VIALE DELL'ASTRONOMIA 29 Marzo Mar 2016 1130 29 marzo 2016

Boccia e Vacchi, rush finale per Confindustria

I due esperti di L43 si schierano: Settimo Piano il 31 marzo voterà il campano. Ma secondo Giovanna Predoni la spunterà il bolognese. Anche grazie a Renzi.

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di Settimo Piano*

Il logo di Confindustria.


Dopo Pasqua, anche Pasquetta e i due giorni che mancano alla grande conta elettorale del 31 marzo 2016 Vincenzo Boccia e Alberto Vacchi, i due candidati per la guida di Confindustria dopo l'era di Giorgio Squinzi, li stanno impegnando nella “manutenzione” dei voti già acquisiti, nel corteggiamento agli indecisi, nelle attenzioni supplementari a chi nel segreto dell'urna del Consiglio generale di giovedi potrebbe cambiare parere rispetto alle indicazioni della sua territoriale o allo schieramento già annunciato.
IL TELEFONO SCOTTA. Qualcosa come circa 300 telefonate da fare in pochi giorni: non solo ai 198 votanti, ma anche agli amici e ai dante causa dei votanti stessi.
È la consuetudine da quando nel 2000 Giovanni Agnelli attribuì la vittoria di Antonio D'Amato sul candidato Fiat Carlo Callieri agli operativi di Torino che avevano sbagliato i conti.
È andata allo stesso modo nel 2012 con i sei voti di differenza tra Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi, anche se stavolta la battaglia è sembrata più dura, anche a causa dell'impegno dichiarato a favore dell'uno o dell'altro candidato di tutti i past president dell'associazione, in particolare di Luca Cordero di Montezemolo e D'Amato (mai sinora concordi su qualcosa) a favore di Vacchi e di Luigi Abete ed Emma Marcegaglia a favore di Boccia.

Boccia è in vantaggio su Vacchi: ballano una ventina di voti

Vincenzo Boccia, candidato alla presidenza della Confindustria.

A molti di noi piacerebbe conoscere il risultato di giovedì, così da fare in anticipo le congratulazioni al vincitore e avere più facile accesso al settimo piano di viale dell'Astronomia a Roma nei prossimi quattro anni.
Sappiamo che uno dei due, Boccia, è in vantaggio su Vacchi di una ventina di voti, cosa che se vera dovrebbe metterlo al riparo anche da qualche possibile franco tiratore.
Sappiamo che anche gli uomini di Vacchi ripetono le stesse cifre a favore del proprio campione.
DATI UFFICIALI DEI SAGGI. E sappiamo anche che le uniche cifre ufficiali sono quelle tirate fuori dai saggi per certificare lo zoccolo duro del 20% dei voti in capo a ciascun candidato: allora Boccia venne accreditato di 81 voti e Vacchi di 64, mentre Marco Bonometti e Aurelio Regina uscirono dalla corsa.
Oggi, visto che il conteggio dei voti è materia delicata di cui davvero solo i candidati hanno il polso (e talvolta nemmeno loro), ci interessa soprattutto sottolineare quali sono le principali differenze strategiche tra i due per capire dove la “grande pancia” di Confindustria può indirizzare il suo sentimento prevalente.
AUTO-TUTELA INNATA. Perché, oltre alle amicizie, alle cordate e alla “elezione di relazione” che fa il paio con il capitalismo di relazione, c'è anche tra i nostri colleghi un istinto di reazione al pensiero che potrebbe sembrare prevalente, una auto-tutela innata del bene collettivo Confindustria rispetto ai disegni di nostri colleghi certamente più noti, ma anche più inclini a fare squadra tra di loro piuttosto che con la base confindustriale.

'Filiere' contro 'fattori': i due cavalli di battaglia

Alberto Vacchi, presidente di Confindustria di Bologna.

Due esempi.
Il primo è quello delle filiere, cavallo di battaglia di Vacchi: l'agroalimentare o la farmaceutica, tanto per intenderci.
Ovvio che sono un'articolazione e una rete importante del territorio, dei vecchi e nuovi distretti, ma nell'accezione elettorale di questa primavera confindustriale si tratta anche di una aggregazione di interessi precisi intorno al candidato bolognese.
Non a caso Boccia parla di fattori, cioè di condizioni di competitività (dalle tasse al cuneo fiscale) validi per tutte le imprese e per tutti i territori.
FRONTI NOMINALI DIVERSI. È altrettanto ovvio che una politica industriale degna di tale nome, anche se non se ne vede traccia nelle secche di una crisi che non accenna a darci tregua, deve tener conto di entrambe le questioni, ma è significativo che i candidati siano attestati su fronti nominali diversi.
Ed è significativo che gli umori di Confindustria siano largamente favorevoli ai fattori, anche se ciascuno di noi poi fa anche parte di una filiera: riteniamo questa una impostazione più democratica e meno legata agli umori e agli interessi di una politica interventista come non mai.
Quindi prima gli interessi generali dell'impresa, poi quelli dei singoli comparti o, addirittura, dei singoli imprenditori.

