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CAMPIDOGLIO 30 Marzo Mar 2016 2200 30 marzo 2016

Marino a Roma vale il 7%: il Marziano spaventa Renzi

L'ex sindaco può pesare in caso di ballottaggio nella Capitale. E prova a diventare l'alfiere della sinistra del Pd.

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Ignazio Marino alla presentazione del suo nuovo libro 'Un marziano a Roma'.

Nel 2013 fu il primo, nel Partito democratico, a candidarsi per il Campidoglio.
Tre anni dopo Ignazio Marino traccheggia su un suo possibile ritorno in campo.
«Candidarmi o meno a sindaco di Roma», ha spiegato ospite de L’Intervista di Maria Latella, «è un interrogativo al quale darò risposta a tempo opportuno. Per me, per il momento, quello che è importante è che ci sia un risveglio della società civile».
FUORI TEMPO MASSIMO. Un ex signore delle tessere romane prova a tradurre il senso di questo messaggio: «Marino sembra dire ''aspetto che le guerre intestine nel Pd annientino le possibilità di vincere che ha Roberto Giachetti. Il malcontento contro il governo farà il resto. A quel punto sono pronto a unire tutto quello che è a sinistra del Pd e la società civile e riconquistare il Campidoglio''. Un piglio da Cincinnato. Peccato per lui che, se gli va bene, si voterà a giugno del 2016, non del 2017».
Il tempo è il peggiore nemico delle velleità politiche di Ignazio Marino.
Il quale a Roma avrebbe incontrato tutti i suoi possibili alleati (Stefano Fassina, Sel, Rifondazione, Massimo D'Alema...), ma a nessuno avrebbe chiarito se vuole o meno scendere in campo.
SEL DISPONIBILE AL DIALOGO. Paolo Cento, leader romano di Sinistra e libertà, dice che «con lui è sempre aperto un dialogo».
Per fare cosa, è ancora difficile capirlo. I rumor vogliono che l’ex sindaco si sia detto disponibile a tornare al Campidoglio soltanto come primo cittadino.
Il fronte della sinistra radicale gli chiederebbe di guidare una lista con il suo nome, da inserire nella loro coalizione. Anche perché, spiegano dal fronte che appoggia Stefano Fassina, «è troppo tardi per cambiare cavallo».

Fassina e Marino con lo stesso consenso: tra il 6 e il 7%

Stefano Fassina.

Da qui lo stallo.
Anche perché un vantaggio vero in termini elettorali non è così chiaro come si poteva immaginare qualche mese fa.
Gli ultimi sondaggi danno Fassina e Marino con lo stesso numero di consensi: tra il 6 e il 7%, comunque con zero chance di vincere e pochissime di incidere.
PERDITA DI SMALTO. Questo perché, nota il numero uno di Swg Roberto Pessato, «più passa il tempo e più l’ex sindaco perde smalto e visibilità. Non abbiamo ancora fatto rilevazioni, ma Marino, che ha certamente le sue ragioni e i suoi fan, è una figura legata al passato, già messa in discussione».
Il brand Marino non è decisivo, ma quel suo 7% potrebbe avere un valore maggiore in caso di ballottaggio.
A maggior ragione se dal processo su Mafia Capitale uscissero nuove pesanti accuse di collusione tra il Pd e i comitati malavitosi d’affari, che hanno tenuto sotto scacco la città anche nell’era Marino.
MINACCIA PER IL RENZISMO. Proprio in quest’ottica il cardiochirurgo fa paura al Partito democratico.
Con il suo libro (Un marziano a Roma) si è disegnato l’unico ruolo che può spaventare Renzi: denunciare dall’interno come la forza che guida il Paese ha bloccato il rinnovamento della città per bieche questioni di potere.
Infatti nella sede dalla Stampa estera, nella prima tappa di quello che si profila come un tour anti-renziano, non ha certo lesinato critiche al suo (ex?) partito.
Per la cronaca tutti i politici accusati (soprattutto gli ex assessori catapultati da Palazzo Chigi Stefano Esposito e Marco Causi) hanno bollato le anticipazioni e le rivelazioni dell'ex primo cittadino come le vendette di un povero pazzo.

L'obiettivo della sua campagna è Matteo

Matteo Renzi e Ignazio Marino.

Ma questo non ha impedito all'ex sindaco di scandire davanti nella sede della Stampa estera: «Se avessi seguito tutti i consigli del Pd forse mi avrebbero messo in cella di isolamento».
Oppure far sapere che il prefetto Tronca «è stato indicato monocraticamente da un capo del governo non eletto dal popolo. Non posso giudicarlo, le azioni del prefetto sono riconducibili al governo, è semplicemente un esecutore».
CONTI IN TASCA. Poi, se non fosse chiaro ancora il suo obiettivo, eccolo riscrivere la storia e la vicenda che ha velocizzato la sua fine: «Non ho mai utilizzato denaro pubblico a fini privati. Anzi ho utilizzato denaro privato per interesse pubblico. Sono assolutamente sereno, non ho dichiarato il falso. Il premier, invece, da presidente della Provincia di Firenze mi pare in un anno abbia speso in rappresentanza rispetto ai miei 12 mila euro circa 600 mila euro...».
MINA VAGANTE. Al Nazareno Marino viene visto come una mina vagante.
Ancora di più che nei giorni della fine del suo mandato. Nonostante dicano il contrario, guardano con molta apprensione le presentazioni dell'ultima fatica dell'ex sindaco di Roma.
Quel Un marziano a Roma dove l'ex sindaco ha accusato il Pd di volerlo mandare in esilio in America.
Mercoledì 30 marzo c'è stata la conferenza stampa nella sede della Stampa estera, 24 ore prima la presentazione aperta al pubblico alla Feltrinelli di via Appia.
Ma la casa editrice ha previsto sia un tour nazionale (Milano, Napoli, Torino, Genova) sia nuovi appuntamenti nella capitale, quando la campagna elettorale entrerà nel vivo.
ALFIERE ANTI-RENZI? Una sovraesposizione che va oltre la corsa al Campidoglio.
Dice un renziano doc: «Il governo nei prossimi mesi è atteso da una serie di scadenze. Non vorrei che l'obiettivo di Marino non sia tanto quello di coagulare la sinistra anti-Pd, quando di diventare l'alfiere della sinistra interna quando si riapriranno i giochi nel partito».


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