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INDAGINI 1 Aprile Apr 2016 1900 01 aprile 2016

Tempa Rossa, così faceva affari la politica locale

Caso Guidi, le carte documentano i fondi pubblici ai politici. Grazie a mogli e figli a capo di Srl. Sul progetto petrolifero c'erano gli appetiti di mezza Basilicata. Indagato anche il capo della Marina.

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L'impianto Tempa Rossa.

«Su Tempa Rossa lavora tutta la Basilicata», diceva con tono minaccioso l'ex sindaco del Partito democratico di Corleto Perticara (provincia di Potenza), Rosaria Vicino, arrestata il 31 marzo 2016, a Gianluca Gemelli, fidanzato dell'ex ministro Federica Guidi e all'imprenditiore Pasquale Criscuolo.
E leggendo le carte dell'inchiesta è difficile almeno su questo darle torto.
MAGNA MAGNA LUCANO. Anche se più che «lavorare», su Tempa Rossa ci ''mangiava'' proprio una parte della Basilicata.
No, non i lucani. Ma società create ad hoc che riuscivano, grazie alla complicità di esponenti delle istituzioni, a lucrare sul progetto di estrazione petrolifera osteggiato da comitati e associazioni e a succhiare fondi pubblici.
«Intorno agli investimenti riguardanti il Centro Oli Tempa Rossa di Corleto Perticara», scrivono gli inquirenti, si era «concentrato un sistema di malaffare diffuso, interessante vari e diversificati livelli istituzionali».
INDAGATO IL CAPO DELLA MARINA. Malaffare diffuso anche, secondo le ultime rivelazioni, al settore della Difesa: ad essere indagato è infatti anche il capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi. Insieme a lui Valter Pastrena, dirigente della Ragioneria di Stato. Per entrambi, scrive la Repubblica: «le accuse vanno dall'associazione per delinquere all'abuso d'ufficio fino al traffico di influenze, stessi illeciti contestati a Gianluca Gemelli, compagno della Guidi inquisito insieme a loro».

Mogli e figli: così la politica locale gestiva il business

Rosaria Vicino.

Tempa Rossa era un grosso vaso di miele che attirava gli appetiti di molti.
Quelli di imprenditori «pronti a servirsi di chiunque potesse favorirli nella corsa ad accaparrarsi le importanti commesse» delle società impegnate nell'attività estrattiva della valle.
«FUNZIONE PUBBLICA SVILITA». E quelli di politici e amministratori locali che, «intenzionati a trarre il massimo del profitto personale», si legge nell'ordinanza, «non hanno avuto remore nello svilire la pubblica funzione rivestita, incamerando dai predetti imprenditori compensi della più disparata natura, in cambio di indebite pressioni per far ottenere loro affidamento dei lavori e contratti».
Nella valle si era così consolidata una rete d'affari vasta e ramificata, che dai palazzi della politica arrivava dritta a società a responsabilità limitata (Srl) e società in nome collettivo (Snc).
Con mogli e figli di amministratori messi a capo di società nate con l'unico fine di «accapparrarsi finanziamenti e appalti».
IL CASO OUTSOURCING. Società come l'Outsourcing srl fondata nel 2007 da Antonia Maria De Carolis e Vincenzo Robortella.
Non due nomi qualunque.
Robortella è un membro del Pd e figlio d'arte, visto che di fatto ha sostituito il padre Pasquale nella 'carriera' di consigliere regionale, ed è stato eletto nella lista 'Pittella presidente' (Pittella Marcello, fratello di Gianni, l'europarlamentare dei democratici).
LEGAMI DI FAMIGLIA. De Carolis, invece, amministratore unico della società, è una commercialista.
Ma è anche la moglie di Carmelo Donnoli, revisore dei conti del Comune di Corleto Perticara e consulente di Robortella senior proprietario, a sua volta, di una quota della Outsourcing.
Tra i soci c'era poi Gerardo Fiore, figlio dell'allora sindaco ed ex assessore alla Provincia di Potenza con delega all'Edilizia scolastica e all'istruzione del Pd Vicino.
E Pasquale Criscuolo, proprietario di varie società che si occupano di estrazioni, tra le quali una Snc di famiglia.

Era caccia grossa ai finanziamenti pubblici

La mappa dell'impianto Tempa Rossa.

