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CONTROVERSIA 4 Aprile Apr 2016 1200 04 aprile 2016

Napoli, il San Paolo è a norma? Ora indagano i pm

Dubbi sull'affidabilità dello stadio. La procura apre un'inchiesta, dopo gli esposti dei residenti. Ma spostare l'impianto da Fuorigrotta non è facile.

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Gonzalo Higuain.

La moka sul fornello bolle e ribolle, sazia di aromi fino all’orlo.
Poi, la scossa: lei si piega su un lato. E traballa, finchè… patapumfete… l’”omino coi baffi” precipita con la moka sul pavimento che bascula, il fiume di caffè inonda inebriante la cucina, e il corridoio, e la sala da pranzo fino a sfociare - sfrenato - sul pianerottolo al sesto piano.
«Maledetta partita!», sussurra tra i denti la padrona di casa mentre insegue trafelata il caffè perduto e tutt’intorno le mura vibrano e la foto dei nonni e i ninnoli sul comò fanno din din come se qualcuno li stesse scuotendo senza senno e ragione.
TREMANO LE MURA. «Gooooooool!», ulula il tuono fuori della finestra, sugli spalti accaldati di Curva A, quella che più “esce pazza” per il Pipita Higuain e va in delirio all’unisono, estasiata alle sue prodezze.
«Gooooooool!», ruggisce la folla dello stadio San Paolo (anno di inaugurazione 1959, cioè 57 anni fa) mentre nelle abitazioni (dalle mura già lesionate) di piazza Miraglia, di via Marino e via Campegna fino a quelle ubicate in piazzale Tecchio e nelle aree circostanti lo stadio, ninnoli, persone e cose “ballano” paurosamente come accade durante una scossa di terremoto.
Il terremoto? Ma no, ma quando mai. Non si tratta del terremoto. E neanche del bradisismo, che pure in zona flegrea si fa vivo spesso.
Niente, è successo solo che la squadra del Napoli ha segnato un gol e che, quando succede, i saltelli di massa e il boato di gioia dei tifosi fanno tremare le mura degli edifici circostanti, che sono troppo vicini e non reggono l’impatto con i livelli di passionalità della folla sugli spalti.
APERTA UN'INCHIESTA. Roba da ridere? Surrealismo vesuviano? Forse. Ma il problema delle case che tremano ogni volta che al San Paolo il Napoli fa gol è ritenuto talmente serio dalla procura di Napoli che, letti gli esposti prodotti dai residenti del comitato “Fuorigrotta vivibile”, ha ritenuto di aprire un’inchiesta e ordinare un sopralluogo tra le fondamenta del vecchio stadio.
Lo scopo? Accertare se e quanto le condizioni statiche della struttura siano «ancora affidabili» e quali pericoli concreti «siano davvero da temere per la salvaguardia delle abitazioni circostanti».
Ad agire è il pool guidato dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, che si avvarrà delle competenze di tre esperti e dei vigili municipali. Che i dubbi di staticità sussistano, comunque, appare sicuro. Tanto è vero che più volte la Asl competente ha evidenziato che durante la partite di calcio o qualche concerto (tra i più recenti, quello di Vasco Rossi) «le ante delle finestre hanno oscillato» e che la sensazione è simile a quella di «un’onda di terremoto».

L'avvocato dei residenti: «Inquinamento acustico e forti vibrazioni»

Tifosi del Napoli sugli spalti dello stadio San Paolo.