L'altra grande battaglia è sul destino de Il Sole 24 Ore

L'entrata della sede del Sole 24Ore a Milano in via Monte Rosa.

Il secondo esempio riguarda il destino strategico di uno dei nostri asset più importanti, Il Sole 24 Ore.
Anche qui poco di nuovo, ma a ben vedere la conferma di un nostro orientamento costante nel tempo: Il Sole, Radio 24 e Radiocor devono rimanere patrimonio comune e condiviso di Confindustria e non essere oggetto di manovre di pochi tra di noi.
IL 2000 COME SPARTIACQUE. Anche qui lo spartiacque porta la data del 2000, poiché l'elezione di D'Amato spezzò la lunghissima egemonia Fiat su viale dell'Astronomia, ma ebbe la sua battaglia più cruenta proprio sulla gestione di via Monte Rosa, dove l'azienda stava per trasferirsi dopo i decenni in via Lomazzo.
Allora Fiat recapitò un messaggio chiaro al nuovo presidente: ok, hai vinto, occupati di un po' di lobby romana, se necessario parla con il sindacato, ma alle cose serie ci pensiamo noi, a cominciare dalla gestione de Il Sole.
SCONTRI DURISSIMI. D'Amato per non essere un presidente dimezzato dovette ingaggiare uno scontro durissimo con i torinesi, rimuovendo Ernesto Auci prima dalla direzione del giornale (dove era arrivato direttamente dall'ufficio stampa di Corso Marconi) e poi dalla carica di amministratore delegato.
Eppure Auci era stato un buon direttore e aveva anche un bel rapporto personale con D'Amato.
Nel 2004 Montezemolo, eletto presidente, dopo pochi mesi sostituì Guido Gentili, il direttore scelto da D'Amato, con Ferruccio De Bortoli.
NO AI ''SOLITI NOTI''. Montezemolo diede anche il via libera al progetto di quotazione in Borsa, piano preparato dal collega piemontese Giancarlo Cerutti e che tutta Confindustria (con le eccezioni singole di Squinzi e D'Amato) approvò solo e proprio in virtù del fatto che vi era il limite del 2% al possesso azionario, cosa che rassicurava tutti noi perché non avrebbe consegnato il nostro gioiello ai “soliti noti”.
Per inciso, ricordo anche che i 220 milioni incassati a novembre 2007 e lasciati dall'azionista Confindustria nelle casse dell'azienda hanno consentito di coprire le perdite degli anni della recessione (e della crisi dell'editoria che si aggiunse allo stravolgimento generalista della gestione giornalistica di Gianni Riotta).
OSSIGENO DAL SOFTWARE. Tra l'altro, i 42 milioni impiegati nel 2008 per l'acquisto di una software house rivenduta a fine 2014 per oltre 117 milioni hanno portato ulteriore ossigeno alle casse della società.
Anche oggi sul destino de Il Sole si combatte, ma credo che noi imprenditori dobbiamo decidere prima con chi la pensa come noi e non assistere dopo a cose che non condividiamo: sappiamo tutti infatti quali sono i disegni sul giornale (sia pure ufficialmente smentiti) di Gianfelice Rocca, il supporter più importante di Vacchi.
A scanso di equivoci, se non l'avete capito, io in Consiglio generale giovedì ho intenzione di votare Boccia.
Intanto, a ogni buon conto, aspetto la telefonata di Vacchi.

(*) Dietro questo pseudonimo si nasconde un imprenditore ben inserito ai piani alti di Confindustria che da ottobre 2015 racconta per Lettera43.it la corsa al rinnovo della presidenza dell'Associazione.

Ma Renzi e Bonometti sono gli assi nella manica di Vacchi

di Giovanna Predoni

Marco Bonometti, candidato alla presidenza di Confindustria, con il presidente uscente Giorgio Squinzi.


Matteo Renzi e Marco Bonometti potrebbero essere, per ragioni diverse, gli ultimi due assi nella manica capaci di portare giovedì 31 marzo il bolognese Alberto Vacchi a presidente di Confindustria con uno scarto di 14 voti sull'altro candidato, il salernitano Vincenzo Boccia.
PREMIER INFASTIDITO. Il premier si è infastidito dell'appoggio che sembrava portato a nome del governo verso Boccia di due persone a lui vicine come il parlamentare del Partito democratico Yoram Gutgeld e il capo della segreteria tecnica del ministero dell'Economia e delle Finanze Fabrizio Pagani.
Quest'ultimo, consigliere di amministrazione dell'Eni che intendeva così fare solo un piacere a Emma Marcegaglia, presidente del Cane a sei zampe e la più esposta verso Boccia.
PRONTO L'ENDORSEMENT. Bonometti, dopo le ultime uscite delle associazioni degli industriali di Cremona, Genova Firenze e Napoli, farà mercoledì una dichiarazione pubblica nei confronti di Vacchi che dovrebbe dare al candidato bolognese l'ultimo sprint per succedere a Giorgio Squinzi.

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