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INTERVISTA 18 Marzo Mar 2016 1914 18 marzo 2016

Migranti, accordo Ue-Turchia: ora palla agli Stati membri

C'è l'intesa. L'analista Dempsey: «I Paesi dell'Unione non hanno fatto nulla. Solo criticato la Merkel. Senza proporre alternative. Adesso si occupino della relocation».

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da Bruxelles


Tutti i nuovi migranti irregolari che arrivano dalla Turchia nelle isole greche dal 20 marzo 2016 saranno riportati indietro.
«L'accordo tra l'Unione europea e Ankara è stato finalmente raggiunto», ha detto Donald Tusk dando la notizia alle 17.35 del 18 marzo, dopo due giorni di difficili negoziati tra il premier turco Ahmet Davutoglu e le istituzioni Ue riunite a Bruxelles per il summit europeo.
«Il flusso dei migranti sarà fermato», è stata la rassicurazione.
Il tutto nel rispetto del diritto internazionale, ha garantito il presidente del Consiglio Ue.
NIENTE ESPULSIONI COLLETTIVE. È stata infatti «esclusa ogni forma di espulsione collettiva» e saranno «rispettati gli standard internazionali e il principio di non respingimento», si legge nel comunicato finale.
Si tratta di misure «temporanee e straordinarie».
Intanto «la prima lista di progetti concreti per i rifugiati (salute, educazione, infrastrutture e costi per la vita) sarà identificata da Ue e Turchia entro una settimana» e una volta che i primi tre miliardi di euro saranno stati usati in pieno «l'Ue mobiliterà finanziamenti addizionali per altri tre miliardi di euro entro la fine del 2018».
ATTENZIONE AI DETTAGLI. Un accordo che sembra soddisfare pienamente le richieste messe sul tavolo dalla Turchia nel vertice del 7 marzo, «ma per poter funzionare davvero», dice a Lettera43.it Judy Dempsey, analista del think tank Carnegie Europe e autrice del libro The Merkel Phenomenon, «bisogna fare attenzioni ai dettagli, che sono molto importanti».


Judy Dempsey, analista del think tank Carnegie Europe.


DOMANDA. Il primo dettaglio sembra essere quello economico: alla fine l'Ue ha deciso di concedere fino a 6 miliardi di finanziamenti entro la fine del 2018.
RISPOSTA.
Non è solo una questione di soldi, non riduciamo a questo quanto ha ottenuto la Turchia. L'Ue ha bisogno della Turchia così come Ankara ha bisogno di Bruxelles.
D. Ora però è la Turchia che deve dimostrarlo per prima...
R.
Sì, ma non dimentichiamo che anche se il sistema di gestione dell'emergenza migranti proposto da Ankara dovesse funzionare, resta da vedere in che misura gli Stati europei riusciranno a fare la loro parte.
D. Per ora c'è molto scetticismo sul fatto che la Turchia possa tenere fede ai suoi di impegni e che sia affidabile.
R.
In realtà sono i 28 Stai membri a doversi occupare della relocation dei rifugiati siriani provenienti dalla Turchia, e sinora sono molti i Paesi non disposti ad accogliere gli immigrati. Quindi non sono sicura che l'accordo funzioni davvero, e non per colpa della Turchia.
D. Il timore più grande per gli Stati membri è che non vengano rispettati i diritti umani.
R.
Il problema sono gli Stati membri. Non è solo una questione di diritti umani, ma di legalità. Perché non si sa ancora quanto sia lecito mandare indietro i richiedenti asilo. Inoltre bisogna accertare quanti Stati membri sono disposti a prendersi i rifugiati. Non sono certa che tutti lo faranno.
D. Solo Ungheria e Slovacchia si sono dette non disponibili al piano di ricollocamenti dei rifugiati bloccati in Grecia, ha detto Angela Merkel dopo la conclusione del vertice.
R.
In effetti c'è una cambiamento delle dinamiche. Gli Stati membri hanno discusso e criticato molto la linea di Angela Merkel e della Commissione europea nei confronti dell'emergenza migranti, ma alla fine quello che stanno facendo ora è accettare l'accordo proposto dalla Turchia.
D. Doppia ipocrisia?
R.
Più che altro alcuni Stati membri continuano a nascondersi e rifiutare il sistema della relocation, e allo stesso tempo si oppongono al negoziato con la Turchia dimenticando ancora una volta che sono gli stessi Paesi Ue ad avere problemi e a soffrire per la crisi dei migranti. C'è l'Italia e la Spagna per esempio, non solo la Grecia.
D. Ma per bloccare il flusso dei profughi che arrivano in Grecia dalla Turchia ora l'Ue è disposta anche ad accelerare il processo di liberalizzazione dei visti turchi. Molti leader lo considerano un ricatto...
R.
Non è questo il punto, gli Stati membri non devono discutere se e quanto questa richiesta sia un ricatto, devono semplicemente essere pragmatici. In questo momento serve pragmatismo. E quello che ha scelto di fare ora l'Ue, o meglio quello che ha deciso Angela Merkel, deve essere fatto, o almeno tentato, anche perché gli Stati membri possono continuare a lamentarsi, ma sinora cos'hanno fatto?
D. Niente?
R.
Si sono rifiutati anche solo di provare a risolvere la situazione e poi alcuni leader hanno accusato Merkel di avere avviato una trattaitva con la Turchia, ma come ha spiegato la stessa cancelliera: qual era l'alternativa? Che cosa avrebbe dovuto fare?
D. È lei il simbolo del pragmatismo europeo?
R.
Sì, è come se ai vari leader Ue, critici nei suoi confronti, avesse risposto: sto cercando di risolvere il problema visto che voi non mi avete aiutato a farlo.
D. E per questo la stanno isolando, come ha scritto il New York Times.
R.
Merkel continua ad avere ancora alcuni alleati, sicuramente nel trattato con la Turchia si è mossa da sola, ma d'altronde quali altri Stati membri hanno davvero voluto aiutarla su questo tema?
D. Quindi ancora una volta è la Germania la locomotiva europea.
R.
Di sicuro il principale attore in questa partita è stata la Germania che ha dovuto trovare un modo per uscire da questa crisi.
D. Insieme con il premier turco Davutoglu.
R.
Non è Davutoglu che ha messo la proposta sul tavolo dell'Ue, ma Erdogan.
D. Ed è questo che è stato così difficile fare accettare l'intesa dai 28, si 'vergognavano' di fare accordi con il Sultano?
R.
Difficile o no, bisognerebbe prima sapere rispondere a una domanda: c'è un altro leader che ha presentato anche una sola proposta o alternativa per provare a risolvere il problema?
D. E questo accordo sarà sufficiente a risolverlo?
R.
Assolutamente no, ci sono così tanti problemi legati alla crisi dei migranti, dalla Nigeria all'Iraq, per non parlare dei guai legati al cambiamento climatico. Questo è semplicemente un primo passo che permetterà all'Ue di iniziare a occuparsi della prossima crisi.


Twitter @antodem

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