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MAMBO 24 Marzo Mar 2016 0956 24 marzo 2016

Il vero Partito della nazione? Tra M5s, Lega e Meloni

A destra c'è un progetto pieno di ipocrisie. Che fallirà presto. Un monito pure per Renzi.

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Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Sotto gli occhi di tutti un primo Partito della nazione sta nascendo.
Lo fa a destra e in quella particolare zona dove si misurano gli estremismi di nuovo tipo, da quello di Matteo Salvini e Giorgia Meloni a quello di Gianroberto Casaleggio.
La scelta dei primi due di andare in soccorso della grillina Virginia Raggi a Roma e la decisione probabilmente analoga, anche se espressa non ufficialmente dai cinque stelle, di andare in soccorso di Stefano Parisi a Milano, configurano un grande aggregato di centrodestra in cui emergono diversi filoni, dal berlusconismo milanese all’egemonia salviniana, fino alla trasformazione del movimento di Beppe Grillo in quello di Casaleggio.
REALTÀ CHE MORIRANNO PRESTO. Il Partito della nazione, ma potremmo dire “i Partiti della nazione”, non sono realtà strutturate né hanno vita lunga davanti a sé.
Sono frutto di circostanze, del venire allo scoperto della natura profonda di alcuni movimenti (da tempo molti di noi sostenevano che il grillismo è un fenomeno culturalmente di destra), della precarietà del sistema politico, del proporsi “contro” e non “per”.
Questo partito trasversale della nazione collocato a destra nasce per andare contro Matteo Renzi nella duplice veste di esponente più rilevante della sinistra (la destra non va tanto per il sottile, per loro Renzi è di sinistra) e di leader di governo con l’ambizione di governare a lungo e con la mano dura.
UN MONDO PIENO DI CONTRADDIZIONI. È un mondo pieno di contraddizioni e ipocrisie.
Pensate a quella di Parisi, socialista, per tante vie legato a Israele, che deve sopportare un’alleanza dove il socio più forte è amico di CasaPound.
Oppure pensate ai grilllini che devono convivere con pezzi di destra, come quelli di nascita leghista o alemanniana, che fanno parte di quel sistema che ha dato molto da fare alla magistratura. Tant’è.
TERZA REPUBBLICA SENZA CAPO NÉ CODA. Il dato strutturale è che tutto questo non ha struttura.
La Prima Repubblica l’aveva. La Seconda possedeva due idee politiche, la Casa delle libertà e l’Ulivo, e aveva a destra un leader indiscusso, Silvio Berlusconi.
La Terza Repubblica nasce e vivrà alla giornata, ma potrà danneggiare profondamente e irreversibilmente l’Italia.
Di fronte al primo Partito della nazione di cui vediamo la gestazione che fine fa il secondo Partito della nazione, quello voluto da Renzi?
OPPORTUNISMO CULTURALE DEL PREMIER. Qui la confusione è sovrana perché l’opportunismo culturale di Renzi, e dei suoi intellettuali ex dalemiani, ha voluto lanciare l’idea dell’abbraccio con la casta politica di Berlusconi in fuga, probabilmente concordata con lui, con il concetto di Partito della nazione che si ritrova nei classici del comunismo italiano (ma non eravamo dei mostri?) e soprattutto in Palmiro Togliatti.
Contro questa idea trasformista del Partito della nazione si sono ribellati gli esponenti della sinistra che, tuttavia, rischiano di contrapporsi all’idea renziana riproponendo due idee che rischiano di essere vecchie, una che si identifica con la sinistra tout court, l’altra con l’Ulivo che venendo oggi dopo il Pd, non quindi quell’Ulivo che portò al Pd, reclama una necessaria scissione.
