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DIPLOMATICAMENTE 23 Marzo Mar 2016 1045 23 marzo 2016

Ue, umiliare i migranti alimenterà il terrore

L'accordo con la Turchia è molto pericoloso. Perché rischia di fomentare il risentimento contro il nostro continente. Miope e piegato al Sultano.

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Un bambino lascia dei fiori sul lato greco della recinzione alla frontiera con la Macedonia, in attesa di poter passare il confine.

Ho provato a immaginare la raffigurazione plastica dell’accordo siglato venerdì 18 marzo tra Unione europea e Turchia.
La sequenza che mi è venuta agli occhi è la seguente: il Mediterraneo ridotto a un grande fossato, del tutto simile a quello che dall’epoca medioevale in avanti veniva scavato e allagato per proteggere il castello da potenziali invasori.
L’Europa convertita in un gigantesco castello e i suoi governanti di oggi al posto dei signori/signorotti di allora.
E i migranti? Una massa di disgraziati che, in fuga da un nemico, dalla pestilenza e comunque dalla fame, precipitati nel fossato, lasciati lì a marcire nel fango e nella sporcizia, venivano consegnati a mani mercenarie perché li allontanassero; perché non contaminassero la vita del castello.
LA MIOPIA DELL'EUROPA. Non che il castello non se lo potesse permettere; non che fossero portatori di malattie; no.
I signori del castello erano semplicemente incapaci di spiegare al proprio popolo che era giusto soccorrerla, quella folla di disperati.
Che col tempo si sarebbe rivelata una risorsa; e che sarebbe stato più conveniente concordare una strategia di interventi, di collaborazioni e di investimenti per eliminare le cause che avevano spinto quella massa verso il castello.
Per evitare che quelle cause alimentassero una pressione anche aggressivamente irresistibile.
LA LEZIONE DI TUNISIA E GIORDANIA. Mi sono anche domandato se tra le righe di quell’accordo non avessero trovato spazio almeno alcune ragioni dell’accoglienza e della convivenza solidaristica sulla scia dell’esempio che ci doveva venire da altri Paesi che pur in ben maggiore difficoltà dell’Europa - dalla Tunisia al Libano alla Giordania – avevano accolto e stanno tuttora accogliendo milioni di migranti.
E ho cercato qualche passaggio che mi portasse a concludere che in realtà quell’accordo non è l’esaltazione della logica del muro, del filo spinato, della difesa del sacro suolo dell’Unione europea.
Ho trovato il suo contrario: forse non un accordo di “deportazione”, come qualcuno lo ha definito, ma certo un inappellabile quanto ruvido “trasferimento” verso la Turchia, Paese che certo non è sinonimo di rispetto dei diritti umani. E per di più un accordo che impegna la Turchia a bloccare il deflusso dal suo territorio verso l’Egeo.

Quei 6 miliardi potevano essere utilizzati diversamente

Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker.

Deprimente; e tanto più deprimente per il fatto che non ci sia stato dibattito sull’accettabilità politico-morale di un tale accordo – che illustri giuristi si sono affrettati a definire pienamente coerente con il diritto internazionale – mentre c’è stato sui rischi di un suo fallimento imputabile alla (in)affidabile Turchia del Sultano Erdogan.
Risibile poi il fatto che il presidente Juncker abbia voluto definire l’operazione disegnata dall’accordo come «un’impresa erculea» ma «realizzabile».
LA GRECIA IN AFFANNO. Lo si è visto dal giorno dopo, con questa povera Grecia in evidente affanno e ben poco confortata dagli oltre 4 mila esperti che l’Unione europea aveva previsto per soccorrerla in questa gigantesca evacuazione.
Debbo dire che dopo tanti anni spesi nella doverosa attenzione alla real politik imposta dalla missione di difesa e promozione degli interessi di fondo del mio paese, mi sono sentito umiliato nella mia appartenenza alla cittadinanza europea.
Sì umiliato, la parola usata dal cardinale Parolin.
L'UMILIANTE VITTORIA DEI SALVINI. Umiliato per la vittoria dei Salvini oramai sparsi in tutto il continente e capaci di condizionare la governance nazionale ed europea.
I Salvini che vogliono tenere lontani i migranti a ogni costo; anzi al costo di 3+3 miliardi. Un costo che forse poteva spianare la strada a ben diverse e più dignitose soluzioni.
La parola d’ordine dell’accordo è chiarissima: fuori tutti i migranti. E sposta ben poco il buonistico accorgimento che, se fra i rispediti in Turchia vi dovesse figurare un siriano, un altro siriano potrà entrare in Europa. Anche perché azzerato dal tetto delle 72 mila unità.
Insomma, questo concluso con la Turchia di Erdogan e del mellifluo Davutoglu è un accordo che non fa onore all’Europa e alla sua storia.

Poco lungimirante e piegata al Sultano: l'Ue ha perso due volte

Recep Tayyip Erdogan.

Intendiamoci, non penso affatto che l’Unione europea debba essere pronta ad accogliere tutti, per carità.
Penso però che un continente di oltre 500 milioni di abitanti poteva esprimere una ben diversa strategia di gestione di un fenomeno indubbiamente impegnativo, ma tutt’altro che fuori portata, che affonda le sue radici in una tragicità di situazioni e dinamiche di cui anche l’Europa è corresponsabile.
COSÌ SI ALIMENTA IL RISENTIMENTO. Ma davvero non ci turba la determinazione con la quale sembra che l’Europa voglia creare dall’altra parte del Mediterraneo delle aree nelle quali parcheggiare, si fa per dire, migliaia di persone in fuga dalla guerra e dalla fame, affidandone le cure a regimi e governi come quello turco?
E davvero pensiamo che questa soluzione ci metta al riparo, non da moralistici sensi di colpa ma da derive suscettibili di alimentare il brodo di coltura del risentimento e della voglia di ripagarci prima o poi della stessa moneta?
E che comunque qualcuno non si stia preoccupando seriamente di seminare questi sentimenti fra quella gente, su cui già pesa perniciosamente la distinzione tra richiedenti asilo e migranti “economici”?
L'ITALIA DIA IL BUON ESEMPIO. Sono persuaso che con quest’accordo - e con la logica che lo ha ispirato - l’Europa abbia perso due volte: l’una sul piano della lungimiranza e dell’incapacità di gestire una realtà gestibilissima – lo indicano inequivocabilmente i numeri – a dispetto dei valori di cui si erge a vessillifera. L’altra accettando di venire a patti con un regime che definire preda di una deriva dispotica e settaria rasenta l’eufemismo.
E l’Italia? Il governo si decida a presentare a Bruxelles una sua proposta strategica di gestione del fenomeno se ne ha l'ispirazione politica.
Magari non avrà la forza di raccogliere un grande consenso, ma almeno sapremmo quale soluzione il nostro esecutivo porterebbe avanti se ne avesse la possibilità.
Augurandoci che non voglia rifarsi, come sembra dalle dichiarazioni dello stesso Renzi, proprio a quello che sarà probabilmente ricordato come l’infausto modello euro-turco.

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