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DIPLOMATICAMENTE 22 Marzo Mar 2016 1438 22 marzo 2016

L'Ue ha sulla coscienza ogni vittima di Bruxelles

Gli egoismi, il centro di intelligence comunitario mai attivato: la strage nella capitale belga è una sconfitta dell'Europa.

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La mannaia del terrorismo ha colpito ancora l’Europa. Questa volta a Bruxelles, da cui era partito il commando che ha provocato la strage a Parigi del 13 novembre scorso.
Una Bruxelles straziata da una serie di attentati di cui sono più le cose che non sappiamo che quelle che i servizi di sicurezza belgi sono riusciti a mettere assieme.
A cominciare dai responsabili delle detonazioni, che sarebbero state tre se avesse funzionato l'ordigno ritrovato inesploso.
Ma perché Bruxelles?
LE COLPE DELLE FORZE DI SICUREZZA. Dal novembre scorso, l’opinione pubblica europea è venuta a conoscenza di Molenbeek, il quartiere belga dove erano stati verosimilmente pianificati gli attacchi a Parigi; quartiere dove ne è stato trovato, dopo troppo tempo, il protagonista, la presunta mente: Salah Abdeslam.
Quartiere di cui evidentemente le forze di sicurezza non sono riuscite a “leggere” i principi attivi del terrorismo, che è esploso per la seconda volta nel giro di quattro mesi.
Accanto agli imponenti edifici delle istituzioni europee stava crescendo una gramigna politico-sociale a cui non si è prestata un’attenzione adeguata.
Neppure col senno del post attentati di Parigi.
SALAH HA TESO UNA TRAPPOLA? Bruxelles è la capitale dell’Unione europea, simbolo dei 28 Paesi che la compongono, di quella potenza economica ma anche politica che ha sviluppato un rapporto complicato con il mondo islamico e che ha, con gli Usa, un rapporto molto stretto anche in termini di corresponsabilità per la deriva di guerre e di instabilità che sta trascinando il Medio Oriente verso una devastante implosione.
A Bruxelles si sono svolti i primi interrogatori di Salah, da cui sarebbero emerse, tra l’altro, l’indicazione della preparazione in atto di un altro attentato e soprattutto la dichiarata disponibilità di quel terrorista a “collaborare”.
Ebbene, è lecito chiedersi se questa disponibilità sia stata una svolta suscettibile di utili sviluppi futuri oppure una trappola in cui gli investigatori belgi sono caduti improvvidamente. Non lo sappiamo ancora.

Che fine ha fatto il centro di intelligence anti-terrorismo?

Salah Abdeslam.

Sappiamo per contro che i servizi di sicurezza della capitale d’Europa hanno confermato tutti i limiti che già erano emersi in sede di caccia all’uomo, di Salah per l’appunto.
Era plausibile attendersi che tra le notizie che scorrevano sugli schermi televisivi e si rincorrevano sugli altri mezzi di comunicazione figurasse anche l’attivazione del centro di intelligence anti-terrorismo europeo?
Sì, era è plausibile, ma non è stato attivato perché, malgrado gli attentati che hanno sconvolto l’Europa e non solo, a partire dall’inizio del 2015 (proprio a Parigi-Charlie Hebdo) i nostri dirigenti europei non sono riusciti a metterlo in piedi.
L'EGOISMO DI ALCUNI PARLAMENTARI. E in quelle stesse ore, invece di essere confortati almeno dalla messa in moto di una qualche forma di collaborazione tra i responsabili della sicurezza a livello europeo, abbiamo saputo delle singole riunioni “nazionali” di alcuni Stati membri dell’Unione.
I francesi prima, gli italiani poi, alle 15 di oggi 22 marzo, sotto presidenza Renzi.
Mentre qualche esponente del parlamento europeo, intervistato sulla tragedia in corso, mostrava di essere più preoccupato del suo ritorno a casa che del come affrontare questa ennesima barbarie rivendicata dall'Isis.
LA SCONFITTA DELL'EUROPA. Vittoria del terrorismo? Non credo. Ma sconfitta dell’Europa sì, senza ombra di dubbio. E del resto che cosa ci possiamo aspettare da un continente incapace di affrontare un’ondata migratoria imponente certo, ma gestibile, e di cui, oltre a tutto, è in parte responsabile?
Nella ridda delle dichiarazioni che stanno accompagnando questo terribile evento spiccano, tengo a sottolinearlo, le parole del presidente Sergio Mattarella che in poche righe ha offerto all’Italia e all’Europa intera un programma d’azione: «L'obiettivo del terrorismo fondamentalista è la cultura di libertà e democrazia. La risposta alla minaccia terroristica deve trovare saldamente uniti i Paesi dell'Ue. Occorre affrontare questa sfida decisiva con una comune strategia, che consideri la questione in tutti i suoi aspetti: di sicurezza, militare, culturale, di cooperazione allo sviluppo. In gioco ci sono la libertà e il futuro della convivenza umana».

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