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POLITICA 4 Aprile Apr 2016 1650 04 aprile 2016

Petrolio, Renzi sfida i magistrati: «Arrivate a sentenza»

Il premier alla direzione del Pd: «A Potenza indagini con la cadenza delle Olimpiadi». Sulle lobby: «Mio dovere sbloccare le opere». Poi accusa la stampa: «Non ancora de-berlusconizzata». Cuperlo: «Sei un arrogante».

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Matteo Renzi alla direzione del Pd.

Matteo Renzi sfida i magistrati di Potenza dal palco della direzione nazionale del Partito democratico, e respinge al mittente l'accusa di essere a capo di un governo troppo sensibile agli interessi delle lobby.
«Chiedo alla magistratura italiana non solo di indagare il più velocemente possibile, ma di arrivare a sentenza», ha detto Renzi. Sottolineando come ci siano «indagini della magistratura a Potenza con la cadenza delle Olimpiadi», cioè ogni quattro anni, che non arrivano «mai a sentenza». Mentre «un Paese civile è un Paese che va a sentenza». Nella stessa giornata, sono stati condannati in primo grado gli ex vertici della Total per turbativa d’asta, concussione, abuso d’ufficio, corruzione, tentata truffa aggravata e favoreggiamento.
«NON HO ATTACCATO I PM». Dopo qualche ora il premier ha corretto il tiro, criticando questa volta la stampa, rea di non aver riportato correttamente le sue parole: «Dire che noi abbiamo attaccato la magistratura non fa i conti con la realtà. Non è accaduto, non la sfido. Ho chiesto ai giudici di andare a sentenza. È la dimostrazione evidente del passo in avanti che noi abbiamo fatto. La politica italiana è de-berlusconizzata, la stampa no».
La direzione del Pd ha approvato la relazione del segretario con 98 voti favorevoli e 13 contrari.
CUPERLO: «MATTEO, NON SEI ALL'ALTEZZA». Tra i 13 contrari ci sono Pierluigi Bersani e Guglielmo Epifani, gli ultimi due segretari prima di Renzi. Poi esponenti della minoraza come Gianni Cuperlo e Roberto Speranza. Cuperlo è stato protagonista di un intervento destinato a far discutere: «Matteo, penso che tu sia profondamente onesto e appassionato per la politica. Ma non ti stai mostrando all'altezza del ruolo che ricopri. Ti manca la statura del leader, anche se coltivi l'arroganza del capo».
«REATO SBLOCCARE LE OPERE?» Renzi ha colto l'occasione della direzione nazionale dei democratici per rivendicare nuovamente la responsabilità politica dell'emendamento sul sito di Tempa Rossa: «Se è reato sbloccare le opere pubbliche, io sono quello che sta commettendo il reato. Per la mia cultura giuridica è reato infrangere il codice penale, non utilizzare il diritto parlamentare».
«ABBIAMO FATTO LA LEGGE SUI REATI AMBIENTALI». «Chi ruba su un'opera pubblica», ha proseguito Renzi, «deve andare in galera. Se vuole patteggiare lo faccia, ma se vuole patteggiare deve restituire tutto fino all'ultimo centesimo, perché questa è una nostra riforma. Noi abbiamo fatto la legge sui reati ambientali e se vogliono votiamo la legge sul conflitto di interessi. Il governo delle lobby lo dicano a qualcun altro, ma io dico che è mio compito istituzionale che un'opera bloccata da anni arrivi a realizzazione».
«AI MAGISTRATI DICO: INTERROGATEMI». Renzi ha voluto anche smarcarsi dai paragoni con altri leader politici del passatto, su tutti Silvio Berlusconi: «La diversità profonda dagli altri è che loro parlavano di legittimo impedimento, io dico interrogatemi. Gli altri parlavano di prescrizione, io chiedo sentenze e dico di fare i processi, ma veloci. Noi non siamo uguali agli altri. Sia stampato in testa a chiunque abbia dei dubbi. Noi non siamo quelli del legittimo impedimento, ma chiediamo che si facciano le sentenze sul serio, veloci».
POLEMICA CON DE MAGISTRIS SU BAGNOLI. Un altro affondo riguarda Bagnoli: «È una realtà che grida vendetta al cospetto del mondo intero», ha attaccato Renzi. «Mercoledì andiamo in cabina di regia a Napoli. De Magistris dice che mettiamo le mani nella sua città? Le avesse messe lui le mani, non avremmo avuto bisogno di far niente». Il sindaco De Magistris ha risposto a stretto giro: «Chiedo un incontro al presidente del Consiglio ma non entro in un luogo nel quale si sta consumando un'operazione assolutamente torbida, dalla quale voglio stare distante e starò sempre distante, che è la cabina di regia».
TRIVELLE, REFERENDUM «INUTILE E SBAGLIATO». Alla direzione del Pd Renzi ha inoltre ribadito la sua linea sul referendum di domenica 17 aprile sulle trivellazioni in mare: «Ci sia l'onestà intellettuale di riconoscere che la posizione dell'astensione è sacrosanta e legittima». Il segretario ha ricordato l'astensione proposta dai Ds nel 2003 sull'articolo 18: «Non votare un referendum inutile e sbagliato è diritto di tutti».
MOZIONI DI SFIDUCIA? «UNO SPASSO». L'ultima stoccata è per la cosiddetta Santa Alleanza: «È uno spasso vedere la Santa Alleanza di chi non la pensa come noi, Berlusconi, Salvini e Di Maio, che pensano a mozioni insieme, se le scrivono, le votano e perdono». Mentre la scelta della minoranza del Pd, che non ha raccolto la provocazione del Movimento 5 stelle - i grillini avevano invitato gli onorevoli dem dissidenti ad appoggiare la mozione di sfiducia - è stata definita da Renzi «una scelta di serietà e rigore».

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