Berlu 160318131208
ANTICIPAZIONE 18 Marzo Mar 2016 1218 18 marzo 2016

Lo Stato Parallelo, l'intervista inedita di Berlusconi sull'Eni

Pubblichiamo un estratto sull'affare Mentasti e sui rapporti con Putin contenuto nel libro-inchiesta di Greco e Oddo.

  • ...

È «la prima inchiesta sull'Eni».
Una storia di intrecci tra politica e servizi segreti, scandali finanziari e nuove guerre.
Lo Stato Parallelo (Chiarelettere), di Andrea Greco e Giuseppe Oddo, ripercorre le vicende del colosso energetico italiano, attraverso documenti inediti e testimonianze di ex funzionari, addetti ai lavori, politici.
Compresa quella di Silvio Berlusconi, interpellato sull'affare Mentasti e sulle sue «relazioni pericolose» con il presidente russo Vladimir Putin.
Lettera43.it pubblica in anteprima l'intervista all'ex presidente del Consiglio, contenuta nel libro.

Sull’affare Mentasti, nel periodo in cui fu presidente del Consiglio, Berlusconi non aprì bocca. Lasciò che le indiscrezioni, le notizie, i retroscena, le ricostruzioni, le malignità, i libri circolassero, senza mai ribattere né querelare. Più i giornali scrivevano e più lui, imperterrito, tirava dritto per la sua strada, come se la questione non lo riguardasse. Più lo si accusava di relazioni pericolose con Putin e più l’accusa gli faceva un baffo. Ecco perché pubblichiamo l’intervista scritta che ci ha inviato per email il 21 aprile 2015, dopo un lungo tira e molla tra noi che chiedevamo di incontrarlo e lui che prendeva tempo con la scusa dell’aggravarsi della situazione politica per la crisi di leadership nel centrodestra.
Le domande che avevamo trasmesso alla sua portavoce, Deborah Bergamini, a cui dopo vari solleciti ha risposto, erano solo la traccia dell’intervista che contavamo di realizzare, ma che Berlusconi, con vecchia tattica dilatoria, non ci ha mai concesso senza mai negarcela. Un altro collega ha avuto modo di intervistarlo a lungo in quei mesi, un noto giornalista americano che ne ha scritto una biografia autorizzata. Peccato che nel suo libro Mentasti non sia mai menzionato e che egli riconduca i rapporti tra Berlusconi e Putin nei termini di un affettuoso idillio politico.
Le risposte che Berlusconi ci ha dato sono da prendere con le pinze: parziali, sfuggenti, prive di contraddittorio, senza possibilità di replica da parte nostra. Tuttavia la loro lettura risulta istruttiva. Per la prima volta l’ex Cavaliere rompe il silenzio su questo argomento. Alcune sue affermazioni contraddicono quanto da noi riferito sulla base di testimonianze orali e documentali.
Il lettore potrà formarsi un’opinione.

L'ex premier Silvio Berlusconi. Nel riquadro, la copertina del libro Lo Stato Parallelo.

