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STRATEGIE 30 Marzo Mar 2016 1218 30 marzo 2016

Isis, la lotta al terrore passa dalla Russia

Putin ha una posizione forte in Siria. Ed è minacciato quanto l'Ue dal Califfato. Che nel Caucaso ha affondato le radici. Per l'Occidente è un alleato necessario.

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Il presidente della Russia, Vladimir Putin.

La guerra allo Stato islamico si vince con l'Occidente unito. E soprattutto senza scordarsi della Russia.
Che piaccia o no, Vladimir Putin è un alleato strategico per combattere il terrorismo di matrice islamista che da anni ha radici anche nella vecchia Urss e dopo la seconda guerra in Cecenia ha allargato le sue ramificazioni. Se nel 2007 la nascita dell'Emirato del Caucaso è stata annunciata da Dokka Umarov, leader estremista fatto fuori dai servizi segreti russi nel 2013, la scia di sangue lasciata dai terroristi in Russia negli ultimi tre lustri è molto lunga, paragonata anche a quella nelle capitali occidentali (Madrid, Londra, Parigi, Bruxelles).
La guerra in Siria a partire dal 2010 ha avvicinato ulteriormente i gruppi radicali del Caucaso a quelli mediorientali, prima Al Qaeda poi Isis.
2 MILA FOREIGN FIGHTER RUSSI. Sono oltre 2 mila i foreign fighter che dalla Russia hanno preso la via del Medio Oriente e nel 2015 il declinante Emirato di Umarov è stato affiancato dall'Isil-Cp (Islamic State of Iraq and the Levant - Caucasus Province), la filiale caucasica dell'Isis alla cui guida c'è Rustam Asildarov, conosciuto anche come l'emiro Abu Muhammad Kadarsky, finito sulla lista dei terroristi globali del Dipartimento di Stato americano.
Da quando è entrato nelle stanze del Cremlino, nel 2000, Putin ha avuto come nemico più pericoloso non tanto la scialba opposizione politica dentro e fuori la Duma, quanto il terrorismo islamico che puntualmente ha colpito la Federazione russa (l'ultima volta alla vigilia delle Olimpiadi di Soci del 2014) ed è sempre pronto a sferrare nuovi attacchi.
CONFINI POROSI. Il Caucaso meridionale, dalla Cecenia all'Inguscezia, dal Daghestan alla Cabardino-Balcaria, è un trampolino di lancio per gli islamisti radicali che hanno nel mirino sia la Russia che l'Europa.
I confini porosi verso ovest, attraverso la Turchia e quel buco nero che è diventato in sostanza l'Ucraina, già prima della guerra nel Donbass un crocevia sporco dal Mar Nero in direzione nord, hanno consentito e consentono infiltrazioni difficili da controllare senza una collaborazione a 360 gradi.
A poco servirebbero le tanto sbandierate quanto necessarie sinergie europee e occidentali se la Russia non viene integrata nel processo comune dell'antiterrorismo globale.
L'ASSE OCCIDENTALE CON ANKARA. L'Ue e gli Usa hanno finora puntato sul discutibile asse turco, vista l'appartenenza di Ankara alla Nato, lasciando Mosca in un angolo a causa della crisi ucraina e ricevendo come risposta una lezione sulla scacchiera mediorientale.
La campagna di Putin in Siria (che a dispetto degli annunci ufficiali non si ferma) ha sostenuto il dittatore Bashar al Assad e ha rafforzato la posizione di Mosca nel confuso quadro in vista di sviluppi e trattative ancora difficili da prevedere, ma ha anche avuto come obiettivo quello di combattere e contenere i movimenti jihadisti attivi in Russia.
Il terrorismo, prima che arrivasse nelle capitali della Vecchia Europa, ha colpito metropolitana e aeroporti di Mosca, come treni e piazze dei centri della Federazione, da San Pietroburgo a Volgograd, senza che le cancellerie occidentali capissero che non si trattava solo di una questione interna russa, ma di un problema internazionale.
LA PROPAGANDA DELL'ISIS. Mentre Putin denunciava all'inizio dello scorso anno i legami tra gli estremisti islamici del Caucaso e Al Qaeda, l'Europa dormiva profondamente e ora che si è forse svegliata rischia di essere troppo tardi.
In un rapporto dell'Europol pubblicato alla fine dello scorso anno venne lanciato l'allarme sulla diaspora caucasica in Europa, obiettivo della massiccia campagna di propaganda in lingua russa (Furat, Istok) iniziata dall'Isis nel 2015.
Poca differenza per i kamikaze se gli infedeli stanno a Mosca o nel cuore di quel continente che ha sempre ritenuto la Russia - geograficamente e geopoliticamente - troppo lontana per essere un vero alleato.

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