Spiega a Lettera43.it Teofilo Migliaccio, avvocato che cura gli interessi dei residenti: «A provocare le vibrazioni è stato per anni il terzo anello dello stadio, costruito in acciaio negli Anni 90 per incrementare la capienza in vista dei campionati mondiali. Dopo le nostre proteste, il terzo anello è stato interdetto al pubblico. Ora è inutilizzato, ma continua a produrre inquinamento acustico e vibrazioni tutt’intorno: è in acciaio, dunque svolge un ruolo da vera e propria antenna diffondi-rumore».
«GUAI SE PROTESTIAMO». Racconta Alberto R., uno dei residenti: «A parte la paura dei crolli, dico che vivere accanto a uno stadio come il San Paolo vuol dire dover rinunciare a quasi tutto: per noi, non esiste la possibilità di invitare a pranzo gli amici perché, se c’è in programma la partita, si rifiutano di avvicinarsi. Né è possibile per noi uscire di casa, a meno che non ci rassegniamo a rientrare a tarda notte quando il traffico è finalmente scemato».
Incalza Migliaccio: «E che dire dei tifosi che parcheggiano fin dentro ai nostri parchi privati e guai se protestiamo? E dei parcheggiatori abusivi che sistemano centinaia di sedie lungo il marciapiedi di via Cinzia per occupare i posti auto da noleggiare durante la partita? E la miriade di venditori abusivi? E i ladri? E gli imbroglioni che inondano il quartiere? E l’assoluta assenza di decenti vie di fuga?».
UN PROBLEMA SERIO. Il problema è serio. Ma appare, anche, così surreale che nei vicoli girano i numeri “buoni” da giocare al lotto sulla ruota di Napoli: 9 Higuain, 62 la scossa di terremoto, 50 il pane.
Il pane? Perché il pane? «È semplice», spiegano gli “assistiti”, esperti di cabala, «perchè Higuain è ‘o ‘ppane ‘e Napule, cioè è la nostra fortuna».
Già, ma come uscirne? C’è chi, forse per esorcizzare la paura, la butta sul paradosso: «Di fronte ai palazzi che tremano e a Higuain che fa gol, i magistrati», dicono, «dovranno per forza scegliere: o ordinano lo sgombero degli abitanti di Fuorigrotta e dintorni durante le partite di calcio (trattasi di 100 mila anime e più) o mettono la museruola ai tifosi così che a ogni gol del Pipita si limitino a mugugnare innocui (causa mascelle serrate) o impongono al campione argentino di non segnare più in casa fino alla fine del campionato».

Stadio costruito in una zona già sovraffollata negli Anni 60

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il presidente del Napoli calcio Aurelio De Laurentiis allo stadio San Paolo.

L’assurdo, per molti, è che lo stadio San Paolo sia stato costruito in un’area (Fuorigrotta) già negli Anni 60 sovraffollata di abitazioni e popolazione.
Lo stadio in mezzo alle case. Come è per il cimitero. O per l’aeroporto. Eppure, di spostarlo in periferia (a Ponticelli o a Scampia, per esempio) non se ne può neanche discutere: «Per noi napoletani», fa sapere Geppy, un maturo ultrà di Curva B, «lo stadio è un totem come San Gennaro, la pizza, il Vesuvio. Abbiamo sempre bisogno di sapere che stanno lì. E che nessuno ce li tocca».
«QUESTA ZONA È UN FAR WEST». In una recente tesi di laurea si scrive del San Paolo in questi termini: «Zona franca, dove spesso chi è senza biglietto, con buona pace dei tornelli, entra come e prima di chi invece l’ ha acquistato. Far west, dove per anni dipendenti infedeli hanno preteso mazzette per consentire alle coppie di sposi di farsi una fotografia sul manto erboso. Terra di nessuno, dove c’è stato perfino chi aveva trasformato alcuni locali in vere e proprie alcove da affittare a prezzi salati per incontri amorosi».
Di proprietà del Comune, appare infinito il contenzioso che vede l’un contro l’altro armati il sindaco Luigi de Magistris e il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis per ri-definire i termini della convenzione di affitto.
IL PROGETTO DI DE LAURENTIIS. L'imprenditore secondo molti vorrebbe rifare lo stadio per poi gestire anche gli altri impianti circostanti sotto l’etichetta di un’ ambiziosa “cittadella dello Sport”.
Dice un ex assessore: «Preoccupa che in nessuno dei progetti di modernizzazione di cui si parla si affronti il problema degli edifici che vacillano».
Racconta chi se ne intende: «La caratteristica più sconcertante del San Paolo è nella sua ubicazione: è stato costruito nel punto più basso di Fuorigrotta, dove convergono tutte le acque che scendono dalla vicina collina di monte sant’Angelo. Il risultato? Quando piove, si allaga tutto. Anche per colpa del collettore fognario Arena sant’Antonio, che è palesemente insufficiente».
Già, ma allora? Allora è meglio non pensare che qui nel 2019 dovranno svolgersi nientedimeno che le Universiadi.

Twitter @enzociaccio

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