De Magistris, Quarto? Capire cosa accade
AMMINISTRATIVE 1 Aprile Apr 2016 0928 01 aprile 2016

Napoli, il vuoto dei partiti favorisce De Magistris

Il Pd è spaccato e le destre sono deboli. Giggino invece ha conquistato le simpatie popolari. Il bis è più vicino, ma mancano idee nuove.  

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A giugno cambierà poco, basta guardare i candidati.
L’unico outsider è il pentastellato Matteo Brambilla, monzese trapiantato a Napoli, scelto con 276 preferenze alle 'comunarie' che hanno visto in tutto 574 votanti: candidato a perdere, vista l’alta probabilità del voto disgiunto, e visti i 36 ex grillini espulsi dal M5S riuniti in 'Napoli Libera'che potrebbero finire per appoggiare de Magistris.
LETTIERI, IL CANDIDATO GIÀ PERDENTE. Il centrodestra ripropone Gianni Lettieri, imprenditore 59enne che cinque anni fa perse al ballottaggio contro l’attuale sindaco: lo voteranno alcune zone storicamente di destra, come la nobile riviera di Chiaia, che non perdona a Giggino la pedonalizzazione del lungomare, i lavori nella villa comunale e la benevolenza nei confronti della scatenata movida dei 'baretti'.
Forse, perché la destra è divisa: l’ala ex Msi schiera Enzo Rivellini, Fratelli d’Italia supporta il suo deputato Marcello Taglialatela. Non arriva uno sfidante forte neanche dal Pd, lacerato dal brogli gate: l’ipotesi di una lista di Antonio Bassolino sembra tramontata, ma l’uomo che da sindaco e da governatore ha gestito Napoli per vent’anni potrebbe comunque giocare a sfavore della sua ex discepola Valeria Valente.
VALENTE, SENZA APPOGGI INFLUENTI. Lei, espressione dell’establishment romano uscita vittoriosa (per un soffio) alle primarie di un partito che nel capoluogo non supera i 3 mila iscritti, gode di appoggi illustri come il deputato Massimiliano Manfredi, fratello del rettore della Federico II. Ma poco influenti nell’area vesuviana. Al contrario del mondo bassoliniano, composto da delusi da de Magistris (tra cui parte del terzo settore, che ha mal digerito la cacciata dalla giunta dell’ex assessore alle Politiche sociali Sergio D’Angelo), destra efficientista e quote dell’imprenditoria.
Su tutti Domenico Menniti, patron del marchio Harmont&Blaine, che era pronto a finanziare la campagna di Bassolino.
LA CITTÀ DEL DIVIDE ET IMPERA. Ma a Napoli non ci sono blocchi sociali uniti da comuni denominatori, funziona il divide et impera.
Così il più solido rimane l’amato, odiato, e poi di nuovo amato de Magistris. Il sindaco in carica sarà votato al Vomero, il suo quartiere d’origine, della nuova borghesia sagliuta, salita dal più popolare centro storico verso la parte alta, lontana dalla città dove nei primi tre mesi del 2016 ci sono stati 13 omicidi. Di fiuto politico ne ha da vendere: mentre combatte contro il governo di Roma (l’ultima velenosa battaglia riguarda l’eterna questione Bagnoli) si è fatto amare anche dal basso.
MANCA UN'ALTERNATIVA VALIDA. Sotto il vessillo della democrazia partecipata ha concesso spazi a gruppi come Clash City Workers, di stanza nell’ex Opg (ribattezzato 'Je so’ pazzo'), o a quelli dello 'Scugnizzo liberato' nell’ex carcere minorile Filangieri.
Il sentiment nei suoi confronti lo riassume bene lo scrittore Maurizio de Giovanni, che vive a Napoli da sempre, e spulciando tra i vicoli trova ispirazione per i suoi gialli: «Sono stato tra i più critici di de Magistris nella prima fase: non accettava il dialogo, non ammetteva errori. Poi si è avvicinato alla città, ha fatto un rimpasto creando una giunta validissima». Vincerà ancora, dice de Giovanni, «perché nessuno è in grado di proporre una valida alternativa. De Magistris esprime un nuovo orgoglio napoletano che non è solo merito suo, ma è stato concomitante al suo arrivo».
Tra baruffe e incertezze, i programmi politici non sono in agenda: i masanielli resistono, i gattopardi si trasformano, i vicerè comandano.

Questo articolo è un estratto del nuovo numero di Pagina99 in edicola da sabato 2 aprile, il cui servizio di apertura è dedicato alla città partenopea: Oltre Napoli. Tra start up locali e colossi globali, prove tecniche di Vesuvio Valley.

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