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FACCIAMOCI SENTIRE 29 Marzo Mar 2016 1200 29 marzo 2016

Je suis Paris, Bruxelles, Lahore. Senza fare nulla

Gli attentati si ripetono, ma i politici cialtroni e l'Onu sono immobili. Ci restano gli slogan.

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L'attentato in un paco giochi di Lahore, in Pakistan.

Nelle ultime ore abbiamo assistito ad altri due attentati: uno in Iraq e uno in Pakistan.
In tutto un centinaio di morti e un numero almeno triplo di feriti.
Dallo spazio che occupano queste notizie sui nostri media sembrano morti che valgono meno in quanto non riguardano europei o più in generale occidentali.
E poi i fatti sono successi lontano dalle nostre case, dai nostri ristoranti, dai nostri stadi, dai nostri aeroporti, dalle nostre metro e dai luoghi nei quali si svolge la nostra vita sociale e culturale.
Non ci sarà quindi bisogno di dire “Je suis pakistano” o “Je suis iracheno”.
Anzi, alcuni penseranno che se gli attentati continuassero a farli lì vivremmo tutti meglio e staremmo più tranquilli.
COLPITA LA ''NOSTRA'' PASQUA. Vedete, qui non si tratta di mettere in discussione i valori di libertà dell’Occidente né di affermare, come vorrebbero fare alcuni, che le colpe del terrorismo internazionale, e islamico più in particolare, sarebbero appunto addebitabili alla civiltà occidentale.
In Pakistan in un parco frequentato sopratutto da bambini si stava festeggiando la Pasqua. La “nostra” Pasqua.
Quei poveretti pakistani avevano tutto il diritto di farlo serenamente e in pace come lo abbiamo fatto in Italia, in Francia, in Belgio, in Spagna o in qualunque altro Paese del mondo.
Trovo assurdo che il mondo si commuova (giustamente) per la foto di un bambino morto in braccio a un soccorritore, ma non lo faccia in modo altrettanto giustamente per i bambini, direi meglio per gli esseri umani, uccisi dal kamikaze che si è fatto esplodere nel parco pubblico di Lahore.
NON DELEGHIAMO LE EMOZIONI. In un momento così difficile per le sorti del mondo non possiamo delegare le nostre emozioni e i nostri sentimenti all’aspetto mediatico di quanto sta succedendo.
Ci siamo sentiti ripetere fino all’ossessione che ormai viviamo in un mondo globalizzato, ma globalizzazione non può avere solo un significato economico o essere un concetto in termini di mercato.
È tutto il mondo che deve trovare un nuovo equilibrio (naturalmente non facile) basato sul rispetto e la comprensione reciproca e che non sia preda di estremismi esasperati.
In un mondo globalizzato tutto ciò che succede fuori dai nostri confini ci riguarda è quindi anche quanto successo a Lahore non può essere un fatto sul quale non riporre la giusta attenzione solo perché ha riguardato e riguarda degli “extracomunitari”.
Sarebbe una visione, miope, cinica e contraria ai nostri stessi interessi.
E LA MIGRAZIONE ORA CRESCERÀ. Quanto successo in Pakistan o in Iraq (solo per citare i fatti riguardanti questo articolo) contribuirà quasi sicuramente ad alimentare fenomeni migratori di coloro che penseranno di spostarsi dai loro luoghi di origine per trovare soluzioni più sicure e dignitose per loro e per le loro famiglie in Paesi come il nostro, contribuendo a esasperare una situazione che definire molto diffide è un eufemismo.
Sento autorevoli commentatori che pensano di risolvere i problemi del terrorismo internazionale creando un ministro degli Interni europeo.
Ci sarebbe da ridere se la situazione non fosse così tragica.
Una maggior collaborazione tra le forze di polizia europee e non solo può essere di aiuto, non credo possano esserci dubbi.
Ma immaginare di risolvere il problema attraverso una semplificazione simile la dice lunga sulla capacità dei nostri leader di analizzare i fenomeni per trovare poi soluzioni adeguate.
ONU, SILENZIO ASSORDANTE. È mia modesta opinione che in questo momento si registri invece l’assenza e il silenzio assordante dell’Onu, il cui segretario generale Ban Ki-moon meriterebbe una medaglia per la sua scarsa capacità di incidere sui tragici eventi e sui conflitti che riguardano una parte sempre più consistente del mondo.
Se in ogni Paese non saranno risolti i conflitti locali e trovate delle condizioni dignitose di convivenza civile pensare di risolvere i fenomeni migratori è una pia illusione.
E situazioni di conflitto saranno un terreno sempre più fertile su cui far crescere nuove generazioni di terroristi.
Una situazione così tragica necessiterebbe di una presa di coscienza collettiva e di uno sforzo umanitario forse senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale in poi, ma purtroppo non se ne intravedono neanche i germi.
OGNUNO COL PROPRIO TORNACONTO. I cialtroni della politica continuano a utilizzare ognuno per il proprio becero tornaconto di consenso elettorale sacrifici umani immensi.
I soliti radical chic, purtroppo spesso molto seguiti, ogni giorno escono con soluzioni mirabolanti capaci di risolvere i problemi in poco tempo.
I “ tifosi” delle parti in causa esasperano anche attraverso i social le posizioni di ognuno. Mentre i problemi restano e si aggravano.
Da ragazzo, quando facevo qualcosa di sbagliato, mia madre mi diceva: «Non è questa la strada per andare in paradiso». E io credo non sia questa la strada per arrivarci.
Girare con una t-shirt con su scritto “Je suis Charlie, Paris, Bruxelles, Lahore” eccetera non è più sufficiente.
Sta ormai (tragicamente) diventando quasi una moda in attesa della prossima località da aggiungere.
QUEL RISPETTO SPAZZATO VIA. Una volta la Pasquetta era dedicata alla gita fuori porta, all’aria aperta per trascorrere serenamente del tempo con parenti e amici mangiando ciò che a ognuno faceva piacere.
Speriamo che tutti possano recuperare presto questo spirito nel rispetto delle proprie tradizioni e che si possa farlo anche in un parco pubblico di Lahore senza rischiare di rimetterci la vita.

Twitter @FrancoMoscetti

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