, l’Arabia saudita, il Qatar e la Turchia, perfino prima dell’insurrezione in Siria, stessero sostenendo la comunità sunnita in Iraq. C'erano movimenti di denaro verso i gruppi d’opposizione in Iraq. Poi è accaduta la stessa cosa in Siria.
D. Perché?
R. Le potenze sunnite dell’area volevano rovesciare Assad. E non importava all’inizio chi in realtà stessero rifornendo di armi e denaro per ottenere quest’obiettivo. Così nel 2011, 2012 e 2013 hanno supportato l’opposizione armata sostenendo spesso che fosse moderata, ma nel complesso chi ha beneficiato del loro aiuto sono stati gli estremisti jihadisti.
D. Da chi arrivavano i rifornimenti?
R. I soldi soprattutto dall’Arabia saudita e dal Qatar. Ma le armi sono passate per il Qatar sotto il monitoraggio della Cia, che le ha comprate dell’arsenale di Gheddafi in Libia, e le ha mandate all’opposizione siriana attraverso la Turchia.
D. Però ne hanno beneficiato soprattutto i jihadisti...
R. Non penso che l’Isis avrebbe potuto assumere la forma attuale senza facile accesso alla e dalla Turchia. I volontari stranieri e le armi sono passati attraverso i confini turchi. Nel supportare e garantire il passaggio all’opposizione siriana, la Turchia ha giocato lo stesso ruolo che il Pakistan ha avuto per i talebani in Afghanistan.
D. Cosa pensa della teoria di alcuni analisti secondo cui Assad e l'Isis sono alleati?
R. Che sia un po’ infantile. Gli Stati e i governi mediorientali hanno sempre avuto tutto l’interesse a dire che l’opposizione fosse dominata da terroristi islamici o estremisti. Cinquant’anni fa avrebbero detto che era dominata dai comunisti.
D. Ma non c'è proprio nulla di vero?
R. A un certo punto del conflitto probabilmente hanno avuto interessi paralleli, ma non si è andati oltre quello. Pensare che i due stiano agendo di concerto significa sposare le teorie cospiratorie, il che è piuttosto stupido.
D. Qual è stato il peso della politica di al-Maliki, ex primo ministro dell'Iraq, nella nascita dello Stato islamico?
R. Non c’è dubbio che abbia accresciuto l’isolamento della comunità sunnita. I sunniti sono circa il 20% della popolazione irachena. Sotto al-Maliki si sono sentiti sempre più emarginati economicamente e politicamente.
D. Il suo è stato un regime brutale.
R. I sunniti si sentivano insicuri, perché potevano finire in prigione, essere torturati o giustiziati. Ma non penso che questo da solo sia stato sufficiente. Questa situazione ha determinato crescenti proteste dal 2011 al 2013. Ma queste si sono trasformate in resistenza armata soprattutto a causa dell’insurrezione dei vicini di casa sunniti.
D. Una nuova opportunità per al Qaeda?
R. Gli equilibri tra le potenze in Medio Oriente stavano cambiando. Gli Stati sunniti come l’Arabia saudita, la Turchia e il Qatar erano più disponibili a supportare gli elementi dell’opposizione sunnita. Anche l’America ha contribuito all’emarginazione della comunità sunnita in Iraq. Ma il motivo della sollevazione sunnita penso sia stato soprattutto quel che è accaduto nella vicina Siria.
D. Se armando l’opposizione le armi sono finite regolarmente nelle mani dell’Isis, cosa avrebbero dovuto fare gli Usa per sconfiggere Assad e aiutare gli insorti?
R. Penso che probabilmente la miglior cosa che avrebbero potuto fare è proprio quel che hanno fatto, e cioè starne fuori. Non dimentichiamo che quella siriana è pur sempre una guerra civile, anche se c’è chi parla di una “rivoluzione”.
D. Quali sono state le sue caratteristiche?
R. C’è stata una sollevazione popolare nel 2011 che aveva al suo interno molti elementi. Uno sociale innanzitutto: il governo di Assad era un’élite con una base sempre più ristretta che manteneva il potere tramite il Mukhabarat (servizi segreti, ndr) e attraverso la violenza di Stato.
D. Una Siria sempre più iniqua.
R. Sì, dove le persone nelle campagne soffrivano per i prezzi alti, la mancanza di lavoro e molti altri problemi. C’era poi un elemento settario.
D. Quale?
R. Un governo dominato dalla minoranza alauita, di cui Assad fa parte, e da altre minoranze. Perciò, fin dall’inizio, è stata un’insurrezione araba-sunnita. Penso che sia un errore dire che si tratti semplicemente del regime contro il popolo. C’è qualcosa di molto più di questo.
D. Quali sono gli aspetti da considerare?
R. Innanzitutto c’è la rivalità tra sciiti e sunniti. Poi quella tra Iran e Arabia saudita. Infine, il confronto tra curdi e turchi. C’è anche un certo grado di cooperazione, ma anche una rivalità, tra russi e americani. Perciò penso sia stato meglio decidere di starne fuori perché le forze locali hanno dominato l’insurrezione siriana solo nel 2011.
D. Poi cosa accadde?
R. Dal 2011 fino al 2014 hanno dominato più che altro le forze regionali. Dopodiché il conflitto è stato condotto dalle forze internazionali guidate da russi e americani.
D. La ribellione laica contava sulla creazione di una situazione simile a quella libica, ma qualcosa è andato storto. Non c’è stato un intervento della Nato come in Libia per il timore della reazione russa?
R. Sì, penso che sia corretto. Ci sono una serie di differenze tra le due situazioni.
D. Quali?
R. Fin dall’inizio la Libia e Gheddafi erano stati isolati: Gheddafi non aveva alleati potenti, il governo di Damasco sì. Poteva infatti contare sull’Iran e sulla Russia. E questa è una prima differenza.
D. Altre?
R. Dopo il 2012-2013 arriviamo ai giorni nostri. Era in corso una forte rivalutazione in Europa e negli Stati Uniti di quanto accaduto in Libia: non c’era stato il trionfo dell’opposizione laica, ma il trionfo dei signori della guerra, delle milizie e delle fazioni tribali. Tutto ciò ha scoraggiato l’intervento, in particolare per quanto riguarda gli americani.
D. Le capacità militari di russi, iraniani e Hezbollah sono pari o superiori a quelle dell’Isis? Ci potrebbe descrivere come si muovono, le loro caratteristiche militari, i loro punti deboli?
R. Gli iraniani sono molto importanti per Assad perché l’Iran ha deciso che il suo governo non dovrà essere distrutto. Ritengono infatti che, se Assad se ne andasse, sarebbe un duro colpo per l’asse sciita Iran, Iraq, Siria, Hezbollah.
D. Cosa offre Teheran?
R. Consulenza militare, mette a disposizione un certo numero di combattenti, forse un paio di migliaia. Ci si può rendere conto del coinvolgimento dell'Iran dal numero di comandanti che sono stati uccisi. Fornisce anche denaro, cosa molto importante.
D. E così fanno anche i russi.
R. Pure loro sono fondamentali per il rifornimento di armi fin dal 2011. Ma nel settembre 2015 hanno iniziato a usare la loro aeronautica militare per supportare l’esercito siriano. Questo ha aumentato rapidamente la potenza di fuoco dell’esercito siriano e a quel punto è diventato ovvio che Assad non sarebbe caduto.
D. Hezbollah?
R. Hanno esperienza e sono molto motivati. Le forze di guerriglia sono esperte.
D. E lo Stato islamico?
R. Il terrorismo gioca sempre un ruolo nelle tattiche militari. Generalmente opera in piccole unità, in una decina di uomini: alcuni camion si combinano velocemente per creare un attacco, usano attentatori suicidi. Hanno un menù efficace di tecniche militari: attentati suicidi, uso di cecchini, di mortai. Tutte sviluppate nel corso dei decenni.
D. Le loro tattiche stanno cambiando?
R. Sì, perché ora stanno combattendo in opposizione a esercito siriano, curdi iracheni, curdi siriani, esercito iracheno che possono richiedere attacchi aerei alle due maggiori forze aeree del mondo. Perciò sono in qualche modo tornati alle tattiche di guerriglia. Ma non possono mantenere a lungo posizioni fisse contro una forza d’opposizione che può usufruire della schiacciante potenza aerea russa e americana.


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