Sottosegretari Viceministri Indagati 150605133141
INTERCETTAZIONI 2 Aprile Apr 2016 0800 02 aprile 2016

Basilicata, come De Filippo offriva un posto in Eni

Contatti. Pressioni. Spintarelle. E imprenditori ricevuti al ministero della Salute. Il sottosegretario del Pd gestiva da Roma gli affari lucani. Renzi cosa dice?

  • ...

Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute, indagato per i rimborsi nella Regione Basilicata.

Le deleghe sono precise: sanità penitenziaria, salute mentale negli ospedali psichiatrici, rapporti con i dottori di medicina generale e pediatri, indennizzi per chi è stato danneggiato da vaccinazioni obbligatorie e trasfusioni, malattie rare e poi rapporti tra ministero e sindacati.
Di tutto questo si deve occupare il sottosegretario alla Salute Vito de Filippo.
Eppure le carte dell'inchiesta della procura di Potenza che ha già portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi dimostrano che il democratico De Filippo, non indagato* (aggiornamento del 13 aprile 2016: il sottosegretario è stato indagato con l'accusa di induzione indebita), trovava il tempo per fare tutt'altro.
ASSUNZIONI E CONTATTI CON LE AZIENDE. Recordman di preferenze per il Pd in Basilicata, ex presidente della Regione dal 2005 al 2013, secondo il sito del ministero della Salute De Filippo ha «la passione per la letteratura, il cinema e la musica».
Gli interessi che emergono dall'inchiesta, invece, sono quelli per le vicende politiche del grappolo di paesini lucani legati al business del petrolio, che fossero elezioni o primarie, richieste di assunzione e contatti con le aziende del settore energetico.
«COME SE FOSSE FIGLIO MIO!». Il sottosegretario si è mosso in prima persona per sistemare all'Eni Gerardo Fiore, il figlio neolaureato di Rosaria Vicino, ex sindaca di Corleto Perticara, oggi agli arresti domiciliari.
Il 21 maggio 2014, intercettato al telefono con l'ex primo cittadino piddino che insiste nel chiedergli notizie dell'assunzione, De Filippo rassicura: «È l'unica cosa che sto facendo».
«Gli sto addosso tutti i giorni, quindi... (...) è come un figlio per me! (...) la sto prendendo come una cosa come un figlio, perché un domani avrò bisogno per i miei figli», diceva ridendo.

Quegli incontri al ministero della Salute «su al quarto piano»

La sede del ministero della Salute.

De Filippo era finito già al centro delle polemiche per il caso Rimborsopoli, l'inchiesta sulle rendicontazioni delle spese del Consiglio regionale lucano.
Più volte erano state chieste le sue dimissioni, dopo la condanna della Corte dei conti, ma il governo lo ha sempre blindato.
Lui ha promesso le dimissioni se arrivasse la condanna penale.
Ma ora che un'inchiesta ben più pesante lo coinvolge, rimane ancora saldo al ministero della Salute.
FEDELISSIMI PORTATI CON LUI. Nel dicastero guidato da Beatrice Lorenzin ha portato i suoi collaboratori di fiducia: Pasquale Briamonte, ex capo di gabinetto del governatore a Potenza, nonché presidente dell'organo di Vigilanza della Sviluppo Basilicata Spa e membro dei tavoli tecnici per la programmazione dei fondi regionali.
E Maria Chiara Montemurro, 35 anni, amica di famiglia e testimone di nozze di De Filippo, promossa a capo segreteria dopo il fallimento della candidatura alle regionali del 2014.
IL SUO NOME? UN LASCIAPASSARE. Da Roma, il sottosegretario mantiene un rapporto stretto con la Vicino.
«Ci vogliamo bene, come una sorella e un fratello», dice lei all'imprenditore Stefano Marsilio della Sudelettra Spa, responsabile degli impianti elettrici del centro oli di Viggiano dell'Eni.
La sindaca usa il nome di De Filippo come un lasciapassare per i contatti con le imprese dell'indotto petrolifero.
A una donna che le chiede un'assunzione - cosa che, appuntano gli investigatori, si ripete in occasione di elezioni e primarie - la Vicino snocciola contatti e indicazioni: «E va bene. Senti, tieni questo della Sudelettra (...). Questo (Marsilio, ndr) sta a Mutera, e poi stanno pure a Viggiano, però devi vedere lui. E tu devi dire così esattamente: Sono la... signora x... del sottosegretario x. Quando posso venire?».
LA PREMUROSA SEGRETARIA. Il 29 ottobre 2014, l'imprenditore viene invitato direttamente al ministero della Salute.
Intercettata al telefono la segretaria di De Filippo, Montemurro, spiega: «Puoi salire su al ministero, sono al quarto piano (...) Allora, entri e io le... le... lascio già il nominativo. Chiede di me e sale al quarto piano. Grazie... ci vediamo fra un poco!».

