SCENARIO 18 Marzo Mar 2016 0800 18 marzo 2016

Estrema destra, avanzata nel cuore dell'Europa

Anti-islam in Germania. Xenofobi slovacchi. Ultra nazionalisti in Ungheria. Omofobi polacchi. Populisti bulgari. Così nasce un fronte comune a destra.

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L'estrema destra nazionalista guadagna terreno nel cuore dell'Europa.
L'ultimo segnale in ordine di tempo è arrivato dalla Germania.
Alle elezioni regionali di domenica 13 marzo 2016 in tre länder tedeschi - Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt - la destra populista di Alternativa per la Germania (AfD) ha ottenuto un successo storico.
EXPLOIT DI PETRY. Il partito anti-migranti, anti-islam e anti-euro guidato da Frauke Petry è riuscito a entrare in tutti e tre i parlamenti regionali per cui si è votato, diventando la seconda forza in Sassonia-Anhalt con un sorprendente 24% dei consensi.
Un risultato arrivato una settimana dopo le elezioni parlamentari slovacche che hanno visto un elettore su cinque votare per partiti della destra ultra nazionalista.
NOSTALGICI DI HITLER. In parlamento sono così entrati i neonazisti del Partito popolare Slovacchia nostra (L'Sns), guidati da Marian Kotleba, dichiarato ammiratore della ex Repubblica Slovacca, stato satellite della Germania hitleriana.
Le uniformi militari e i messaggi xenofobi di Kotleba sono piaciuti all'elettorato visto che L'Sns è passato dall'1,58% del voto 2012 all'8,05% del 2016.
Il tutto mentre l'estrema destra del Partito nazionale slovacco (Sns) ha conquistato l'8,64% delle preferenze e farà parte della nuova coalizione di governo slovacca decisa martedì 15 marzo.
GALASSIA RADICALIZZATA. Il voto regionale tedesco e quello parlamentare slovacco aggiornano la galassia dei partiti della destra radicale capaci di ottenere consensi nell'Europa centro-orientale, da Varsavia, a Sofia passando per Budapest.
Di fatto, a un quarto di secolo dalla fine del Patto di Varsavia, il termometro politico nei sei Stati che vi aderirono (più l'allora Germania Est) tende verso l'ultra nazionalismo e la chiusura delle frontiere: un fallimento per l'idea stessa di Europa.

Slovacchia: i neonazi e una campagna xenofoba strumentale

Robert Fico.

Come racconta a Lettera43.it Peter Weisenbacher, giornalista e direttore dello Human Rights Institute di Bratislava, «un risultato del genere era atteso in Slovacchia, ma nessuno si aspettava che un partito apertamente neonazista come quello di Kotleba potesse ottenere tanti consensi; tanto più che L'Sns non contava su appoggi mediatici, a differenza dei suoi contendenti».
COLPA DEGLI ALTRI PARTITI? Molti hanno imputato questo exploit proprio ai partiti tradizionali, colpevoli di avere incentrato la campagna elettorale sul 'pericolo' rifugiati.
Un'opinione condivisa da Rafał Pankowski, sociologo del Collegium Civitas di Varsavia interpellato da L43, secondo cui «la campagna xenofoba lanciata dal partito di Fico, Smer-Sd, è stata sfruttata dai neonazisti di Kotleba ed era del tutto strumentale visto che in Slovacchia non vivono musulmani né sono arrivati molti migranti».
ESTREMIZZAZIONE DAL 2006. Diversa l'interpretazione di Weisenbacher, il quale sostiene che «la radicalizzazione dell'elettorato era già in atto almeno dal 2006 e dipende dalla corruzione dei partiti tradizionali. Mancando l'estrema sinistra in Slovacchia, l'unica alternativa percorribile per gli elettori era la destra ultra nazionalista».
Un quadro al quale si è aggiunto il supporto di molti giovani slovacchi identificatisi negli slogan di Kotleba.

Polonia: l'escamotage dell'estrema destra

Il parlamento polacco.

La crescita del populismo e dell'estremismo di destra è visibile da qualche anno nel centro Europa.
Anche a Varsavia.
Ciò nonostante, nelle parlamentari dell'ottobre 2015 che hanno consegnato ai nazional-conservatori cattolici di Diritto e Giustizia (PiS) la maggioranza, la destra xenofoba di Korwin non ha raggiunto il 5% dei consensi.
A prima vista, dunque, nessun rappresentante di un partito ultra nazionalista polacco siede oggi in parlamento.
In realtà le cose non stanno così.
CANDIDATI SOTTO ALTRE SIGLE. Come sottolineato da Pankowski: «Dieci esponenti di Movimento Nazionale (Rn), formazione di estrema destra, sono stati eletti nelle liste del partito di protesta Kukiz '15».
Va aggiunto inoltre che le ultime elezioni hanno consegnato alla Polonia un parlamento in cui non è presente un singolo esponente del centrosinistra, caso unico in Europa.
E se il centrodestra moderato e liberale dei due principali partiti d'opposizione - Moderno (Nowoczesna) e Piattaforma Civica (Po) - è lontano da tentazioni estremiste, il populismo di PiS e la dichiarata ammirazione dei vertici del partito nei confronti del premier magiaro Viktor Orban destano qualche preoccupazione.
OGNI 11 NOVEMBRE SI RITROVANO. Esiste poi una miriade di formazioni nazionaliste, xenofobe e omofobe attive in Polonia.
Si chiamano Campo radicale nazionalista (Onr), Rinascita nazionale polacca (Nop), Sangue e onore (Kih), Falanga.
I loro sostenitori si ritrovano ogni anno l'11 novembre a Varsavia in occasione del giorno dell'indipendenza polacca divenuto un raduno dei militanti dell'estrema destra europea.
PRESENTE ANCHE FORZA NUOVA. Nel 2015 agli striscioni e ai vessilli di Korwin, Rn e Falanga, si sono aggiunte le bandiere degli ungheresi di Jobbik. E proprio l'11 novembre Roberto Fiore, leader neofascista di Forza Nuova, è stato invitato a visitare il parlamento polacco assieme a delegati di Jobbik.

