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ATOMICA 1 Aprile Apr 2016 1804 01 aprile 2016

Summit sul nucleare, le minacce per la sicurezza mondiale

Tensioni Usa-Russia, Isis e Corea del Nord: perché l'atomica è ancora il primo pericolo per il pianeta. I leader di 50 Paesi riuniti a Washington.

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Un test nucleare nel Pacifico nel 1971.

A quasi 25 anni dalla caduta dell'Unione Sovietica il mondo è ancora lontano dall'essersi liberato dallo spettro dell'atomica.
Le superpotenze non minacciano più di distruggersi a vicenda, e da una fase di deterrenza reciproca, angosciante ma paradossalmente sicura, si è passati a una fase di diffuso disinteresse per una questione tutto fuorché chiusa.
Se da una parte gli Stati Uniti e la Russia hanno ridotto i loro arsenali a partire dalla fine della Guerra Fredda, dall'altra i due Paesi possiedono abbastanza testate (6.970 contro 7.300 circa, secondo la Federation of American Scientists) per distruggere il mondo nel giro di pochi minuti.

  • «Perché bisogna aver paura del nucleare», del sito Minute Physics.

Le due potenze detengono circa il 93% di tutte le bombe del mondo ma le tensioni tra loro – scriveva a inizio marzo il Bulletin of the Atomic Scientists - «hanno raggiunto livelli che ricordano i periodi peggiori».
La stessa organizzazione (nata nel 1945) si occupa di aggiornare il cosiddetto Doomsday Clock, l’orologio del giorno del giudizio, che tiene sotto controllo la minaccia atomica per l'umanità. Nel 2012 mancavano 5 minuti alla mezzanotte nucleare. Nel 2016 ne rimangono solo 3.
TERRORISMO E COREA DEL NORD. Per completare il quadro apocalittico bisogna aggiungere le recenti minacce terroristiche e quelle della Corea del Nord, anche se al primo posto tra i motivi di preoccupazione resta comunque lo spropositato numero di testate in circolazione.
«Di tutte le minacce alla pace e alla sicurezza globale, la più pericolosa è la proliferazione e l'uso potenziale delle armi nucleari», ha scritto Obama in un articolo sul Washington Post il 30 marzo.


Numero di testate per Paese (Fonte: Federation of American Scientists).

La tensione Usa-Russia e il pericolo della proliferazione

I leader riuniti al Nuclear Security Summit.

Il presidente Usa Barack Obama ha riunito a Washington oltre 50 leader mondiali, per un vertice di due giorni sulla sicurezza nucleare. Peccato che al Nuclear Security Summit non sarà presente proprio il Paese con più testate al mondo: la Russia. Mosca ha rifiutato di partecipare in risposta alla decisione di Washington di aumentare la sua presenza militare nei Paesi Nato dell'Europa dell'Est. Sebbene in Medio Oriente Obama e Putin stiano collaborando con buoni risultati, lo stesso non si può dire sul fronte europeo, con Mosca che si dichiara minacciata dall'espansione della Nato e Washington che accorre in difesa dei Paesi alleati, preoccupati dalle manovre russe sul confine.
CONTROLLO DEL MATERIALE NUCLEARE. La collaborazione tra i due Paesi è stata la pietra miliare negli ultimi vent'anni per ridurre progressivamente il numero delle testate ma anche per mettere in sicurezza gli arsenali nucleari, prevenendo una sottrazione illecita di materiale utile per fabbricare le cosiddette “dirty bombs”.
Il rischio è che ora questa collaborazione finisca. A quanto riporta il magazine on line Foreign Policy, «il Dipartimento della Difesa americano è in allarme “particolarmente perché non siamo più in grado di assicurare che il materiale nucleare sia adeguatamente controllato in Russia”, secondo le parole di un portavoce del Pentagono».
NESSUN NUOVO TRATTATO IN VISTA. Al di là di pratiche questioni di sicurezza, il segnale più preoccupante rappresenta la fine del dialogo sui rispettivi arsenali: per la prima volta dopo due decenni, Usa e Russia non hanno in programma nessun nuovo trattato atto a ridurre il numero delle bombe in loro possesso. Il processo è a un punto morto: la Russia ha annunciato che la precondizione per sedersi s un tavolo è che gli Usa rimuovano il proprio sistema missilistico dall'Europa. «L'amministrazione Obama ha detto che questo è fuori questione», scrive ancora Foreign Policy.
L'OBBLIGO MORALE DEGLI USA. «Come unica nazione ad aver utilizzato armi nucleari, gli Stati Uniti hanno l'obbligo morale di continuare a guidare la strada verso la loro eliminazione», concludeva Obama nel suo intervento sul Washington Post, «Ma nessuna nazione può farlo da sola. Deve essere un lavoro del mondo».
Intenzioni ammirabili, ma difficilmente attuabili senza la Russia. Soprattutto per le nuove minacce poste alla sicurezza comune dal terrorismo internazionale, nella fattispecie l'Isis.

