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ANALISI 23 Marzo Mar 2016 1300 23 marzo 2016

L'Ue è morta: serve un nuovo patto euro-mediterraneo

La lotta al terrorismo passa da Israele e Marocco. Con cui l'Italia è chiamata a formalizzare i rapporti. Ue e Nato? Sono impotenti. L'opinione di Carlo Panella.

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Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

L'Unione europea è morta a Bruxelles. E con lei la Nato.
Il governo italiano ne prenda atto e agisca di conseguenza.
Il caos franco-belga nel contrasto al terrorismo, meglio, al jihadismo, è il prodotto di una radicata, e demenziale, volontà politica di non dotarsi di un minimo di integrazione effettiva, di un cervello unitario capace di analisi, di azione, di previsione.
RAPPORTI DA RAFFORZARE. Il governo italiano deve quindi intraprendere una serie di azioni che prescindano dal contesto europeo, deve integrare la sua azione di contrasto al jihadismo, autonomamente con i Paesi disponibili a fare fronte a questa bisogna.
Abbiamo un patrimonio di attività, di intese, di assonanze, di cooperazione de facto con altre nazioni, che vanno rafforzate, trasformate in rapporti bilaterali solidi, a prescindere da quello che l'Ue fa o farà, che sarà sempre troppo poco, al di sotto della soglia minima.
L'ITALIA PUÒ CONTARE SU ISRAELE E MAROCCO. Questi Paesi sono Israele e Marocco (e, forse, la Tunisia) sulla sponda Sud del Mediterraneo, Spagna, Francia, Inghilterra e Germania sul continente.
Su questi, solo su questi, possiamo contare per una collaborazione fattiva, per una integrazione dei servizi di sicurezza e di contrasto.
Un processo già avviato, rapporti già operativi, ma sottotono, al limite dell'informale, per quanto riguarda Israele e il Marocco (e la Tunisia). Rapporti che vanno decisamente elevati di grado, formalizzati, integrazioni operative che vanno rafforzate, incontri bilaterali periodici che vanno istituzionalizzati.
L'Italia, insomma, deve imparare non certo a 'fare da sola', ma ad affidare le propria sicurezza unicamente a partner affidabili, operativi, con una visione comune. Che sono maledettamente pochi.

Gli unici Paesi affidabili sulla sponda Sud del Mediterraneo

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo omologo italiano Matteo Renzi.

Insomma, l'Italia deve lavorare per formalizzare un piccolo patto euro-mediterraneo con chi ci sta.
Deve cessare di pensare che strutture come la Nato servano a qualcosa nella lotta al terrorismo, che dall'Ue possa venire una integrazione delle polizie, dei servizi, dell'apparato giudiziario in funzione anti-jihadista.
ANCHE LA NATO È BLOCCATA. Questo non vuol dire che il governo italiano debba cessare di chiedere a gran voce che si crei una procura anti-terrorismo europea, che i servizi si integrino formalmente e fattivamente, che lo scambio di informazioni e indagini sia su scala continentale, che i ministri della Difesa abbiano incontri collettivi e regolari (persino questa banalità l'Ue non ha sinora voluto organizzare), che si metta in piedi un esercito comunitario.
Non suggeriamo di abbandonare Bruxelles. Anzi. Ma è indispensabile rendersi conto che Ue e Nato sono bloccate dalla cecità degli Stati nazionali e che nulla, o ben poco, produrranno questi sforzi unitari.
IL PROCESSO DI BARCELLONA È FALLITO. La presidenza di Barack Obama ha segnato la fine del sessantennale patto post-bellico che vedeva gli Usa garantire la sicurezza del Vecchio continente e l'Europa non ne vuole prendere atto. Men che meno ne vuole trarre le dovute conseguenze.
Sul fronte Mediterraneo, l'Italia deve peraltro realizzare che il 'processo di Barcellona', 'l'Union pour lá Mediterranée' di Nicolas Sarkozy, sono anch'essi miseramente falliti.
Che è inutile puntare a rassemblement che comprendano tutto e tutti sulle due rive del Mare nostrum.
SERVE UN NUCLEO FORTE E SOLIDALE. Il caso di Giulio Regeni ha posto il sigillo su queste illusioni politically correct e sancito che neanche un Paese con cui pareva che tutto concorresse a una visione comune, come l'Egitto di al Sisi, è un partner affidabile.
Affidabili, pienamente, nel Mediterraneo, sono solo gli unici due Paesi democratici della sponda Sud: Israele e Marocco (e forse, come detto, Tunisia).
Due Paesi che - e non è un caso - l'Ue ha appena violentemente sanzionato sul piano commerciale mettendoli all'indice per l'occupazione illegale, a suo parere, di Territori.
Si prenda atto di questo poco gradevole quadro, si cessino le mozioni di sentimenti europeisti e si proceda con loro, formalizzando una partnership politica privilegiata e dichiarata, una nuova alleanza, un nucleo forte e solidale. L'intendance, il baraccone euroburocratico di Bruxelles, suivra. Forse.

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