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PERSONAGGIO 21 Marzo Mar 2016 1400 21 marzo 2016

Pier Luigi Boschi, le trame del papà di Maria Elena

Amico di tutto il Valdarno. Affamato di poltrone. Vendicativo con garbo felpato. Profilo del padre della ministra. Finito nel guaio Etruria per troppa ambizione.

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Pier Luigi Boschi e la figlia Maria Elena.

Un floricultore ha un problema?
La Bcc del Valdarno, alle prese con la grossa operazione di un cliente, teme sofferenze?
«Bisogna sentire Boschi», che vanta amicizie ovunque.
Una frase che ad Arezzo e nel Valdarno gira da sempre.
UN NOTABILE DI PAESE. Aver passato una vita nella Coldiretti, da dirigente, può valere molto in provincia.
Significa essere un notabile di paese.
Ed è anche grazie a quel ruolo che Pier Luigi Boschi, democristiano di origine, côté fanfaniano, amico anche del Nipotissimo Giuseppe Fanfani, nel 2011 sbarcò nel consiglio di amministrazione di Banca Etruria, guidata da Giuseppe Fornasari, ex deputato democristiano e sottosegretario di Stato con Giulio Andreotti.
IN CERCA DI PRESTIGIO. Dell’istituto di credito poi divenne vice presidente nel 2014, quando a guidare l’istituto di credito arrivò l’ambiziosissimo Lorenzo Rosi, il geometra diventato banchiere.
Il massimo del prestigio sociale se, come Boschi, vieni da Laterina, 3.500 abitanti in provincia di Arezzo.

Perché accettare la nomina e infilarsi in quel ginepraio?

Un momento della protesta dei risparmiatori davanti alla sede di Banca Etruria ad Arezzo.

Chi lo conosce però ancora non riesce a darsi una spiegazione su come il padre della ministra Maria Elena Boschi, così attento a mantenere un basso profilo e a parlare poco in pubblico (anche durante le riunioni del cda, come se avesse paura di fare qualche gaffe), abbia accettato quella nomina, trovandosi così in un ginepraio, al punto di finire pure sul registro degli indagati per bancarotta fraudolenta.
Stupiscono anche le frequentazioni con il duo Valeriano Mureddu-Flavio Carboni; Boschi senior non è come un altro padre illustre, quello del premier, Tiziano Renzi, cui invece piace ricoprire incarichi politici ed esternare assai, pasticciando pure con Facebook.
BANCA GIÀ SOTTO TIRO. Bankitalia, peraltro, aveva già sottoposto Banca Etruria a più ispezioni almeno dal 2012 e tutte avevano riportato rilievi di forte criticità: quindi la situazione era nota, specie agli addetti ai lavori.
Ma anziché rifiutare la nomina a vice presidente, recapitata 10 settimane dopo lo sbarco a Palazzo Chigi di sua figlia Maria Elena come titolare del ministero delle Riforme, Boschi l'ha caldeggiata; chi ci aveva parlato in quei giorni, racconta che era diventato per lui un assillo quotidiano.
COLLEZIONISTA DI INCARICHI. In altre occasioni, invece, aveva rifiutato di esporsi. Meglio evitare ruoli pubblici così delicati.
Anche perché gli incarichi non gli mancano, fra partecipazioni, presidenze e cda.
Fra le varie poltrone, Boschi siede nel Consorzio di tutela dei vini Val D’Arno di Sopra, assieme a Salvatore Ferragamo e al barone Luca Sanjust di Teulada, proprietario di Villa Petrolo a Mercatale, che nel 2011 ha ospitato David Cameron.

Le ambizioni politiche sono appannaggio della moglie, Stefania Agresti

Maria Elena Boschi.

Negli Anni 90 rifiutò la candidatura a Montevarchi contro l’uomo del Partito democratico della sinistra (Pds), Rolando Nannicini, che è anche il papà di Tommaso, oggi capo degli economisti di Renzi a Palazzo Chigi.
Le ambizioni politiche istituzionali sono sempre state appannaggio della moglie Stefania Agresti, vice sindaco di Laterina per tre mandati.
Avrebbe voluto candidarsi sindaco nel 2014, ma rinunciò dopo l’arrivo di Maria Elena a Roma.
Ad Arezzo la chiamano «la faraona».
PRIMARIE E VENDETTA. Nel 2009 si candidò alle Primarie del Partito democratico per le elezioni del Consiglio regionale dell’anno successivo.
Arrivò quinta su sette candidati in lista, con 603 voti.
Davanti a lei, con 605 voti, Francesca Tavanti, che all’epoca era assessore al sociale della giunta guidata da Giuseppe Fanfani e direttore dal 2003 dell’Unione provinciale di Arezzo delle Confcooperative, il cui presidente è stato - dal 2004 al 2010 - Pier Luigi Boschi.
Ad Arezzo dicono che i Boschi se la legarono al dito. Coincidenza: al termine della campagna elettorale, la Tavanti fu cacciata dalla giunta e non rientrò in Confcooperative.
«NON SI ESPONE DIRETTAMENTE». A eseguire il licenziamento non fu Boschi, che però - dice una fonte - «probabilmente ne fu contento. Perché Boschi può essere vendicativo, ma non si espone mai in prima persona».
Pubbliche relazioni e low profile permanente: anche quando si presenta per chiedere una mano per un esponente della curia alla Bcc del Valdarno, dove conosce il presidente Gianfranco Donato - giunto alla guida dell’istituto di credito nel 1999 grazie all’appoggio di Rosi e dello stesso Boschi - lo fa sempre con garbo felpato.
È uno che si adopera per la comunità, dunque. Una volta chiese alla Bcc del Valdarno di aprire una filiale a Laterina, ma poi non se ne fece nulla.
Magari aveva soltanto bisogno di un bancomat vicino a casa.

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