L'Isis e la minaccia del terrorismo nucleare

Secondo gli 007 iracheni, sono 400 i terroristi che l'Isis ha infiltrato in Europa.

Mentre i rapporti con la Russia potranno migliorare solo con un lento lavoro costruttivo, non può essere un progetto di lungo termine la lotta alla minaccia posta dallo Stato Islamico, al punto che Obama ha voluto inserire nel programma del summit una sessione speciale dedicata proprio alla lotta all'Isis. «Ci stavamo lavorando da tempo», insistono alla Casa Bianca, da prima che il terrore tornasse a colpire il cuore dell'Europa lo scorso 22 marzo, ma i fatti di Bruxelles hanno imposto senza dubbio un senso di urgenza. In un video di un'ora trovato dalla polizia francese dopo le stragi di Parigi si vede un alto responsabile del centro di ricerca nucleare belga che viene seguito per circa un'ora dai miliziani dello Stato islamico. L'intento di questa sorveglianza resta poco chiaro, ma le autorità belghe avevano subito stanziato un numero eccezionale di truppe in difesa degli impianti del Paese. Questo poco prima che gli attentatori attaccassero il centro della capitale.
IL PERICOLO DELLE BOMBE SPORCHE. Ma quello che veramente preoccupa le intelligence di tutto il mondo, adesso, non è tanto l'attacco alle centrali, quanto piuttosto la fabbricazione delle cosiddette “bombe sporche”.
Una tesi emersa dopo la scoperta del video spiega che Salah Abdeslam e compagni avessero intenzione di mettere le mani su materiale radioattivo proprio per creare questo tipo di ordigni, studiati per irrorare l'ambiente circostante il luogo della detonazione con isotopi altamente radioattivi.
LE POTENZIALITÀ DELL'ISIS. «Nei due anni dall'ultimo summit sulla sicurezza nucleare», spiega un esaustivo report sulla prevenzione del terrorismo nucleare della Harvard Kennedy School, «la sicurezza per i materiali nucleari è stata implementata in maniera modesta, ma le capacità di alcuni gruppi terroristici – in particolare lo Stato islamico – sono cresciute drammaticamente».
«Se il gruppo intendesse procurarsi una bomba», continua il report, «avrebbe più soldi, controllo sul territorio e sulle persone, abilità nel reclutare esperti (è il caso di Ilyass Boughalab, dipendente in un impianto nucleare belga unitosi all'Isis in Siria, ndr) di quante ne abbia mai avute al Qaeda. Inoltre, l'Isis ha dimostrato di essere in grado di sviluppare progetti sul lungo termine».
Nel suo intervento sul Wp, Obama ha spiegato che uno degli scopi primari del summit è quello di lavorare con i leader dei 50 Paesi per «evitare che il network più pericoloso al mondo ottenga l'arma più pericolosa al mondo».

Kim jong un e la mania della bomba

Kim Jong un assiste al lancio di un missile da un sottomarino.

I pessimi rapporti Usa-Russia e la minaccia terroristica basterebbero da soli per riportare la questione nucleare in cima all'agenda dei problemi mondiali, ma a questi bisogna aggiungere le provocazioni della Corea del Nord e del suo leader supremo.
LE PROVOCAZIONI DI KIM. Il leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea, Kim Jong un, si è dimostrato ancor più aggressivo del padre (Kim Jong il) nelle questioni di politica estera. Da quando lo ha sostituito, alla fine del 2011, le provocazioni verso i nemici della Corea del Nord hanno tenuto la comunità internazionale in costante allerta per le sue mosse.
Il giocattolo preferito di Kim è, risaputamente, la bomba atomica. Non passa mese che il dittarore non riproponga la minaccia di una guerra a colpi di testate con i nemici di sempre: Corea del Sud e Usa. Affermazioni spesso lanciate per spaventare, ma a cui non si può rispondere con leggerezza.
DENUCLEARIZZARE LA COREA. Tra gli incontri preliminari al summit sul nucleare, grande importanza ha avuto la riunione trilaterale in cui il presidente Usa ha incontrato i colleghi giapponese Shinzo Abe e la sudcoreana Park Geun-hye, e hanno insieme rilanciato l'obiettivo di una penisola coreana denuclearizzata. Della minaccia di Pyongyang Obama torna a parlare anche con il collega cinese Xi Jinping con cui ha avuto un incontro bilaterale.
«La comunità internazionale deve rimanere unita davanti alle minacce della Corea del Nord», ha scritto Obama nel suo articolo sul Post precedente il summit, «le sanzioni addizionali imposte su Pyongyang dalle Nazioni Unite mostrano che le violazioni hanno conseguenze».
Kim non sembra essere d'accordo, e ha dichiarato il 1 aprile che la Corea del Nord «non tollererà ispezioni sulle sue navi come previsto dalle sanzioni Onu».

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