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ELEZIONI 16 Marzo Mar 2016 1144 16 marzo 2016

Primarie Usa, la vittoria di Trump e Clinton in 5 punti

La fine di Rubio, il trionfo di Hillary, il caos tra i Repubblicani, il punto debole di Trump e l'importanza degli elettori indecisi: cosa bisogna sapere del SuperTuesday.

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Da sinistra: Hillary Clinton, Donald Trump, John Kasich, Marco Rubio e Bernie Sanders.

Il SuperTuesday di martedì 15 marzo ha chiarito almeno due cose sulla corsa alla nomination di Democratici e Repubblicani: Hillary Clinton sarà quasi sicuramente la prima candidata donna a correre per la Casa Bianca, e la vittoria mutilata di Donald Trump (sconfitto da John Kasich in Ohio) rischia di portare il partito Repubblicano alla cosiddetta contested (o brokered) convention (sarebbe la prima volta dal 1952): nel caso in cui nessun candidato risulti avere la maggioranza necessaria dei delegati per vincere la convention, questi vanno al voto nuovamente senza più vincolo di mandato nei confronti degli elettori.
KASICH, ULTIMA RISORSA DEL GOP. In una situazione del genere, il Gop avrebbe l'occasione di ridirigere i voti verso un candidato più apprezzato di quanto sia l'odiato Trump. Dopo la vittoria di John Kasich in Ohio e il ritiro di Marco Rubio, il partito potrebbe puntare tutto sul primo come ultima risorsa per sconfiggere il tycoon o l'altrettanto mal sopportato Ted Cruz.
Ecco cinque punti da considerare secondo il sito specialistico Politico:

1. L'uscita con stile di Rubio

Marco Rubio ha messo fine alla sua corsa perdendo nello Stato di casa, la Florida, dove rappresenta i Repubblicani come senatore. In un certo senso, Marco Rubio ha dato il meglio proprio nel giorno della sconfitta, lasciando il ricordo di un bel discorso di addio in cui ha definito la divisione interna al suo partito come il punto più amaro della campagna elettorale.

  • Il discorso di addio integrale di Rubio.


In parte contraddicendosi sui toni del dibattito e sulla frattura nel Gop (in campagna non usava certo uno stile pacifico), Rubio ha concluso lasciando un messaggio che rischia di essere profetico per i Repubblicani: la rabbia è un prodotto di nicchia con una data di scadenza a breve termine; l'ottimismo ha una fascia di consumi più vasta e resiste più a lungo.
«Sebbene sappiamo che questo non sia l'anno per una visione ottimistica e piena di speranza per il nostro futuro», ha detto nella sua Miami, «vogliamo unire questo Paese. L'America ha bisogno di un movimento conservatore che si basi su idee e principi. Non sulla paura. Non sulla rabbia. Non sulle frustrazioni della gente».

2. I Democratici scelgono l'esperienza della Clinton

In un anno in cui i candidati dell'establishment sono stati schiacciati dal peso di Trump, la Clinton, una delle figure in America che più rappresentano il mondo della politica, è riuscita a trionfare. La spiegazione sta proprio nella sua esperienza e nella sua propensione a una professione che Trump affiderebbe a terzi («super intelligenti», secondo le sue parole) e finora non identificati soggetti.
HILLARY ATTACCA: «IL PRESIDENTE NON DEVE IMBARAZZARE IL PAESE». Nonostante i continui richiami di Sanders alla rivoluzione, gli elettori democratici hanno di gran lunga dato la priorità all'esperienza piuttosto che alla buona fede dell'outsider.
Hillary non è andata per il sottile nell'attaccare Trump. «Stanotte è più chiaro che mai che questa potrebbe essere una delle elezioni più cariche di conseguenze della nostra vita», ha detto l'ex segretario di Stato al pubblico di Miami, «e il nostro comandante in capo dev'essere in grado di difendere il Paese, non di metterlo in imbarazzo».

3. La convention Gop nel caos

L'impatto dell'uscita di Rubio, e dell'ascesa di Kasich, crea un intricato scenario dalle conseguenze imprevedibili, che potrebbe terminare con la coronazione di Trump, una contested convention o qualche mossa a sorpresa del Gop per battere il tycoon. Tanto per cominciare, non è facile prevedere a chi andranno gli elettori di Rubio: la credenza comune è che andranno a Kasich, ma non ci sono certezze a riguardo.
VERSO GLI STATI FAVOREVOLI A TRUMP. I prossimi Stati in palio - New Jersey, Arizona, Delaware, Sud Dakota e Montana – sembrano favorire Trump, ma la corsa è entrata in una nuova (e volatile) fase. Così come stanno le cose, tutto sembra pronto per una litigiosa convention a Cleveland.

4. Trump non può contare solo sugli “arrabbiati”

È arrivato il momento di smettere di giudicare Trump con gli standard delle primarie repubblicane, composte in molti casi da elettori ultra-conservatori. È probabile che il magnate alla fine vinca, ma difficilmente il suo atteggiamento estremista farà presa su un elettorato più esteso, che è arrabbiato, ma non tanto quanto lui.
Gli exit polls negli Stati andati al voto martedì 16 hanno riconfermato l'elettore tipo di Trump, ma hanno anche evidenziato il principale ostacolo per il magnate.
TRUMP NON SUPERA IL 50%. Anche in Florida, dove ha dominato di 20 punti su Rubio, Trump non è riuscito a superare la soglia del 50% dei voti. Se è vero da una parte che lo scontento tra i Repubblicani è a un tasso molto elevato, dall'altra gli exit polls hanno rilevato che sei elettori su 10 non si definiscono “arrabbiati”, e solo una piccola quota ha dichiarato di essere “infuriato”. Se Trump punta a vincere le elezioni generali, ha bisogno anche del voto di chi non ha il forcone (o il fucile) in mano.

5. Sanders resta a galla con gli elettori indecisi

La convincente vittoria della Clinton in Ohio è stata la più significativa, perché si è tenuta in uno Stato in cui le primarie erano aperte a chiunque, anche ad elettori indipendenti non registrati al partito Democratico. Una categoria di votanti che ha solitamente avvantaggiato Sanders. Ma che nello Stato della Rust - Belt non sono bastati a frenare la Clinton.
L'ex first lady è riuscita a intensificare la sua posizione nelle comunità afro-americane senza allontanare gli elettori della working class, ed è riuscita a compensare le sue carenze tra gli 'indies'.
A HILLARY SERVONO ANCHE GLI INDECISI. Il problema, per Hillary, è che tra gli elettori indecisi va molto forte anche Donald Trump, e se arriverà allo scontro finale con lui dovrà trovare un modo per attrarre anche i loro voti.

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