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ELEZIONI 21 Marzo Mar 2016 1700 21 marzo 2016

Africa, la domenica elettorale delle contraddizioni

Accuse di brogli, censure, intere città sotto coprifuoco. Dal Congo a Zanzibar: cittadini al voto per più diritti. Ma la democrazia è ancora un lontano miraggio.

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In Senegal si è votato per limitare a un massimo di due mandati il presidente della Repubblica e capo dell'esecutivo, una riforma eccezionale.
In Congo, per diversi osservatori sul punto di esplodere, il capo di Stato al potere da 30 anni ha invece imposto il coprifuoco sulle Presidenziali che, se regolari, ne avrebbero messo a repentaglio la rielezione.
UN CONTINENTE DIMENTICATO. Ma il 20 marzo in Africa le urne si sono aperte anche nel Niger, il Paese più stabile del Sahel ma accerchiato dalle guerre e dal terrorismo islamico, nel vicino e in via di stabilizzazione Benin, stretto tra il Burkina Faso in rivolta e la Nigeria dei Boko Haram, infine a Zanzibar e Capo Verde.
Parafrasando il Supermartedì delle primarie Usa, una Superdomenica elettorale che per la concentrazione di africani chiamati a esprimersi non è passata inosservata tra le cronache internazionali, altrimenti digiune di notizie dal continente dimenticato che non siano grandi stragi, epidemie o golpe militari.
POCA DEMOCRAZIA. Pure il capo di Stato di un'Italia molto presente in Africa con il governo Renzi, Sergio Mattarella, il 20 marzo è volato di ritorno da un tour tra l'Etiopia e il Camerun: l'Africa è diventata un tema familiare , ma se è vero che in Stati come Senegal, Capo Verde e Benin si fa strada la democrazia, è a dir poco prematuro salutare retoricamente, com'è avvenuto, la Superdomenica come il giorno della democrazia dell'Africa.

In Senegal e a Capo Verde a scegliere è il popolo

In Congo, come in Niger e a Zanzibar, non si sono viste folle ai seggi.
Al contrario che in Senegal, visitato meno di un mese fa dal premier Matteo Renzi, dove con grande sorpresa l'attuale capo di Stato dell'ex colonia francese Macky Sall, ex premier, regolarmente eletto nel 2012, ha indetto una consultazione popolare per accorciare a cinque anni il settennato presidenziale, abbassando anche il limite da tre a due mandati.
REFERENDUM IN SENEGAL. Al referendum si è partecipato anche dall'estero, migliaia di senegalesi hanno votato dall'Italia nel rinfocolarsi anche di molte polemiche.
C'è chi dice che sia tutta pubblicità: si sono proposte modifiche alla Costituzione in favore dei candidati indipendenti e per dare più i poteri al Parlamento, ma quanto a se stesso Sall ha fatto retromarcia, dichiarando di voler restare in sella per sette anni; lo stop al terzo mandato entrerebbe poi in vigore solo dalle prossime Presidenziali.
LA PAX DI CAPO VERDE. Neanche a Dakar è tutto oro quel che luccica, ciò non toglie che si siano consultati i cittadini per ritocchi opposti di quanto, per esempio, tentato in Russia da Vladimi Putin e in Turchia da Recep Tayyip Erdogan, e anche per evitare i governi ultradecennali di molti Paesi europei.
Sulle spiagge paradisiache di Capo Verde, di fronte alle coste senegalesi, il clima è ancora più sereno: da decenni la stampa è libera, non si registrano violenze e c'è un'alternanza democratica, nell'arcipelago dove si vota per rinnovare il Parlamento.

Media e telefoni bloccati in Congo, alto rischio di scontri

Tutta un'altra storia il Congo, dove l'autunno scorso il presidente Denis Sassou Nguesso, in carica dal 1979 e al 1992 e poi di nuovo al comando dal 1997, ha indetto un referendum costituzionale per rimuovere il limite dei due mandati e allungare quello dell'età oltre 70, dopo aver precedentemente esteso a sette anni l'incarico a capo di Stato.
CONTRO MOKOKO. Siccome poi l'ex consigliere e generale Jean-Marie Michel Mokoko si è candidato e riscuote più successo di lui, alla vigilia del voto Nguesso ha bloccato manu militari Internet e tutti gli altri mezzi di comunicazione e di spostamento, convocando Mokoko in una caserma.
L'ultima consultazione è stata un'investitura alla richieste di allargare il mandato allargato (sì al 94%), Nguesso è sicuro che anche queste Presidenziali saranno «come un calcio di rigore».
TIMORE DI SCONTRI. Però l'opposizione contesta risultati falsati anche nel 2002 e nel 2009, in Congo è alto il rischio che, come a ogni tornata elettorale, esplodano scontri: con le prime libere elezioni del 1992 si aprì una guerra civile lunga anni, sfociata nella rielezione di Nguesso, complice un tentato colpo di Stato che fece da apripista al voto.
Il Congo è il poverissimo Paese delle miniere di coltan che non vivrà mai la pace: è lontano il laboratorio di democrazia del Senegal, come pure i progressi del Niger e del Benin.

La democrazia nascente in Benin e i brogli di Zanzibar

Il presidente nigerino uscente Mahamadou Issoufou conta di venire riconfermato al ballottaggio: al primo turno ha ottenuto il 48% dei voti contro il 18% dello sfidante, Hama Amadou, che oltre a essere imputato per traffico di bambini è in cura in Francia, in pessime condizioni di salute.
Democraticamente eletto nel 2011 Issoufou, già primo ministro accusato di aver rubato fondi, è candidato alle Presidenziali dal 1993: non un volto nuovo, anche se rivendica di aver fatto progredire il Paese.
IL BENIN TIENE. L'opposizione lo ha boicottato, l'affluenza alle urne è stata bassissima al secondo turno, ma difficilmente si avranno sorprese. Diverso il caso del Benin, pure al ballottaggio dopo il primo turno del 6 marzo: qui l'esito è più incerto, l'attuale primo ministro Lionel Zinsou è in testa con il 28% contro Patrice Talon al 25%, suo rivale da anni.
In Benin è in vigore un sistema multipartitico e si rispettano le regole, anche se i candidati hanno precedenti tutt'altro che limpidi: nel 2012 Talon fuggì in Francia, accusato di tentato avvelenamento da Zinsou, il quale tuttavia ha poi concesso il perdono presidenziale.
TENSIONE A ZANZIBAR. Fuoco sotto la cenere anche a Zanzibar, con le strade piene di agenti nel timore di tumulti come lo scorso ottobre. La commissione elettorale non comunicò mai i dati, il voto fu annullato.
Nella regione autonoma della Tanzania che ha un suo Parlamento sono così tornati a fronteggiarsi il presidente uscente Ali Mohamed Shein e il capo dell'opposizione Seif Sharif Hamad che grida ai brogli e incita alla rivolta.

Twitter @BarbaraCiolli

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