DOMANDA. Perché il suo governo ha scelto di stabilire in politica estera rapporti privilegiati con la Russia del presidente Vladimir Putin?
RISPOSTA. Da sempre sono stato convinto dell’importanza di mantenere un rapporto solido con entrambe le superpotenze. I miei contatti con la Federazione russa iniziano con una visita di Michail Gorbaciov ad Arcore. Al G7 che ebbi l’onore di presiedere a Caserta nel 1994, ottenni di poter invitare il presidente Boris Eltsin, e poi con la mia presidenza del 2001 a Genova il G7 si trasformò definitivamente in G8. Fu a Genova che conobbi per la prima volta Vladimir Putin. Fu un’intesa a prima vista che poi divenne un’amicizia profonda che si accrebbe e consolidò sempre di più. Con Putin e Bush riuscii poi a realizzare il trattato di Pratica di Mare del 2002 che pose fine all’incubo di decenni di Guerra fredda.
D. Nell’ambito di questi rapporti, quanto ha pesato il fatto che le importazioni di gas dalla Russia da parte dell’Eni sono di interesse strategico per l’Italia?
R. Non ci fu mai una particolare preoccupazione per le forniture di gas dalla Russia così come per quelle dal Nord Europa e dal Nord Africa. Era interesse comune mantenerle ed eventualmente aumentarle.
D. Informò mai il parlamento sul merito dei suoi vari incontri con Putin?
R. Il parlamento e l’opinione pubblica italiana sono sempre stati al corrente delle mie attività in politica estera. Tutti gli italiani conoscono i rapporti di amicizia che ho intrattenuto con numerosi leader internazionali.
D. Valentino Valentini, parlamentare del Pdl a lei vicino, era considerato una sorta di ambasciatore dei suoi rapporti con Mosca. Quale è stata la sua funzione?
R. L’onorevole Valentini era il mio assistente per le relazioni internazionali e intratteneva rapporti con tutte le cancellerie nell’ambito della intensa attività di politica internazionale del mio governo.
D. Perché fece incontrare a casa sua l’imprenditore Bruno Mentasti Granelli e l’allora amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni?
R. Non ho mai organizzato alcun incontro.
D. Ci sono stati suoi potenziali interessi, diretti o a lei riconducibili, nell’azionariato del gruppo Centrex e/o di sue controllate, partecipate e collegate, con il quale Mentasti, suo amico di antica data, ha cercato di ottenere gas dalla Gazprom per rivenderlo in Italia?
R. Non vi furono mai interessi a me riconducibili nell’azionariato del gruppo al quale lei fa riferimento.
D. Che peso ha avuto sulla mancata riconferma di Vittorio Mincato al vertice dell’Eni, da parte del suo governo, il fatto che lo stesso Mincato si sia rifiutato di scendere a compromessi sull’affare Mentasti nei termini richiesti dalla Gazprom?
R. Non so nulla di queste vicende.
D. Lei fece pressioni dirette su Mincato, perché si sbrigasse a rinnovare i contratti con la Gazprom per l’importazione di gas dalla Russia. Perché le stava così a cuore questa partita?
R
. Non sono intervenuto nelle questioni relative alla gestione dell’Eni.
D. Lei si è adoperato per facilitare i rapporti commerciali tra l’Eni e la Gazprom, in Italia e fuori dell’Italia. Lo ha fatto d’intesa con il vertice dell’Eni?
R.
Ho sempre cercato di favorire l’attività delle aziende italiane all’estero e l’ho fatto, naturalmente, tenendo conto delle loro esigenze.
D. I suoi rapporti di amicizia con il presidente Nursultan Nazarbayev sono stati anche questi collegati ai vasti interessi dell’Eni nella Repubblica del Kazakistan?
R. No, non ci fu alcun collegamento. Non ricordo interventi al riguardo. Ma ripeto, ho sempre cercato di favorire tutte le imprese italiane che operano all’estero.
D. Cosa risponde alle ripetute indiscrezioni apparse sulla stampa e mai smentite, secondo cui lei sarebbe socio occulto di un giacimento in Kazakistan?
R. Sono assolute sciocchezze.
D. I suoi rapporti in politica estera con il colonnello Gheddafi, culminati nel trattato di amicizia italolibico firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, furono dettati dalla necessità di salvaguardare gli interessi dell’Eni in Libia?
R.
Furono dettati dallo sforzo di lasciare alle spalle il nostro passato coloniale e di aprire una nuova era nei rapporti tra i due paesi. Ma si trattava certamente anche di salvaguardare gli interessi dell’Eni così come quelli di tutte le imprese italiane operanti in Libia. L’interesse maggiore fu quello di convincere il leader libico a fermare l’emigrazione verso l’Italia attraverso la messa in campo di seimila uomini che individuavano i migranti, li convogliavano in strutture di accoglienza per poi riportarli a gruppi nei loro paesi d’origine. Questa operazione era già funzionante quando Nicolas Sarkozy decise, da solo, di attaccare con gli aerei francesi le truppe di Gheddafi. Io previdi tutto quello che sarebbe successo e che oggi è in essere. E, purtroppo, devo dire che ho azzeccato tutte le mie previsioni in politica estera. Sull’Iraq, sull’Afghanistan, sulla Libia, sulla primavera araba.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso