Alema Massimo Renzi 140527111825
MAMBO 16 Marzo Mar 2016 0901 16 marzo 2016

La verità, vi prego, sul compagno D'Alema

Per molti è l'origine dei mali della sinistra. Ma tanti, per primo Renzi, gli devono tutto.

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L'ex segretario dei Ds, Massimo D'Alema.

Da 20 anni e più gli uomini neri della destra e della sinistra sono Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema.
Il povero carissimo nemico Silvio viene preso a pesci in faccia da due giovani che non fanno parte della sua covata. Meloni e Salvini sono la destra lepenista in Italia. Il leghista più credibilmente dell'ex An, rilanciata dalla orribile gaffe sia di Bertolaso sia di Berlusconi.
Entrambi non esisterebbero in natura senza il tycoon. L'una è stata ministra, l'altro portavoce di quel gruppo dirigente lumbard di cui si è proclamato censore. Sono due ufficialetti senza medaglie perché gli è stato regalato tutto e anche questa ultima battaglia contro Berlusconi è un po' ingenerosa e persino vile.
SU L'EX SEGRETARIO TROPPE CRITICHE. D'Alema ha suscitato forti passioni, molte negative ma tante positive. Per anni è riuscito a fare un'operazione che poi Renzi ha riprodotto a proprio vantaggio: si è cioè presentato come l'uomo simbolo di un campo, anzi come il termine di riferimento del campo. Chi lo avversava - sostenevano gli ex amici che oggi per far contento il premier lo massacrano quotidianamente - era fuori dal campo, poteva trattarsi di Veltroni, di Prodi, per non parlare di Rutelli.
Non scriverò una biografia politica di D'Alema, ma vorrei fissare alcuni punti per una riflessione su di lui visto che Il Foglio ne fa oggetto di derisione quotidiana e l'onorevole Parisi sostiene che per l'Ulivo è andato tutto male solo per colpa sua. Conosco un po i fatti, non da vicino perché non ho mai collaborato con D'Alema anche se lo conosco da molti decenni.
La mia ricostruzione, assai sommaria, non nega difetti ed errori. Molto renzismo è debitore di cose dalemiane. Cito alla rinfusa: personalizzazione della leadership, politiche del lavoro e sindacali di tipo liberista, smania da piccola potenza in politica estera, flirt con la destra, voglia di rottamare l'impianto istituzionale.
Certo, ci sono differenze grandi fra D'Alema e Renzi ma quest'ultimo, se ha un padre politico, questo non è assolutamente Prodi e solo in parte lo è Veltroni per quel l'idea del partito a vocazione maggioritaria. Se il segretario Pd fosse stato meno duro con i suoi predecessori e D'Alema avesse accettato la sentenza dell'età che a un certo punto ti allontana da ruoli apicali, le cose sarebbero andate diversamente. LE VERITÀ PARZIALI SU PRODI E ULIVO. Tuttavia, il caro professor Parisi racconta una storia che va bene detta ai nipotini per addormentarli ma che non sta in piedi.
La risolvo con poche domande: è vero o no che senza la decisione del Pds poi Ds di 'conferire' la propria forza a un solitario manager di Stato non sarebbe nato l'Ulivo?
È vero o no che la presunzione, dopo una risicata vittoria elettorale, di chiudere i partiti per dar vita ora e subito a un soggetto politico che li superasse era una fuga in avanti campata per aria?
È vero o no che Prodi, caduto per Rifondazione, sarebbe rimasto al suo posto se avesse accettato i voti di Cossiga?
È vero o no che, prima del nome di D'Alema, si era fatto quello di Ciampi che Prodi boicottò riscendendo in campo?
È vero o no che quella vagonata di insulti, anche miei, per l'intervento nel Kosovo se li prese D'Alema mentre in guerra l'Italia l'aveva fatta entrare Prodi?
È vero o no che il lavorio, con delicati retroscena, per portare Prodi alla guida della Commissione europea fu fatto da D'Alema con i tedeschi fieramente contrari alla nomina? Erano i mesi di Ocalan.
È vero o no che D'Alema, prima di Fassino, accettò la condizione-capestro di ottenere il rinnovo della leadership di Prodi impegnandosi nel progetto del Pd alla vigilia di elezioni in cui i i Ds venivano dati nettamente avanti rispetto al partito di Rutelli, fra i cui allievi c'era il piccolo Renzi?
D'ALEMA AFFOSSATO DALLE AMBIZIONI PERSONALI. Su D'Alema grava anche la 'maledizione' di Occhetto. L'ex segretario Pci-Pds è stato trattato male ma lui sa che senza Baffino gran parte del popolo comunista avrebbe respinto la svolta della Bolognina e rafforzato la scissione.
D'Alema al solito non ha avuto tatto ma Occhetto fu sostituito perché il partito non lo percepiva più come capo dopo la strabiliante vittoria di Berlusconi.
È anche vero che Alessandro Natta era molto arrabbiato per l'intervista di D'Alema a Italiaradio, che io dirigevo, in cui bruscamente e ingenerosamente gli venne dato il benservito, ma i compagni di cordata di Occhetto si opposero o se ne avvantaggiarono? Occhetto soprattutto.
Dipingiamo D'Alema come uomo di tutte le trame, la mia convinzione è che ne abbia fatte più di Carlo in Francia, che sia stato ondivago, che abbia usato male il prestigio che aveva nella sinistra e che abbia anteposto il primato personale all'ambizione della Ditta.
Le ha fatte anche su suggerimento, ben ripagato, di una corte dei miracoli che oggi per ingraziarsi Renzi paga il tributo dell'abiura più sgradevole.
Ma dove credete di andare, non siete neppure di Firenze! Fossi Renzi mi coprirei le spalle perché molti di quest spretati- convertiti stanno già preparando il suo necrologio.

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