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POLITICA 31 Marzo Mar 2016 1848 31 marzo 2016

Dimissioni Guidi, Renzi furioso dimentica il garantismo

Il premier. «Non ci disse con chi stava». E già pensa di prendere l'interim.

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Federica Guidi.

Non l'ha presa bene, Matteo Renzi.
Le dimissioni di Federica Guidi, con tanto di lettera indirizzata al premier per ribadire la propria integrità morale, non sono bastate a placare l'ira del presidente del Consiglio.
Impegnato oltreoceano nella missione negli States, Renzi avrebbe giudicato indifendibile l'operato del ministro, di fronte al quale non avrebbe concesso attenuanti di sorta. Malgrado le dichiarazioni di facciata non siano andate oltre un generico «scelta sofferta e condivisa», Renzi non ha mosso un dito per salvare la poltrona di Guidi.
«È gravissimo che Federica non ci abbia detto chi fosse e cosa facesse il fidanzato», si sono lasciate scappare fonti di maggioranza alla luce dell'intercettazione e dopo aver ricostruito l'iter dell'emendamento «incriminato».
STAVOLTA NESSUN GARANTISMO. E, a differenza del caso di Maurizio Lupi, quando il premier attese le dimissioni in nome del garantismo, stavolta si è fatto intendere alla titolare del Mise che la scelta doveva essere tempestiva.
RENZI VERSO L'INTERIM. Entrata al governo in nome delle tramontate larghe intese con Silvio Berlusconi, Guidi, raccontano ora fonti di maggioranza, non si era mai messa in mostra per un particolare protagonismo nel governo. Ora, al suo rientro, Renzi controfirmerà le dimissioni formali del ministro al capo dello Stato e, a quanto si è appreso, prenderà per un breve periodo l'interim al Mise in attesa di scegliere il successore.
IPOTESI GUERRA E BELLANOVA. Ogni toto-nomi è prematuro, ma oltre al nome di Andrea Guerra, tornato al settore privato dopo un anno come consulente del governo, gira quello di Teresa Bellanova, molto stimata dal presidente del Consiglio che l'ha promossa nel mini-rimpasto di governo da sottosegretario al Lavoro a viceministro dello Sviluppo.
La linea garantista del governo, che Renzi sostiene, si è dunque infranta davanti al comportamento del ministro. Che, a quanto si si è appreso, aveva provato a far passare un emendamento a sua firma già nello Sblocca-Italia per sbloccare l'impianto di Tempa Rossa. E senza informare nessun membro del governo del ruolo del compagno, era tornata alla carica nella legge di Stabilità.
NESSUNA PAROLA DAL PD. «Il problema è dunque a monte dell'intercettazione», spiegano i renziani giustificando la linea del silenzio. Non una dichiarazione, infatti, è stata fatta dal Pd a difesa del ministro. Facendo capire che nessuno era disposto ad alzare, né oggi né nei prossimi giorni, barricate in sua difesa. Anzi, l'orientamento era di chiudere il prima possibile il caso per non esporre tutto il governo al fuoco di attacchi politici e mediatici.
BOSCHI BLINDATA. Totalmente estranea alla vicenda, sostengono in maggioranza, è invece Maria Elena Boschi, citata dalla Guidi nella telefonata con il fidanzato. «Chiunque conosce l'iter delle leggi sa che il ministro dei Rapporti con il parlamento vaglia a livello tecnico e giuridico tutti gli emendamenti del governo alla legge di Stabilità», è la linea dei dem in difesa del ministro già sotto i riflettori per la vicenda che coinvolge il padre.

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