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GAFFE 1 Aprile Apr 2016 1600 01 aprile 2016

Hillary Clinton come Federica Guidi: guai con soldi e petrolio

La candidata democratica alla Casa bianca ''aggredisce'' una militante di Greenpeace. Rea soltanto di averle chiesto dei finanziamenti dei petrolieri. Il peso del greggio sulle elezioni americane è un nervo scoperto.

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Hillary Clinton.

Per Federica Guidi sarà una magrissima consolazione.
Ma non è la sola donna della politica a scivolare su un’imbarazzante storiaccia di soldi e petrolio.
Sta capitando anche a quella che si accinge a diventare la donna più potente al mondo: Hillary Clinton.
In America, infatti, è cliccatissimo e rilanciato un video dove l’ex segretario di Stato, e sempre piu probabile candidata alla Casa bianca per i democratici, quasi azzanava una militante di Greenpeace.
La quale aveva la sola colpa di averle chiesto conto dei fondi garantiti dalle major del greggio.
I SOLDI DAGLI ARABI. Per la cronaca, e nel recente passato, l’ex first lady è stata criticata per il flusso di danaro verso la Clinton Foundation (circa 10 milioni di dollari) da parte di istituzioni saudite come Friends of Saudi Arabia.
Un’organizzazione co-fondata dalla dinastia reale e non certo fautrice dei diritti delle donne e dell’ambiente.
Per non parlare dei 3,7 milioni che Goldman Sachs le ha pagato per una serie di conferenze.
STORIE DI GREGGIO. Poca cosa rispetto ai giganti del petrolio, che Oltreoceano non sono ben visti mentre il settore implode sotto una bolla di debiti, il Paese prova a riconvertirsi all’energia verde e le tecniche del fracking - iniettare nelle rocce acqua, sabbia e agenti chimici per estrarre il greggio - si stanno dimostrando sempre meno sostenibili.
CHE STOCCATE DA BERNIE. Per Hillary l’incubo ha avuto inizio quando, nell’ultimo confronto con Bernie Sanders, il professore radical ha annunciato di aver rifiutato i soldi dei signori del petrolio. E indicandola in modo minaccioso, prima ha detto che «abbiamo una campagna elettorale corrotta dal sistema finanziario».
Poi il colpo decisivo: il comitato elettorale della Clinton è stato accusato di aver «raccolto tantissimi soldi da Wall Street e dall’industria delle energie fossili».

  • Il video di Hillary Clinton che perde la pazienza con l'attivista di Greenpeace.

Rapporti coi costruttori del contestato Keystone XL oil pipeline

Sono passate settimane da allora, ma la democratica non ha metabolizzato l'episodio.
Così giovedì 31 marzo, al Suny Purchase in New York, non ci ha visto più quando un’attivista di Greenpeace gli ha fatto una domanda sulle accuse del suo concorrente alla nomination.
«Sono disgustata della campagna di bugie orchestrata da Sanders», ha sbottato Hillary aggredendo la militante ambientalista.
E indicandola, quasi a sfidarla: «Ho ricevuto soltanto soldi da parte di persone che lavorano per le aziende di combustibili fossili».
PETROLDOLLARI? POCHI. La autodafé sarebbe in parte vera.
Il Daily Beast ha svelato che tra i suoi finanziatori, accanto a Spielberg e all’autore della serie televisiva cult Lost J.J. Abrams, ci sarebbero lobbisti collegati all’industria del petrolio come Scott Parven e Brian Pomper, che hanno lavorato per anni per Chevron.
Il Center for Responsive Politics ha calcolato che da operatori del settore la Clinton ha ricevuto 307 mila 561 dollari.
Una minuzia rispetto ai quasi 90 milioni raccolti fino a dicembre del 2015.
QUALCHE FICHES PURE PER SANDERS. Per la cronaca, la oil and gas industry avrebbe scommesso qualche fiches anche su Sanders: poco più di 50 mila dollari.
Se non bastasse Hillary in passato avrebbe avuto rapporti con i costruttori del contestato Keystone XL oil pipeline, mentre a marzo 2016 avrebbe partecipato a una raccolta di fondi con esponenti delle aziende di fracking.
Senza contare che i video che girano sui social dopo la lite con la militante verde ricordano i soldi girati dalle multinazionali del settore (Exxon, Hess, la stessa Chevron) alla fondazione Clinton.

Ai petrolieri di certo non piace il repubblicano Trump

Donald J. Trump durante un comizio in Arizona.

La questione però va ben oltre i confini di etica e trasparenza.
La corporation del petrolio, storicamente repubblicana, non si fida di Donald Trump.
L’immobiliarista pur di recuperare i voti dell’America più profonda contro la liberal Hillary ha promesso ai coltivatori di mais che promuoverà l’etanolo.
Attività che non piace ai raffinatori di petrolio, i quali fanno notare che il biocarburante fa salire i loro costi di produzione.
MEGLIO LA SIGNORA CLINTON. In quest’ottica potrebbero esserci sorprendenti cambi di fronte, con i petrolieri pronti a votare per la signora Clinton.
La quale ha una piattaforma molto cauta sul versante energetico: regolamentazione (e non sospensione) dell’inquinante fracking, calo delle emissioni “soltanto” del 30%.


Twitter @FrrrrrPacifico

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