Ungheria: l'estrema destra al 20% è un record ancora ineguagliato

Il premier dell'Ungheria Viktor Orban.

Il 20,2% dei consensi ottenuto dal Movimento per l'Ungheria migliore (Jobbik) nel voto parlamentare ungherese dell'aprile 2014 resta ancora oggi un risultato ineguagliato dai movimenti dell'estrema destra centro-Est europea.
Le posizioni nazionaliste, anti-immigrati ed euroscettiche del partito guidato da Gábor Vona sono ormai note in Europa.
Come afferma Weisenbacher, «Jobbik in Ungheria è quello che il Partito popolare Slovacchia nostra di Kotleba potrebbe diventare nel caso in cui riuscisse a confermare il risultato del voto del 5 marzo nella prossima tornata elettorale. Se ciò dovesse accadere, la Slovacchia rischia grosso».
DIVISIONI IN REPUBBLICA CECA. Meno preoccupante, almeno per ora, è la situazione nella confinante Repubblica Ceca.
Qui nel voto parlamentare dell'ottobre 2013, l'estrema destra populista e xenofoba di Alba della democrazia diretta ha conquistato il 6,88% dei consensi.
La successiva scissione del partito in Alba-Coalizione nazionale (Unk) e in Libertà e democrazia diretta (Spd) ha però indebolito il fronte ultra nazionalista di Praga che può comunque contare su 11 seggi in parlamento.

Bulgaria e Romania: due scenari opposti

Il presidente della Bulgaria, Rosen Plevneliev.

Alle elezioni parlamentari bulgare un anno dopo quelle ceche, invece, l'estrema destra di Ataka ha conquistato il 4,5% dei consensi.
Un risultato sufficiente per conquistare 11 seggi nel parlamento di Sofia.
Fondato nel 2005 dall'ex presentatore tivù Volen Siderov, Ataka ha posizioni populiste, nazionaliste e xenofobe che lo collocano a un estremo ben preciso dell'instabile scena politica bulgara.
NIENTE DESTRA A BUCAREST. Diverso il caso di Bucarest.
A sei mesi dalle elezioni legislative del 2016, oggi nel parlamento rumeno non siede alcun esponente di estrema destra, quando solo 15 anni fa il Partito grande Romania (Prm) sfiorava il 20% dei voti.
La crisi dell'ultra nazionalismo rumeno potrebbe essere però solo passeggera.
Come mette in guardia Pankowski: «C'è una forte tradizione nazionalista in Romania ed è possibile che nuovi gruppi estremisti emergano».
FANATISMO DAGLI ANNI 30. Senza contare che, aggiunge il sociologo, «la storia del movimento fanatico fascista Guardia di Ferro attivo in Romania negli Anni 30 è vista con interesse dai neofascisti odierni».
Vi è inoltre il caso di Nuova Destra (Nd), un'organizzazione estremista di scarsa importanza politica, ma molto attiva nei raduni dell' estrema destra europea.
Come precisa Pankowski: «Nd cerca di essere l'erede della Guardia di Ferro di cui ha adottato simbologia e slogan e il suo interlocutore preferito sono i neofascisti polacchi di Nop».

In un'Europa frammentata le estreme destre fanno fronte comune

Una manifestazione di estremistri di destra a Colonia, in Germania.

E proprio la cooperazione internazionale fra ultranazionalisti e neofascisti è un fenomeno in espansione.
«Ci sono molti legami fra Ungheria e Polonia dal punto di vista culturale e politico e questo spiega perché due partiti neonazisti come Jobbik e il Movimento nazionale vadano d'accordo», spiega Pankowski.
«Tuttavia, il successo ottenuto da L'Sns in Slovacchia non passerà inosservato presso alcuni estremisti della destra polacca».
PIÙ COMPATTI DEI SOCIALISTI. E Weisenbacher concorda: «Oggi in Europa partiti e movimenti della destra nazionalista sono assai più internazionali di quelli socialisti. Esponenti e simpatizzanti di estrema destra si incontrano spesso e organizzano azioni comuni».
In questo senso, ci sono già stati contatti fra i nazionalisti slovacchi e i neofascisti polacchi di Falanga e Onr.
Più difficile ipotizzare un coordinamento fra estrema destra slovacca e magiara visti gli attriti storici esistenti fra le due nazioni acuiti dai rispettivi nazionalismi.
Resta il fatto che, come sostiene Pankowski: «Agli ultra nazionalisti polacchi piacerebbe collaborare sia con Bratislava sia con Budapest».
NEL CUORE DELL'EUROPA. Uno scenario, quest'ultimo, che non sembra più così remoto: «Neonazisti slovacchi e magiari hanno già sfilato assieme in Ungheria», precisa Weisenbacher.
E uno dei paradossi di un'Europa sempre più frammentata è proprio questo fronte comune che le estreme destre stanno costruendo nel cuore del Vecchio Continente.


Twitter @LorenzoBerardi

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