ESTERI 21 Marzo Mar 2016 1934 21 marzo 2016

Obama, il discorso a Cuba: «Il futuro è nelle vostre mani»

Il presidente americano sull'isola caraibica annuncia nuovi accordi commerciali. «Discussione franca» con Castro sui diritti umani. Foto.

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Un «giorno nuovo» tra Stati Uniti e Cuba, con l'impegno del presidente americano affinché il Congresso degli Stati Uniti rimuova del tutto l'embargo che ancora colpisce l'isola caraibica e l'annuncio di nuovi accordi commerciali. Conditi da rassicurazioni politiche di non ingerenza («Il futuro di Cuba è nelle mani dei cubani») e richieste sul fronte delle garanzie di rispetto dei diritti civili.
Barack Obama, ospite del presidente Raul Castro, ha pronunciato a Cuba un discorso storico. Se non altro perché è il primo di un presidente degli Stati Uniti ricevuto nel Palazzo della Rivoluzione (comunista) da 88 anni a questa parte. Il capo di Stato Usa ha risposto alla domanda che si sono fatti in molti, e ha dichiarato che vorrebbe incontrare in futuro l'ex presidente cubano Fidel Castro.
«UN GIORNO NUOVO TRA I NOSTRI PAESI». «Grazie per l'accoglienza a me, alla mia famiglia e alla mia delegazione. La visita di un presidente americano qui era inimmaginabile, questo è un giorno nuovo tra i nostri due Paesi», ha esordito Obama.
Il primo a prendere la parola, però, è stato Castro, che ha sottolineato i «risultati concreti ottenuti» fin qui, elencando gli accordi raggiunti tra Cuba e Stati Uniti dopo il disgelo.
LO SCOGLIO DELL'EMBARGO. Lo scoglio vero da superare è sempre l'embargo, una legge che soltanto il Congresso ha il potere di cancellare definitivamente e che Castro ha definito «un ostacolo» allo sviluppo di Cuba, la cui rimozione è «essenziale».
Dalle questioni economiche alle preoccupazioni identitarie il passo è stato breve: «Esistono profonde differenze tra Stati Uniti e Cuba che non andranno via», ha precisato Raul Castro. Obama non è stato da meno, assicurando che il futuro di Cuba resterà di competenza dei suoi abitanti, per così dire. O quantomeno che «non sarà deciso dagli Stati Uniti o da altre nazioni. Cuba è un Paese sovrano e il suo destino lo decideranno i cubani e nessun altro.
IL DOSSIER DEI DIRITTI CIVILI. A fare da contraltare alla rimozione dell'embargo, il nodo politico del rispetto dei diritti umani da parte del regime: «Ho avuto una discussione franca sui diritti umani con Raul Castro», ha detto Obama, senza entrare pubblicamente nei dettagli.
È evidente però che la revoca dell'embargo dipende anche dalla democratizzazione del Paese, oltre che dall'effettiva implementazione degli accordi raggiunti finora. Raul Castro ha detto in conferenza stampa di essere disposto al dialogo, mentre nel faccia a faccia con Obama avrebbe ribadito la necessità e l'urgenza della restituzione di Guantanamo alla sovranità cubana.
«PRIGIONIERI POLITICI? MI DIA LA LISTA». Poi il coup de théâtre in risposta a un giornalista della Cnn, che chiedeva conto dell'esistenza a Cuba di prigionieri politici: «Prigionieri politici? Mi dia la lista. Se ci sono, prima che cali la notte saranno liberati», è stata la risposta di Castro, poco abituato alle conferenze stampa. Castro ha chiesto di «non politicizzare» la questione dei diritti umani, poi è passato al contrattacco: «Nessun Paese al mondo rispetta tutti i 61 diritti umani» definiti a livello internazionale, ha detto il presidente cubano. Aggiungendo che «Cuba ne rispetta 47, lasciateci lavorare». Fra questi «il diritto alla salute, all'educazione e alla parità di salario tra uomini e donne», non scontati nemmeno negli Stati Uniti.
GOOGLE SBARCA A L'AVANA. Il cambiamento passa anche attraverso l'accesso a internet, attualmente limitato dal regime e particolarmente costoso. Obama ha promesso di voler aiutare Cuba navigare online, annunciando un accordo tra Google e L'Avana per sviluppare la rete wi-fi e la banda larga sull'isola. «Il cambiamento sta avvenendo qui e penso che Raul Castro lo capisca», ha detto il presidente americano alla Abc. «Distruggere un ponte è facile e richiede poco tempo, mentre ricostruirlo in modo solido è molto più difficile e lungo», gli ha risposto a distanza Castro, prima di ricevere tutta la famiglia Obama per una cena di Stato, sempre al Palazzo della Rivoluzione.
OBAMA RINGRAZIA IL PAPA. Obama ha voluto ringraziare pubblicamente papa Francesco e il cardinale Ortega, per il loro «contributo decisivo» al riavvicinamento dei due Paesi. Un grazie diplomatico anche a Castro, per aver ospitato i colloqui di pace tra il governo colombiano e le Farc, proseguiti lunedì 21 marzo nell'isola sotto la supervisione del segretario di Stato John Kerry. Dopo la giornata dedicata al governo, martedì Obama si rivolgerà direttamente al popolo cubano, con un discorso trasmesso in diretta dalla tivù nazionale. Incontrerà alcuni dissidenti e assisterà ad una partita di baseball tra la nazionale cubana e una squadra americana. Anche questa è diplomazia.

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