Il 30 ottobre 2010 la Outsourcing ha ottenuto dalla Regione, attraverso Sviluppo Basilicata Spa, un contributo di quasi mezzo milione di euro a fronte di spese ammissibili di 895 mila euro per la costruzione di uno stabile, un business center, da concedere in locazione a Total o alle altre società subappaltarici.
Non solo: due mesi dopo la società chiese alla Regione una proroga per il completamento degli investimenti. Proroga prontamente concessa dalla Giunta.
E cioè da Vito De Filippo, che lasciò il posto di governatore per diventare sottosegretario alla Salute, Rosa Mastrosimone, Marcello Pittella (che sostituirà De Filippo) e Vincenzo Viti. Un'ulteriore proroga è stata poi concessa nel 2013.
MEZZO MILIONE DI CONTRIBUTI. Alla fine della fiera, il bottino portato a casa è stato di tutto rispetto: 447 mila euro a fronte di un investimento di 968 mila.
Questo nonostante la società non soddisfacesse i requisiti minimi per accedere al finanziamento visto che non solo risultava inattiva a tre anni dalla fondazione, ma non aveva generato alcuna occupazione.
L'Outsourcing, secondo gli inquirenti, rappresenta l'anello di congiunzione ideale tra mondo politico (Vicino attraverso il figlio) e mondo imprenditoriale (Criscuolo).
Ma in Comune il primo cittadino non era l'unico a voler fare soldi con il petrolio.
LA COOP DELLA MOGLIE DEL VICE SINDACO. Pure Marcella Sarli, moglie del vice sindaco Giambattista Genovese, era amministratore unico della cooperativa Washing Service domiciliata a casa loro.
Attiva nei servizi mensa, pulizia e disinfestazione, la società si era aggiudicata un appalto dalla Total per la fornitura dei pasti ai 54 dipendenti che stavano formandosi al training center.
SUBAPPALTI ALLA MEDITERRANEA SRL. Impegnata negli affari della valle era pure Grazia Panetta, sposata con Donato Viggiano, direttore generale dell'Ufficio ambiente della Regione, che con Criscuolo e la signora Palma Augusto aveva creato la Mediterranea Ingegneria srl che nel 2011 si era aggiudicata un subappalto di opere commissionate da Eni a Cosmi Spa.
Viggiano non era stato con le mani in mano: aveva dato il suo ok al «progetto di ammodernamento e miglioramento performance produttive del Centro Oli Val D'Agri» nel quale erano compresi i lavori che la Cosmi aveva subappaltato alla Mediterranea della moglie.
Insomma tutto, almeno a casa Viggiano, tornava e alla perfezione. Ma non è finita qui.
LE MIRE DELLA SIGNORA POLITO. A sua volta la signora Augusto - entrata con una quota anche in Outsourcing - è moglie di Sergio Polito, direttore generale di Saipem, procuratore di Eni, consigliere e amministratore delegato di Met Newen Spa (società controllata dalla Maire Tecnimont che si è aggiudicata i lavori, per 500 milioni, di realizzazione del centro Oli di Tempa Rossa di Corleto per conto della Total), consigliere di Biomasse Olevano Srl (società di proprietà di Criscuolo).
E, ciliegina sulla torta, presidente della Assoil School-Advanced skills For Service in Oil.

Per Criscuolo il ministro era confidenzialmente «Federica»

Gianluca Gemelli e Federica Guidi.

Centrale in tutta questa faccenda di appetiti e società di famiglia è Pasquale Criscuolo, imprenditore a capo di molte società.
Stando alle carte è lui il nesso tra Eni, interessata alle operazioni nella Val D'Agri e il presidente di Regione Marcello Pittella.
Criscuolo e Vicino conoscevano bene Gianluca Gemelli.
Il sindaco garantiva infatti alle società del fidanzato di Federica Guidi - la Its e la Ponterosso Engeenering - la partecipazione alle gare per Tempa Rossa dietro la promessa di Gemelli di stipulare un contratto di locazione per l'edificio costruito con soldi pubblici dalla Outsourcing. Una fonte di guadagno per tutti.
ACCORDO PER LA PLUSVALENZA. In poche parole la società locale doveva trovare appartamenti a 400, 450 euro al mese.
Gemelli glieli avrebbe pagati 600, assicurando una plusvalenza mensile dai 3 ai 4 mila euro.
Così il fidanzato di Guidi spiegava a Criscuolo l'accordo stretto con Vicino: «Gli ho spiegato cosa fare, lei ha capito esattamente tutto. Gli ho detto anche che... sugli affìtti noi stimeremo qual è... 400... 450... la media. Tu su ogni affìtto gli metti 200 euro sopra, in modo tale... sono 20... per otto anni, perché si parlerà di un paio di anni, e tu hai il tuo fisso su questa cosa qua, dove lavori una volta e prendi il fìtto sempre... praticamente. Cioè gli farò prendere i contratti. Cioè lei loca... loca una casa per un anno e mi fa un contratto d'assistenza per un anno... lei lo paga 400 e a me me lo paga... me lo vende 600...».
MEGALE, LA PEDINA IN CONFINDUSTRIA. Ma il lucano è amico stretto anche di Gabriella Megale, vice presidente di Confindustria Basilicata, tanto che lei, al telefono, lo chiama «tesoro».
Megale è un'altra pedina fondamentale per avvicinare il ministro Guidi, visto il comune curriculum confindustriale delle due.
Criscuolo sperava di poter incontrare Guidi a Potenza il 4 giugno 2014 proprio per affrontare con lei la questione delle estrazioni petrolifere.
«Senti, ma chi c’è Federica martedì... giovedì a Potenza?», si informava con Megale tradendo una certa intimità con il ministro. In un'altra conversazione tra i due veniva tirato in ballo «Gianluca», che aveva il numero di cellulare corretto del ministro, visto che a Megale non rispondeva.
Quel Gianluca evidentemente è Gemelli.
Lo stesso Gemelli che con Criscuolo veniva in qualche modo minacciato da Vicino nel settembre 2014.
LE MINACCE DI VICINO. «Ora, già su Tempa Rossa lavora tutta la Basilicata, quindi del nostro paese sono pochi, perché poi ti pongono il limite, cinque anni di esperienza, quattro anni che devono stare qua...», batteva i pugni lei.
«Tutto questo fino a quando non ci arrabbiamo proprio seriamente, perché altrimenti da questo ufficio tecnico non esce più nessuna autorizzazione. E la finiamo così».
È stato così che gli inquirenti, da Criscuolo e i suoi affari con politici e amministratori sono arrivati al fidanzato del ministro. Che proprio Guidi rassicurava sull'inserimento nella legge di Stabilità del famoso emendamento.
E che ha portato alle dimissioni della titolare dello Sviluppo economico.


Twitter @franzic76

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