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DENUNCIA 16 Marzo Mar 2016 1958 16 marzo 2016

Migranti, verso un hotspot anche a Milano

Il Cese rivela: «La discussione è in corso». Poi accusa l'Italia: filtri etnici nei centri di identificazione.

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da Bruxelles

Un hotspot a Milano? «La discussione è in corso», scrive il Comitato economico e sociale europeo (Cese) nel rapporto sulla situazione dei rifugiati pubblicato il 16 marzo.
Undici in tutto le relazioni presentate a Bruxelles, frutto di un'indagine fatta dalle delegazioni del Cese che hanno visitato 11 Stati membri dell'Ue (Austria, Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Malta, Polonia, Slovenia e Svezia) nei mesi di dicembre 2015 e gennaio 2016.
E il risultato di quello che gli osservatori Ue hanno visto sul campo non è dei migliori.
Basta leggere il rapporto su come l'emergenza migranti viene gestita in Italia per capirlo. Per quanto infatti il Cese scriva che «l'Italia ha fatto grandi passi in avanti in termini di capacità di accoglienza, molto resta ancora da fare sull'integrazione». E soprattutto sul rispetto dei diritti umani. A partire dal modo in cui vengono gestiti gli hotspot, è l'accusa.

Filtri etnici negli hotspot italiani: è discriminazione

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano.

Per ora sono tre i centri di registrazione e identificazione di migranti aperti in Italia: Lampedusa, Trapani e Pozzallo. «Altri tre devono essere attivati a Salerno, Taranto e Augusta», si legge nel rapporto, dove si specifica che «una discussione è attualmente in corso sulla possibilità di aprirne uno a Milano visto il crescente numero di persone che arrivano attraverso la rotta balcanica».
Ma è sugli hotspot già in funzione che il Cese lancia la denuncia più grave. «Ci sono prove dell'utilizzo di veri e propri filtri etnici», si legge, ovvero di una sorta di scrematura in base alle etnie, che viene «applicata al momento della richiesta di asilo, in chiara violazione della Convenzione di Ginevra».
Le Ong che lavorano nel settore «hanno confermato che la discriminazione sulla base del Paese di origine dei richiedenti asilo sta avendo luogo proprio negli hotspot» italiani, si legge nel rapporto.

ALFANO INFORMATO SUI FATTI. Queste situazioni «sono state denunciate a tutti i livelli», e anche grazie a questo allarme «il Ministero degli Interni ha scritto una raccomandazione vincolante ai prefetti locali esortandoli di abolire questa cattiva pratica».
«In Italia», ricorda il Comitato economico e sociale europeo, «non c'è la crisi umanitaria che c'è in Grecia, ma, a causa di questo profiling (ovvero utilizzo di filtri etnici, ndr), le persone vengono lasciate senza assistenza di base e cadono così vittime della criminalità organizzata».
Un atto di accusa che viene ripreso anche nelle conclusioni del rapporto sull'Italia. Qui gli osservatori sottolineano ancora una volta che ci sono prove abbondanti di discriminazione etnica: «Ai migranti provenienti da quei Paesi il cui tasso di accettazione della domanda di asilo è basso, è a volte impedito di presentare la stessa domanda di asilo, in chiara violazione della Convenzione di Ginevra».

Renzi sull'accordo con la Turchia: «Per noi fondamentali i diritti umani»

Recep Tayyip Erdogan.

Una denuncia che mal si sposa con le parole pronunciate proprio il 16 marzo dal presidente del Consiglio Matteo Renzi sull'imminente accordo Ue con la Turchia che dovrebbe essere siglato durante il summit Ue del 17 e 18 marzo, ma sul quale ancora i negoziati sono in alto mare.
«È giusto fare l'accordo con la Turchia», ha detto Renzi, «ma ci sono principi che sono per noi fondamentali a partire dai diritti umani e dalla libertà di stampa». Principi che secondo il rapporto del Cese è la stessa Italia a non rispettare.
DONNE ESPOSTE ALLO SFRUTTAMENTO. Come per esempio lo stesso rispetto dei diritti delle donne richeidenti asilo: «Le donne sono particolarmente esposte allo sfruttamento attraverso la prostituzione e la tratta, in particolare quelle dalla Nigeria», accusa ancora il Cese ricordando che «le autorità locali sono consapevoli di questa terribile pestilenza».
Ma purtroppo in Italia anche il dibattito pubblico sull'immigrazione non aiuta a migliorare la situazione e inquadrarla nel modo corretto, «è spesso manipolato per scopi politici prima delle elezioni», si legge nel rapporto. «E i media», è l'accusa finale, «tendono a presentare un punto di vista allarmistico, dipingendo i migranti come invasori, coloro che rubano il lavoro e commettono crimini. I casi individuali sono ritratti come regola generale».
 Il tutto in un momento nel quale sono proprio le regole generali di civiltà a non essere rispettate, e non dai richiedenti asilo.


Twitter: @antodem

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