A SINISTRA MANCA L'IDEA FORTE. A questa destra che solo alcuni radical che odiano Renzi più di Berlusconi (io, lo ripeto, lo contrasterò a viso aperto e senza limiti solo nel caso di Marco Carrai alla cyber security, perché lì è in gioco la sicurezza nazionale), si rischia di contrapporre un arcipelago di sigle e un partito centrale che subirà l’andamento umorale degli italiani verso il premier. Manca l’idea forte. Manca innanzitutto alla sinistra del Pd. Di Renzi mi occupo poco.
La sinistra del Pd ha provato, dopo aver perso le elezioni, a schierare le truppe per distruggere l’intruso.
Ha fallito anche questa volta scindendosi e rischiando di lacerare l’immagine di giovani dirigenti come Gianni Cuperlo, Roberto Speranza, Andrea Orlando e Maurizio Martina.
L’unico colpo di fortuna è che si sono liberati di Matteo Orfini. Tuttavia si sono fatti elefanti mentre avrebbero dovuto essere un po’ più leoni e un po’ più serpenti.
GLI ANTI-RENZI DEVONO FEDERARSI. Il tema di oggi è come federare quella sinistra che non vuole seguire, né ora né mai, il pur bravo Stefano Fassina.
Né vuole farsi trascinare, per dirla alla Violante, nelle contumelie dei vecchi a meno che essi non si candidino.
Questa sinistra troverà un leader (io un nome ce l’ho), ma deve soprattutto pensare al bene del Pd con due scelte di fondo: accettando di combattere Renzi come Riccardo Lombardi combatteva quella parte del Psi che credeva di destra, cioè con contenuti e vigoria, e mostrando una capacità di federarsi, al di là delle pur legittime aspirazioni personali.
Molti convegni in corso nella sinistra del Pd rivelano sforzi politici e culturali seri, ma sembrano preludere a nuove diaspore più che a nuove aggregazioni.
Questa sinistra, tuttavia, non potrà opporre al Partito della nazione renziano la “sinistra” come sbocco per tutti.
Io voglio veder riemergere la sinistra, ma non sono così primitivo da pensare che la sinistra possa da sola vincere.
Il caro vecchio Enrico, parlo di Berlinguer, sosteneva, sbagliando, che non ce la si poteva fare neppure col 51%.
L'ULIVO, IDEA GESTITA DA CANI. Né può proporre l’Ulivo. Diciamola tutta: è stata una grande idea, ma è stata gestita da cani, non solo da D’Alema che si è guadagnata la fama di averlo travolto, ma anche dagli ulivisti che si sono rivelati politicamente delle pippe nazionali.
Il caro professor Parisi può togliersi i sassolini dalle scarpe contro D’Alema, ma vogliamo parlare delle sue cazzate, dei conteggi di parlamentari di maggioranza sballati, dell’arroganza con cui si intimava ai partiti che sostenevano Prodi di sciogliersi? Finiamola qui, conserviamo un buon ricordo e manteniamo una degna sepoltura.
Lo dico anche al bravo Enrico Letta.
UN'IDEA DI PD COMUNQUE LARGO. La nuova sinistra che vorrà competere con Renzi deve presentarsi con una idea di Pd come partito largo, larghissimo, sena intimorirsi della confluenza di culture anche molto moderate, deve proporre a esse contenuti di sinistra (vi ricordate quando Moro, nel suo ultimo discorso prima del rapimento e del voto su governo di solidarietà nazionale, si disse curioso di capire che cosa fossero quegli “elementi di socialismo” che il Pci proponeva di immettere nel governo del Paese?).
I temi ci sono: lavoro, povertà, rimessa in movimento dell’ascensore sociale, rivitalizzazione dei corpi intermedi (al contrario di Renzi), partito come comunità decidente.
Insomma meno invettive, meno scoramento. Ci vuole la vigoria di Bernie Sanders. Non so se ci vogliono le sue idee, ma la sua vigoria senile sì. Se poi ci si mettono soprattutto i giovani, per Renzi il problema si fa serio, ma positivamente serio.

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