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SCANDALO 3 Aprile Apr 2016 1659 03 aprile 2016

Inchiesta petrolio, Renzi: rivendico l'emendamento

Il premier a 'In mezz'ora' su Rai3 si assume la paternità della correzione al provvedimento. La Guidi? «Ha sbagliato e ne ha tratto le conseguenze». E si dichiara disponibile a parlare con i magistrati.

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Renzi fa da scudo alla Boschi e, al programma In mezz'ora di Lucia Annunziata su Rai3, si assume la paternità dell'emendamento sull'impianto Tempa Rossa. «C'è il presidente del Consiglio che è coinvolto: ho scelto io di fare questo emendamento, lo rivendico con forza. Le opere pubbliche sono state bloccate per anni e l'idea di sbloccare le opere pubbliche l'abbiamo presa noi per Tempa Rossa, per Pompei, per Bagnoli e per altre opere», quell'emendamento «è roba mia».
VA BLOCCATO IL LADRO, NON LE OPERE. E ancora: «Non è l'emendamento in sé il problema ma se qualcuno commette atti illeciti. Non vanno bloccate le opere, se qualcuno ruba va bloccato il ladro». Il premier ha poi sottolineato che nel suo governo «tutti quelli che si trovano ad aver commesso un errore si devono dimettere, io per primo».
LA CANCELLIERI NON SI DIMISE. Il premier ha sottolineato che «l'indagine non riguarda il dovere di sbloccare le opere pubbliche: a noi i cittadini ci pagano per questo. Altro è se qualcuno ha pagato tangenti e in quel caso voglio che si scopra e chiedo ai magistrati di fare il massimo degli sforzi. Chi sbaglia paga». A questo proposito Renzi ha sottolineato che «la Guidi ha sbagliato e in modo molto serio ha tratto le conseguenze. Quando venne fuori una telefonata inopportuna del ministro della giustizia Cancellieri che chiamava la famiglia di un indagato con cui aveva rapporti professionali il figlio, io trovai la telefonata inopportuna e lo dissi, ma lei no si dimise. La Guidi lo ha fatto perché è cambiato il clima nel Paese».
NOI LOBBY? SCHIATTO DALLE RISATE. A una domanda su rischi di danni ambientali nella zona del giacimento Tempa Rossa, il premier ha risposto che «dopo 27 anni non è stato tirato fuori un goccio di petrolio perché le autorizzazioni sono state rinviate come spesso succede in Italia».
Renzi ha colto per difendere il suo operato: «Ci dicono che siamo quelli delle lobby quando noi abbiamo fatto la legge su reati ambientali, le pene sull'anticorruzione, abbiamo fatto delle iniziative concrete e reali compresa l'approvazione in prima lettura alla Camera del conflitto d'interessi. Dire che noi siamo quelli delle lobby a me fa, tecnicamente parlando, schiattare dalla risate».
NON SAPEVO DELL'INCHIESTA. «Io non sapevo dell'inchiesta, perché devo saperlo?», ha chiarito il premier, specificando di esserne venuto a conoscenza come tutti i cittadini «perché di fronte alla legge il premier è come gli altri, il premier non mette bocca sulle indagini».
DISPOSTO A PARLARE CON I MAGISTRATI. Non solo, Renzi si è detto anche disponibile a parlare con gli inquirenti: «Noi questo Paese lo stiamo talmente cambiando che se i magistrati vogliono mi interroghino mi interroghino non solo su Tempa Rossa ma su quello che vogliono».
MASSIMO RISPETTO PER DE GIORGI. Sul capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi, indagato per smaltimento illecito di rifiuti nell'inchiesta che ha portato alle dimissioni della Guidi, Renzi ha spiegato di averne «massima stima e rispetto. Ricordo che uno è condannato con sentenza passata in giudicato. Lui è una di quelle persone per cui l'Italia può essere fiera. Se ha commesso errori lo valuterà l'indagine».
COMPLOTTI? SOLO UNA BATTAGLIA POLITICA. Il premier rigetta qualsiasi ipotesi complottista: «Non credo ai complotti dai tempi di Aldo Biscardi, credo che ci sia legittimamente e giustamente una battaglia politica contro di noi da parte di tante persone. Non definirei Grillo e Berlusconi poteri forti, piuttosto pensiero debole e loro cercano giustamente di bloccare questo tentativo di rimetter in piedi l'Italia», aggiungendo che «a me dà noia quando mettono in discussione la mia onesta, sono un ragazzo di Rignano sull'Arno. Possono dirmi che non sono capace ma non disonesto».
IL PD SPERA CHE IL REFERENDUM FALLISCA. Il premier si è anche espresso sul referendum ribadendo il suo invito all'astensione: «Questa legge sulle trivelle l'ha fatta il Pd, è evidente che spera che fallisca ma chi vuole andare a votare, scelga liberamente che cosa votare. Non stiamo con il fucile puntato. La linea è sempre stata questa, no news. Ma a chi dice che non bisogna indicare il non voto, ricordo che al referendum del 2003 la Quercia disse di non andare a votare sull' art.18».
NESSUNA INDICAZIONE DUL SOSTITUTO DELLA GUIDI. Sul successore Guidi alla guida del ministero dello Sviluppo, Renzi non ha dato indicazioni: «Io credo molto nella correttezza istituzionale e la nostra Costituzione prevede che il presidente del Consiglio faccia una proposta al presidente della Repubblica. E la prima persona con cui parlerò delle mie idee è Mattarella, non l’ho ancora incontrato».

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