La Vicino al telefono: «Quello si vuole agganciare a te per il petrolio»

Rosaria Vicino.

L'ex presidente della Basilicata viene coinvolto anche quando si tratta di regolare la spartizione dei benefici del business tra i Comuni.
Il 2 settembre 2014, riportano le carte dell'inchiesta, «la Vicino chiede l’intervento del sottosegretario De Filippo al fine di non far entrare negli “affari” dei paesi che sono interessati dalle estrazioni petrolifere (Corleto, Guardia e Gorgoglione) altre comunità, in quanto potrebbero rivelarsi un problema per la “spartizione” dei posti di lavori e degli appalti».
Il primo cittadino era infatti venuta a sapere che il collega di Guardia Perticara, provincia di Potenza, stava creando un consorzio al fine di richiedere dei fondi comunitari.
LISTA DI VANTAGGI PERSONALI. «Quello», dice la Vicino intercettata, «si vuole agganciare a te per il petrolio».
E il sottosegretario assicura: «Lo chiamo... Lo chiamo subito».
Gli inquirenti scrivono che «l’attività politica svolta sul territorio dalla Vicino, in favore dei candidati del proprio capocorrente De Filippo Vito, ha quale precipuo scopo quello di “sfruttare” il consenso elettorale carpito attraverso la promessa di assunzioni (o nel caso delle imprese attraverso la promessa di lavori) per ricevere in cambio dal sottosegretario alcuni vantaggi personali». E il primo è la sistemazione del figlio.

«Devi stare serena! Ho fatto un super vertice»

La sede dell'Eni, a Milano.

La vicenda emerge più volte dalle intercettazioni telefoniche di Vicino, De Filippo e i collaboratori del sottosegretario, anche se con il primo cittadino, appuntano gli investigatori, viene usato un linguaggio «cifrato».
L'11 luglio la capo segreteria di De Filippo, Montemurro, va direttamente dalla Vicino per riferirle di una visita del sottosegretario all'Eur (il quartiere generale dell'Eni a Roma).
E tre giorni dopo De Filippo conferma al telefono: «Devi stare serena! Ho fatto mercoledì un super vertice per il convegno (termine che i due usano per 'colloquio' o 'lavoro', ndr)».
Il risultato arriva: il primo agosto il neo laureato viene accolto nella sede di San Donato milanese del Cane a sei zampe per un colloquio.
RE-INDIRIZZATO ALL'INDOTTO. Stando alle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti da Grazia Fimiani, presidente delle risorse umane di Eni, l'iter di selezione non sarebbe proseguito.
E però il ragazzo qualche mese più tardi veniva invitato al Dime, il distretto meridonale di Eni, dove, argomentava la Fimiani, gli sarebbe stato suggerito di «sottoporre la propria candidatura ad altre aziende della Basilicata e dell'indotto della Val d'Agri che, per il tipo di attività svolta, avrebbero potuto trovare di maggiore interesse il suo curriculum».
LA RICHIESTA ARRIVA DA ENI. L'incontro avviene il 13 novembre.
Ma già a ottobre la capo segreteria di De Filippo incontra Roberto Vinci, uno dei responsabili di zona della Rina, e il sottosegretario chiama il sindaco per aggiornarla degli sviluppi.
Alla fine Fiore viene assunto a tempo determinato, come supervisore civile dalla Appolonia srl, braccio operativo di Rina.
Ma lo stesso Vinci spiega agli inquirenti che l'indicazione è arrivata da Carlo di Girolamo, allora responsabile dei lavori civili di Eni di Viggiano: «Mi ha richiesto in virtù della convenzione firmata dalla nostra società con Eni di fornire un servizio di una figura di supervisore civile e nel contempo mi ha rappresentato di verificare se il signor Fiore Gerardo potesse essere in grado di svolgere quel servizio».


Twitter @GioFaggionato

Articoli Correlati

Potresti esserti perso