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BASSA MAREA 30 Marzo Mar 2016 1150 30 marzo 2016

L'isolazionismo degli Usa costerà caro all'Europa

Trump & co: cresce il fronte America First. Per la sicurezza servirà uno sforzo in più.

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Donald Trump tiene un comizio a Phoenix, in Arizona.

Lo spettacolo delle primarie americane potrà anche apparire tragicomico, grazie a Donald Trump e non solo. Ma siamo spettatori interessati.
Quel Paese sta cambiando molto in fretta e la cosa ci riguarda.
Se l’America sembra già diversa con Barack Obama, la sua politica estera e in particolare il disinteresse per il Medio Oriente e l’Europa, aspettiamoci ancora di più con Trump.
Forse non sarà eletto, forse sì. Ma è un termometro efficace. Trump può perdere, ma ciò che l’improbabile politico-immobiliarista ha catalizzato rimarrà.
TRUMP L'AMERICAN FIRSTER. Trump, intervistato sulla sua visione del mondo (parole grosse) nei giorni scorsi dal New York Times, ha detto a chiare lettere di essere un american firster, resuscitando una vecchia formula degli Anni 30 quando mezza America voleva tenersi alla larga dalle convulsioni europee e asiatiche (tensioni cino-giapponesi) e soprattutto dalla guerra. Vuol dire una cosa molto semplice: pensiamo ai fatti nostri.
Obama non ha citato l’American First Committee, ma ha detto nella recente lunga intervista a The Atlantic più o meno cose analoghe: dal Medio Oriente sarebbe bene stare fuori, e che l’Europa badi a se stessa.
Bernie Sanders non è troppo diverso. Solo Hillary Clinton sembra seguire una linea più tradizionale se e fino a quando, dovesse vincere, gli umori nazionali glielo consentiranno.
GLI EUROPEI 'SCROCCONI'. «Non sono isolazionista», ha detto Trump al Nyt, «sono America first».
Non è chiaro quale differenza Trump veda. Non ha ancora idee a fuoco. Giudica la Nato obsoleta e in modo sproporzionato a carico degli Stati Uniti, con gli europei che ottengono una free ride, fanno cioè i “portoghesi”, come si dice in Italia.
E di europei freerider ha parlato anche Obama nella recente citata intervista.
Dicendo che quanto accade in Europa dell'Est, in Medio Oriente e in Nordafrica è più affare nostro che degli Stati Uniti.
GLU USA SONO ANCORA UNA GUIDA? Trump sembra, in modo ancora assai grossolano, della stessa idea.
L’America non è più il Paese ricco che era, ha detto, e deve pensare prima di tutto alle proprie scuole e alle proprie strade, e non a quelle degli altri. Difficile dargli torto.
Solo che non si tratta soltanto di rivedere parte della spesa per aiuti allo sviluppo, già assai più ridotta di quanto non si creda, meno della metà di quella degli europei (Paesi Ue più l’apporto diretto dal bilancio europeo), ma di rispondere a un interrogativo: Washington vuole ancora essere considerata la guida dell’Occidente, a quasi un secolo esatto da quando con forza si candidò per quel ruolo nel bel mezzo della carneficina europea del 1917?

La furia popolare degli americani contro Wall Street e immigrati

Wall Street, sede della Borsa americana.

«Oggi negli Stati Uniti l’umore dominante è di considerevole ansietà, se non di vera rabbia», scrive Richard N. Haass, presidente del Council on Foreign Relations di New York.
Il Washington Post ha pubblicato recentemente una serie di articoli su che cosa turba l’America.
Molte cose, dice Haass, osservando la furia popolare contro «Wall Street, i musulmani, gli accordi commerciali, Washington, la polizia che spara, il presidente Barack Obama, i repubblicani, gli immigrati , e altro ancora». I freerider europei non sono citati, ma sarebbero ugualmente parte del tutto.
TRINCERARSI NON HA SENSO. L’America First Committee nasceva nel settembre 1940 per tenere fuori gli Stati Uniti dalla Seconda guerra mondiale, e a mandare 100 dollari di sostegno con una nota («quello che fate è di vitale importanza») ci fu anche il giovane John F. Kennedy, che da presidente avrebbe perseguito invece l’esatto contrario dell’isolazionismo.
Il Committee raggiunse gli 800 mila iscritti, fece battaglie parlamentari contro Roosevelt troppo sensibile a Churchill, e si sciolse il 10 dicembre 1941, tre giorni dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour.
Gli american firster parlavano 75 anni fa di Fortress America, aumentare sì (non di molto) una spesa militare che negli Anni 20 era stata massacrata, ma per trincerarsi. Oggi, diplomaticamente prima ancora che militarmente, trincerarsi non ha molto senso.
Però è un messaggio molto chiaro e risponde all’antica messa in guardia contro gli entanglements in politica estera, lasciata con altri consigli da George Washington nel Messaggio d’addio del 1796.
USA IN CERCA DI SICUREZZA. Gli attachement e gli entanglement, gli impegni e i condizionamenti, sono difficili da evitare se si fa politica estera.
Ma un’America più che perplessa cerca sicurezza anche nella sua storia lontana, sempre attuale come per i cristiani il Vangelo.
Salvo momenti cruciali (Pearl Harbour e pochi altri tra cui gli Sputnik sovietici del 1957 che prepararono per reazione l’attivismo kennediano), non è mai stato facile concentrare gli americani su obiettivi lontani.
Ma nonostante questo la vocazione Usa alla leadership, finanziaria ed economica prima di tutto, incomincia con il 900, si afferma con la Prima guerra mondiale quando con grande freddezza e perfetto calcolo Wall Street subentrò alla City londinese, vede il grande disegno politico di Woodroiw Wilson e la sua Società delle Nazioni, vede un Congresso e un Paese che la rifiutano e scaricano Wilson.
RIPERCUSSIONI SULL'EUROPA. Quello dell’isolazionismo è comunque in gran parte un mito, perché mentre il pubblico e il Congresso non si interessavano che di cose americane la finanza e la neonata Federal Reserve furono attivissime in Europa negli Anni 20 soprattutto per ricreare un circuito centrato però su New York e sul dollaro (guadagnavano a palate con i crediti all’Europa disfatta), disegno che trionfò con la Seconda guerra mondiale. Da allora c’è stato l’American Century. O c’era fino a ieri.
Troppe guerra impossibili da vincere, Vietnam, Afghanistan, l’errore madornale dell’Iraq, dove non bisognava andare come ha fatto Bush e da cui non bisognava andarsene come ha fatto Obama. E ora il mito dell’America First, intramontabile araba fenice.
Non siamo solo spettatori. La certezza, per citarne una, è che dovremo spendere di più per la nostra sicurezza perché gli americani faranno di meno.

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